Letture
L’estate in cui nacquero i mostri della modernità
Nell’estate senza sole del 1816, sulle rive del Lago di Ginevra, un gruppo di giovani ribelli trasformò un soggiorno tempestoso in uno dei momenti più fecondi della letteratura moderna. A Villa Diodati, tra Byron, Shelley, Mary Godwin e Polidori, nacquero i nuclei di Frankenstein e The Vampyre: due miti destinati a incarnare le paure moderne, dall’hybris scientifica al fascino oscuro del predatore aristocratico. Sullo sfondo, scandali, rivalità, laudano, tempeste e un’Europa ancora inquieta.
Un’idea esagerata di democrazia
Marco Pannella fu insieme leader carismatico, garantista, radicale e interprete anomalo della tradizione liberale italiana. Il volume curato da Piero Ignazi ne ricostruisce battaglie, linguaggi, innovazioni e contraddizioni, dal divorzio alla lotta alla partitocrazia, dalla nonviolenza alla centralità del corpo nella comunicazione politica. Ne emerge una figura irriducibile, animata da un’idea “esagerata” di democrazia.
Atene, l’Occidente e le radici globali della democrazia
La democrazia non è un’invenzione compiuta una volta per tutte, né un patrimonio esclusivamente occidentale. Ripartendo dall’antica Grecia, Luciano Canfora ne ricostruisce conflitti, esclusioni e progressive aperture, mettendo in dialogo il mondo classico con Amartya Sen. Ne emerge una domanda ancora attualissima: chi ha diritto a essere cittadino e chi decide i confini della comunità politica? Guardare agli antichi significa allora interrogare le fragilità delle nostre democrazie.
Per Diego Armando Maradona. Apologia definitiva del più grande
a Spartaco Camilletti “L’Ita
Philip K. Dick, cronista della realtà che crolla
Non occorrono più invasioni marziane o guerre interplanetarie per immaginare la fine del mondo: il collasso è già penetrato nel nostro orizzonte. Nel suo saggio su Philip K. Dick, David Lapoujade mostra il realismo nascosto dei suoi universi deliranti: memorie manipolate, identità incerte, sorveglianza e realtà artificiali. Ma, tra le rovine, sopravvive ancora la capacità umana di riparare piccoli angoli di mondo e aprire nicchie di libertà.
“Magnifica humanitas”: il compito che ci attende
Nella "Magnifica humanitas", Leone XIV legge le trasformazioni del nostro tempo attraverso l’alternativa tra Babele e Gerusalemme: da una parte la potenza che pretende di dominare, dall’altra la costruzione paziente del bene comune. L’intelligenza artificiale non è dunque il problema in sé: decisivo è comprendere se renda la vita più umana e più degna. A ciascuno spetta un compito: non commentare le rovine, ma partecipare alla ricostruzione.
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