Alberto Giovanni Biuso, professore ordinario di Filosofia teoretica nel «Dipartimento di Scienze Umanistiche» dell’Università di Catania, insegna Filosofia teoretica, Metafisica e Filosofia della religione. Ha anche insegnato Epistemologia, Sociologia della cultura, Storia dell’estetica, Filosofia della mente e Filosofia della storia. È membro del Comitato scientifico di numerose riviste italiane ed europee; dirige la rivista Vita pensata. Tema privilegiato della sua ricerca è il tempo, in particolare la relazione tra temporalità e metafisica. Altri temi di cui si occupa sono: la mente come dispositivo semantico; la vitalità del pensiero classico greco e romano; le strutture ontologiche e i fondamenti politici del Web; la questione animale come luogo di superamento del paradigma umanistico; l’Antinatalismo. Il suo libro più recente è Episteme. Scritti di filosofia della scienza (2026). Dettagliate e aggiornate informazioni sulla sua attività scientifica e didattica si trovano sul sito www.biuso.eu

Recensione a Stefano Piazzese, Dire l’ignoto. Saggio su Hölderlin, Απαλός, Solarino (SR) 2025, pp. 153.

Il tentativo, il bisogno, la forza di dire l’ignoto è la chiave che sin dal titolo Stefano Piazzese adotta per leggere Hölderlin, per decifrare e percorrere il labirinto che l’opera di questo poeta e filosofo è e continua a diventare quando la sua parola consente e combacia con la parola dei Greci, rimanendo tuttavia parola moderna, romantica, lacerata.

Con strumenti esegetici e filologici adeguati, Piazzese mostra la complessità e il significato delle traduzioni in tedesco operate da Hölderlin di due tragedie di Sofocle, Edipo Re e Antigone, e delle Note (Amerkungen) a tali traduzioni, le quali pervengono a una riscrittura a volte radicale del testo sofocleo, che viene trasformato e in tali metamorfosi viene compreso nelle sue radici e nella potenza che dai tragici sempre promana. Prima ancora, il libro formula una analisi assai attenta del mondo greco e hölderliniano come esso si esprime e appare in Der Tod des Empedocles (La morte di Empedocle).

Mi soffermo su un solo risultato di queste analisi, emblematico del coraggio ermeneutico del testo. Esso consiste nell’oltrepassamento della banale e impoverente lettura moralistica che cerca di applicare a un mondo così diverso dal nostro, quale è quello della tragedia greca e dei Greci in generale, criteri moralistici e giuridici che sono soltanto contemporanei. Alla luce di tali criteri, infatti, l’intera vicenda di Edipo non avrebbe senso, dato che le azioni di quest’uomo contro il padre e la madre sono state compiute nella più totale ‘buona fede’, non sapendo che del padre e della madre si trattava. E tuttavia Edipo viene lo stesso punito.

In maniera analoga, in Antigone non c’è un personaggio che lotta ‘per la liberazione’ contro un tiranno testardo e feroce. Entrambi i contendenti, invece, sono afferrati dalla ὕβρις e vivono con eccessivo trasporto le proprie convinzioni e le prassi. Anche per questo cadranno entrambi in rovina. «Creonte e Antigone», infatti, «vivono il rapporto con gli dèi, caratterizzato dalla dialettica vicinanza-distanza, in modo radicalmente diverso al punto che ciascuno di essi, come ha affermato Hegel, è nel proprio diritto» (p. 91). Ciascuno è nel proprio diritto poiché del diritto hanno una diversa idea, senza che questo implichi che l’idea di Antigone sia corretta e quella di Creonte sbagliata, o viceversa. La radice di tale legame e differenza sta in due elementi che il libro di Piazzese pone in evidenza lungo tutto il suo percorso, il quale oscilla di continuo tra Griechentum e Romantik.

Il primo consiste in una «metafisica del limite» (p. 117) che intride enti, eventi e processi. Ogni superamento di tale limite è per gli umani rovina, ed è questo che segna il destino di Edipo, di sua figlia, di Creonte. Il secondo è aver saputo riconoscere che «il grande insegnamento della tragedia: l’unica ‘salvezza’ possibile risiede nella conoscenza raggiunta grazie all’incommensurabile dolore» (p. 99). Una formula chiara ed efficace, che indica con esattezza che cosa la tragedia greca sia stata e le ragioni della sua perenne fecondità nel trascorrere dei secoli.

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