Letture

Maffeo Pantaleoni: il principe degli economisti italiani

Non si può certo dire che la figura di Maffeo Pantaleoni non sia stata studiata dal 1976, anno della prima edizione, curata da Sergio Ricossa, dell’antologia di scritti del «principe degli economisti italiani», secondo la definizione datane da Piero Sraffa, ad oggi (basti pensare, solo per fare un nome, ai lavori di Luca Michelini). Cionondimeno non possiamo non accogliere con favore il ritorno in libreria della silloge, la cui lettura può ancora una volta lumeggiare le premesse antropologiche del discorso economico di Pantaleoni come anche la sua concezione della scienza e quindi il fundamentum divisionis rispetto a ciò che scienza non è.

Di |2019-12-01T16:09:19+01:001 Dicembre 2019|Letture|

Nuova destra in Europa: una guida storica per capire

Quando chiedono, a me studioso di geopolitica e storia contemporanea del Vicino Oriente e dell’area ex sovietica, quale possa essere lo strumento migliore per comprendere quello strano oggetto politico non identificato chiamato da più parti “destra populista”, non rimando mai alla lettura di prodotti giornalistici risultati di un’opera di raccolta di interviste o incrocio e rielaborazione di materiale a propria volta giornalistico, testi che di sicuro hanno il pregio della semplicità ma l’imperdonabile difetto dell’assoluta mancanza di analiticità e profondità.

Di |2019-12-01T16:11:19+01:0029 Novembre 2019|Letture|

Il disfacimento del Socialismo arabo

Since postcolonial independence, Arab regimes have struggled to capture an ideological center that would keep the circulation of value within the triad of state, labour and capital to a certain degree of balance, and ensure that working-class consciousness is at the level required to steer capital for its benefit. Instead, what often happens is the increasing estrangement and alienation of the working class from the ruling regime, leading to the consequent weakening of the state and inter-working class violence. The alliance is no longer with the professional working class and bureaucratic elites, but with the international financial class whose profits come at the expense and suffering of the local people.

Di |2019-12-01T16:10:39+01:0027 Novembre 2019|Letture|

Sinistra oggi: la versione di Federico Rampini

Qualche tempo fa in rete girava una breve divertente boutade, «un esempio su come ragionano le persone di sinistra». Eccola: «Ragazzo: “Per me le donne non hanno alcun diritto e i gay devono essere impiccati”. Ragazza: “Ma che razza di primitivo fascista ignorante sei!”. Ragazzo: “No, io sono musulmano e questa è la mia idea religiosa”. Ragazza: “Oh! Scusami tanto! Spero che tu non pensi che io sia islamofoba!”».

Di |2019-11-29T15:55:31+01:0025 Novembre 2019|Letture|

L’antica Roma: paradigma eterno e sempre cangiante

I saggi introduttivi che arricchiscono questa riedizione dell’agile testo di Guglielmo e Leo Ferrero sono interessanti e soprattutto utili rispetto alla lettura di La palingenesi di Roma antica. I contenuti salienti della controversa ricezione critica di Ferrero – esposti in modo sintetico ed efficace da Lorenzo Petrosillo – sono infatti ben riconoscibili nel testo, la cui lettura ne conferma una generale fondatezza.

Di |2019-11-23T18:58:20+01:0023 Novembre 2019|Letture|

La sfida tra realismo e egemonia liberale

La critica serrata che John Mearsheimer rivolge al liberalismo politico nel saggio La grande illusione (intr. di Raffaele Marchetti, trad. di Roberto Merlini, Luiss University Press, Roma 2019, pp. 328) non costituisce solo una grande requisitoria nei confronti della politica estera degli Stati Uniti degli ultimi venticinque anni, segnati dal «momento unipolare» e dalla loro pressoché indiscussa egemonia globale, ma rappresenta anche una larvata decostruzione dell’intera filosofia politica che è a fondamento dello stesso «Leviatano liberale» (definizione di John Ikenberry).

Di |2019-11-21T17:24:25+01:0021 Novembre 2019|Letture|

Quale futuro per la democrazia liberale? Tra pressioni esogene e insoddisfazioni endogene

Instabilità, precarietà, lentezza, ma anche capacità di autocorrezione, apertura e adattabilità al cambiamento, e dunque mobilità dei suoi contorni. Tale è pressappoco la descrizione dell’ambivalente fisionomia della democrazia liberale con cui William Galston apre e chiude il volume La minaccia populista alla democrazia liberale (Castelvecchi, 2019). Pare, infatti, non esistere altro regime politico, perlomeno finora sperimentato, che riesca a reagire, talora positivamente, altre volte negativamente, agli impulsi e agli stimoli che gli pervengono tanto dall’esterno quanto dall’interno.

Di |2019-11-20T11:35:20+01:0019 Novembre 2019|Letture|

Il populismo: oltre la fine della destra e della sinistra

Se esiste un termine tra i molti che descrivono il momento storico che stiamo vivendo, quello sicuramente più calzante è disaffezione. Applicato alla politica il sostantivo descrive un solco divenuto sempre più ampio fra la classe politica e l’elettorato in un quadro generale di perdita di fiducia e consenso nelle élite che hanno animato gli anni dal 1945 al 1975, i cosiddetti trenta gloriosi.

Di |2019-11-24T00:06:32+01:0017 Novembre 2019|Letture|

Il progresso e le sue maschere

Ha ancora senso oggi una riflessione sul progresso, cioè sulla concezione «legata a una immagine del sapere inteso come processo lineare, cumulativo, continuo, irreversibile e illimitato», attraverso cui realizzare il perfezionamento dell’uomo e della società? Se lo chiede Carlo Altini all’esordio del saggio dedicato alle Maschere del progresso. L’Autore, noto per i suoi studi su Leo Strauss, risponde di sì, anzi afferma che è doveroso, perché le “maschere” che oggi si spacciano per trasformazioni emancipatrici rischiano di relegare l’umanità nella sudditanza a un eterno presente a-finalistico, a una «pretesa datità del reale».

Di |2019-11-13T21:58:39+01:0013 Novembre 2019|Letture|

Se il mito scalza la realtà. L’importanza dell’equilibrio tra pulsioni e ragione

L’uomo è un essere razionale, ma non può fare a meno di assecondare, almeno talvolta e almeno in parte, le proprie passioni, i propri ardenti desideri, i propri slanci momentanei. Proprio intorno a questo connubio tra ragione-passione si gioca larga parte della vita politica di una comunità. Non vi può essere, infatti, un individuo completamente ed eternamente razionale, così come un suo alter ego totalmente pulsionale. Nel primo caso verrebbe meno probabilmente lo stesso afflato vitale di una persona, con negative ricadute sulla comunità (o sulle comunità) di cui fa parte, imbolsendola; nel secondo, al contrario, è verosimile si cagionerebbe la degradazione integrale di una civiltà costruita – non nel senso di un progetto intenzionale, ma come frutto di un lento processo cumulativo, faticoso e accidentato. In altri termini, estremizzando un po’, il conflitto che ne deriva è quello tra realtà e mito o, se si preferisce, tra “essere” e “dover essere”.

Di |2019-11-17T13:48:39+01:0010 Novembre 2019|Letture|
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