Letture
Seguiva gli occhi che seguivano i colori: Ritorno a Marcel Proust (Parte IV)
Proust era bambino quando, per la prima volta, si accorge di stare male. Un dolore abitava dentro di lui, e sembrava avere “dimora” stabile. Il dottor Martin aveva comunicato ai genitori che Marcel soffriva di asma da fieno, e che sarebbero state necessarie delle cauterizzazioni. Il bambino, dopo qualche giorno dalla visita e dalle cauterizzazioni...
I colori proibiti di Yukio Mishima
Quella di Yukio Mishima (1925-1970) rimane, ormai a mezzo secolo dalla scomparsa, una figura per molti aspetti controversa. Artista dal poliedrico talento, è stato fra le altre cose scrittore, drammaturgo, saggista, esteta, regista e attore cinematografico. Il suo nome diviene noto all’estero anche al di fuori del circolo degli studiosi e appassionati...
Imprigionati dal Muro comunista
Wir sind das Volk! (“Noi siamo il popolo”); die Mauer muss weg ! (“il Muro deve crollare”). Nel concitato mese d’ottobre 1989, a ridosso della manifestazione ufficiale del giorno 7 per i quarant’anni dalla fondazione della Ddr, i tedesco-orientali osano scendere nelle piazze a Lipsia, Dresda, Rostock...
Seguiva gli occhi che seguivano i colori: Ritorno a Marcel Proust (Parte III)
L’attenzione all’altro e a quanto accade intorno è una caratteristica che Marcel Proust imparò da Madame Proust, sua madre. Lei era felice se prima vedeva irradiarsi questa emozione nella vita di qualcun altro vicino. Ciononostante rimase una donna con il cuore ricco di segreti...
Oltre destra e sinistra: la terza via in Italia
Lo studio della storia contemporanea non può non tener conto delle correnti di pensiero economico manifestatesi nel corso del Novecento. L’economia di un dato popolo viene spesso condizionata dalla cultura e dalle condizioni del territorio; inoltre, considerando l’opera di Max Weber, si evince che la religione può indirizzare la prassi economica...
Seguiva gli occhi che seguivano i colori: Ritorno a Marcel Proust (Parte II)
Questo rapporto di ricerca personale, che coinvolgeva anche gli altri, non si limitava al mondo dei nomi e più in generale della comunicazione. Proust era felice, o almeno lo disse e lo raccontò, per i fenomeni che viveva e per gli eventi che osservava; poteva provare una profonda serenità di fronte a un fiore...






