Francesco Paolella (1978) ha studiato filosofia a Bologna e a Parma. Si occupa di storia della psichiatria. Fa parte del Comitato tecnico-scientifico del Centro di storia della psichiatria di Reggio Emilia.È membro di Clionet, Associazione di ricerca storica e promozione culturale. È redattore della "Rivista Sperimentale di Freniatria" e scrive per TYSM.

Recensione a: L. Scarlini, Il resto per me è solo buio e vanità. Neri Pozza: scene di una vita, Neri Pozza, Vicenza, 2026, pp. 128.

L’editore vicentino Neri Pozza presenta in questo volume la propria storia, attraverso il racconto biografico dell’omonimo fondatore. Dalla lettura del libro ricaviamo una volta di più l’evidenza della distanza e dell’incommensurabilità dei modelli di “artigianato culturale”, che hanno segnato gran parte del Novecento italiano, rispetto a ciò che più avanti si sarebbe imposto anche nel mondo editoriale, sempre più legato ai valori della finanza e della cultura di massa. Di più, l’avventura di Neri Pozza – «editore senza denaro» – è particolarmente interessante perché è sorta ed è proseguita in periferia, in una “Italia minore”, ovvero nella (almeno apparentemente) sonnacchiosa provincia veneta e quindi lontano dalle capitali ben frequentate della cultura nazionale.

Neri Pozza ha vissuto per i libri e per l’arte. Figlio di uno scultore, senza aver raggiunto alti livelli di istruzione, ha scoperto da giovane autodidatta il mondo dell’editoria, votandosi a un’impresa tanto radicale quanto forse disperata. Dagli anni Trenta del Novecento – gli anni in cui tanti nomi poi gloriosi dell’editoria italiana si sono imposti – Pozza ha iniziato a coltivare l’ambizione di fare libri che fossero anzitutto belli e non banali, anche dal punto di vista estetico – e non a caso Pozza è stato anche un incisore ed egli stesso uno scultore.

La sua carriera di editore (vissuta fra Venezia e Vicenza) fu però interrotta durante gli anni neri dell’occupazione tedesca. Cresciuto in un ambiente antifascista, nel 1943 infatti fu arrestato e dovette poi trascorrere nascosto, in disparte il tempo fino al momento della Liberazione. Già nel 1946 prese vita il marchio Neri Pozza, mettendo a frutto tutta la rete di relazioni e di amicizie coltivata nel mondo dell’arte e della cultura, con lo scopo di creare dei libri, se non rari, almeno “ricercati” e con una personalità ben definita. La vita di Neri Pozza – di cui molti avrebbero ricordato una certa spigolosità (o schiettezza per esser più precisi) nel carattere – era sostenuta da un’ideale davvero alto e impegnativo (una visione etica potremmo dire) della scrittura creativa e del ruolo dell’editore in generale. Sicuramente era un editore ingombrante, che interveniva sul lavoro creativo degli autori, che pretendeva molto da questi ultimi e che non aveva remore nel rifiutare progetti che non condivideva. Ad ogni modo, Neri Pozza è stato indubbiamente un talent scout di assoluto valore, distribuendo nelle librerie italiane scrittori poi affermatisi nella cultura di massa, senza diventare però mai schiavo delle vendite e dei numeri.

È proprio il caso dei rapporti – via via sempre più turbolenti – fra Neri Pozza e un altro vicentino, Goffredo Parise. Quest’ultimo esordì come narratore con Neri Pozza già a vent’anni con Il ragazzo morto e le comete. Dopo qualche tempo, però, la collaborazione fra i due si interruppe a causa di divergenze sempre più profonde appunto sul modo di intendere la scrittura. Basti dire che Neri Pozza rifiutò due libri di Parise che avrebbero poi avuto grande successo, come Il prete bello e i Sillabari. Ecco un brano da una lettera di Pozza a Parise del 1956:

«Al fondo del tuo lavoro di questi ultimi quattro anni, cioè dopo La grande vacanza, vedo una sola ambizione: quella di battere il tamburo, di fare cassetta. E fallo, se così ti piace. Ognuno ha da seguire la propria vocazione. […] Non ti dolere di questo parere negativo, io sono un vecchio provinciale con idee estremamente chiare, anche se sbagliate (per te). Saranno idee d’arte e di poesia, che fanno pochi soldi, ma sono le sole capaci di sedurmi e di interessarmi. Il resto per me è buio e vanità» (p. 49).

Volendo sintetizzare, Neri Pozza è stato un artigiano al servizio degli artisti: lui stesso artista, poeta e collezionista d’arte, ha privilegiato per i propri libri tre ambiti che hanno caratterizzato il suo lavoro dagli inizi: appunto la poesia, l’arte e gli studi veneti. È particolarmente evidente questo ancoraggio al proprio territorio, se si scorre il catalogo delle edizioni di Neri Pozza; al contempo, emerge sempre un collegamento al più ampio mondo culturale italiano, il che gli ha permesso di inserire fra i propri autori (per rimanere alla narrativa) autori come Gadda e Buzzati.

Un’ultima annotazione merita il lavoro di scavo dell’autore di questo libro, lavoro facilitato indubbiamente dalla meritoria donazione delle carte di Neri Pozza alla biblioteca civica Bertoliana di Vicenza.

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