Pensare la scuola
A cura della Redazione
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Le nuove Indicazioni Nazionali sembrano restituire centralità alle discipline e ai contenuti. Ma è davvero così? Forse dietro questa apparente rivalutazione, continua ad agire una concezione tecnocratica della scuola, nella quale i saperi disciplinari diventano strumenti subordinati all’acquisizione di competenze, soft skills e metacognizione. Il rischio è una centralità solo proclamata, mentre il valore formativo delle discipline viene progressivamente svuotato.
La scuola deve preparare al lavoro o formare persone capaci di comprendere il mondo? A partire da Gramsci, Monti e Gobetti, la recensione di Contro la scuola neoliberale, volume curato da Mimmo Cangiano, riflette sulla progressiva subordinazione dell’istruzione alle esigenze economiche. Contro la riduzione della conoscenza a competenza spendibile, il libro rivendica il valore della cultura disinteressata, indispensabile anche per contrastare la cristallizzazione delle differenze sociali.
Che cosa significa parlare di religione in una scuola laica? Per Maria Maltoni non significava impartire un insegnamento dogmatico, riservato alla Chiesa, ma educare alla bontà, alla giustizia e alla forza dello spirito. La sua pedagogia incontra così quella di Louis Germain, il maestro di Camus, e le riflessioni di Croce e Sciascia: anche per chi non crede, educare vuol dire trasmettere una passione “religiosa” per i valori che rendono migliore la vita propria e quella degli altri.
La calligrafia non è un vezzo nostalgico, ma una pratica educativa capace di unire disciplina, sensibilità estetica e rispetto per chi legge. Imparare a scrivere in modo armonioso significa misurarsi con forme che ci precedono, acquisire una grammatica comune e trasformarla in espressione personale. Una scuola che si limiti ad adeguarsi alle difficoltà degli alunni rinuncia alla propria funzione: educare significa anche chiedere di più, aprendo possibilità che altrimenti resterebbero inespresse.
Il terzo meeting nazionale degli insegnanti di Religione Cattolica, svoltosi a Roma con Papa Leone XIV, ha rilanciato il ruolo dell’IRC come spazio di dialogo, ascolto e ricerca di senso. Il docente di Religione è chiamato oggi a formare il pensiero critico, accompagnare i giovani nelle grandi domande della vita e costruire ponti tra fede, cultura e cittadinanza. Attraverso competenza, testimonianza e metodologie innovative, l’IRC può diventare un autentico laboratorio di umanità e speranza.
Una riflessione critica sul sistema educativo contemporaneo a partire dal volume di Salvatore Grandone. Tra il confronto con Giovanni Gentile e il recupero della filosofia come pratica trasformativa, emerge un’analisi lucida della “scuola delle competenze”, sempre più vicina a un modello aziendale. Di fronte al crescente disagio giovanile, il libro propone di restituire alla scuola una funzione formativa e quasi terapeutica, capace di formare non solo lavoratori, ma persone.
Un volume di Emilio Conte ricostruisce la collaborazione tra Lombardo Radice e il gruppo cattolico di «Scuola Italiana Moderna», evidenziando il confronto tra pedagogia attiva e tradizione neotomista. Attraverso fonti anche inedite emergono tensioni culturali, politiche e didattiche nel contesto del fascismo. Lombardo Radice si distingue per autonomia critica e centralità del rapporto educativo maestro-allievo, opponendosi al metodismo e allo scientismo pedagogico.
Una lettura della storia della scuola italiana come istituzione strettamente intrecciata ai contesti politici e sociali. Dall’Unità, quando contribuisce alla costruzione dell’identità nazionale, al periodo fascista, alla stagione repubblicana orientata all’uguaglianza, fino alle trasformazioni più recenti legate al mercato del lavoro, emergono finalità diverse e mutevoli. Dalla ricostruzione storica emergono gli elementi per una riflessione sul rapporto tra istruzione e potere e sulla necessità di mantenere al centro il valore del sapere.
Paolo Di Remigio analizza criticamente i presupposti teorici della pedagogia dominante negli ultimi due secoli. L’autore smonta i dogmi del naturalismo pedagogico e del formalismo, mostrando come abbiano contribuito a indebolire il ruolo delle discipline e dell’insegnante. Attraverso un’analisi storica che va da Rousseau al pensiero pedagogico contemporaneo, il volume evidenzia le conseguenze culturali e didattiche di queste idee, offrendo una riflessione sul futuro dell’istruzione.
Scuola e università sono davvero degli spazi ‘sacri’, la cui distruzione – così tenacemente perseguita – va molto oltre l’economia e la politica e tocca la natura stessa dell’umano e del suo essere nel mondo...