Philip K. Dick, cronista della realtà che crolla
Non occorrono più invasioni marziane o guerre interplanetarie per immaginare la fine del mondo: il collasso è già penetrato nel nostro orizzonte. Nel suo saggio su Philip K. Dick, David Lapoujade mostra il realismo nascosto dei suoi universi deliranti: memorie manipolate, identità incerte, sorveglianza e realtà artificiali. Ma, tra le rovine, sopravvive ancora la capacità umana di riparare piccoli angoli di mondo e aprire nicchie di libertà.
“Magnifica humanitas”: il compito che ci attende
Nella "Magnifica humanitas", Leone XIV legge le trasformazioni del nostro tempo attraverso l’alternativa tra Babele e Gerusalemme: da una parte la potenza che pretende di dominare, dall’altra la costruzione paziente del bene comune. L’intelligenza artificiale non è dunque il problema in sé: decisivo è comprendere se renda la vita più umana e più degna. A ciascuno spetta un compito: non commentare le rovine, ma partecipare alla ricostruzione.
Le radici culturali dell’uomo che divenne Papa Francesco (con postilla)
A oltre un anno dalla morte di Papa Francesco, è tempo di sottrarne il pontificato tanto alla retorica celebrativa quanto alle condanne sommarie. La biografia politica di Loris Zanatta ne interpreta il magistero alla luce del peronismo argentino e di una concezione populista, comunitaria e antiliberale del cristianesimo. Ma la tradizione cattolica conosce anche un filone liberale, da Rosmini e Manzoni a Sturzo: persona, dignità e libertà non sono forse anch’esse eredità cristiane?
Dalla rivoluzione degli anni ’60 alla controrivoluzione populista
Secondo Giovanni Orsina in "Controrivoluzione. La storia politica del nostro tempo", dagli anni Sessanta l’Occidente vive una «rivoluzione dal volto umano» che sposta l’emancipazione dall’ambito politico a quello etico, giuridico ed economico. Nasce così l’«ordine storico radicale» fondato su individuo, diritti, morale universalistica e mercato. Gli anni Novanta ne segnano il trionfo con la cultura dell’«et-et» e la fiducia nel progresso. Nel XXI secolo però questo paradigma entra in crisi, lasciando spazio alla controrivoluzione populista: ritorno del conflitto tra astratto (élite cosmopolite) e concreto (comunità radicate). Orsina invita a un realismo liberale classico, lontano da utopie rivoluzionarie di ogni segno.
Bezzecca, il patriottismo di Garibaldi contro ogni nazionalismo
A centosessant’anni dalla battaglia di Bezzecca, il coraggio dei volontari garibaldini torna a interrogare il significato della patria. Diversamente dal nazionalismo, che afferma la superiorità di una nazione sulle altre, il patriottismo risorgimentale univa indipendenza, libertà e vocazione universale. La vittoria del 21 luglio 1866 e il successivo «Obbedisco» di Garibaldi raccontano una patria conquistata con il sacrificio, ma posta al servizio di un ideale democratico e umanitario.
Iside nel mondo celtico: rotte, sincretismi e prove archeologiche
Dalle rotte Delos-Campania alla Senna e al Tamigi, i culti isiaci si diffusero in Gallia, Britannia e regioni germaniche grazie a commerci, esercito e sincretismi con divinità locali. Iside, polionima e pantea, si sovrappose a Matres e ninfe, dai collegi urbani della Narbonense ai culti domestici. Tra prove epigrafiche e reperti, il culto divenne ponte tra Roma, Egitto e tradizioni celtiche fino addirittura all’età napoleonica.
Il silenzio della verità: dall’Io sono al naufragio della ragione
Che cos’è la verità? A partire dal silenzio di Cristo dinanzi a Pilato, si può individuare una via per pensare il nesso tra esistenza e ontologia. La verità non appare come oggetto da possedere, ma come esperienza da abitare: risveglio dell’essere, distacco dall’io empirico, naufragio della ragione dinanzi al mistero dell’esistente. Tra Pessoa, Schelling e Jaspers, il filosofare emerge come esercizio di morte e apertura alla trascendenza.
Le donne tra guerra e pace: una presenza rimossa dalla storia
In "Donne e uomini. Pace e guerra", Fiorenza Taricone ricostruisce la presenza rimossa delle donne nei conflitti e nei movimenti pacifisti, mostrando l’insufficienza dello stereotipo che le vuole “naturalmente” estranee alla guerra. Da Bertha von Suttner alle pacifiste dell’Aia, dalle amazzoni rivoluzionarie alla Resistenza, emerge una storia complessa: donne combattenti, mediatrici, teoriche e costruttrici di pace, spesso escluse dalla memoria pubblica.









