Necessario e pericoloso: il connubio tra politica e cultura nell’Italia del Novecento
Recensione
In "La casa di Napoli", Gennaro Manna rilegge, attraverso la figura di Giovanni Sermonti, il destino di un uomo segnato dalla memoria, dalla perdita, dalla libertà e dalla storia. Tra echi crociani, fede, antifascismo e riflessione sulla guerra, il romanzo diventa un’indagine profonda sull’incompiutezza dell’esistenza e sulla scelta decisiva tra verbum e ferrum, tra pace e violenza.
Una lettura dell’età giolittiana attraverso le interpretazioni di Benedetto Croce, Gaetano Salvemini e Gioacchino Volpe. Croce valorizza l’equilibrio del sistema liberale, Salvemini ne denuncia i limiti e le derive autoritarie, mentre Volpe sottolinea l’insufficiente apertura al nazionalismo. Il confronto tra queste prospettive consente di restituire un quadro articolato dell’Italia dei primi del Novecento e di comprenderne il ruolo nella crisi del liberalismo europeo e nell’avvento del fascismo.
La polemica crociana e quella anticrociana
La possibilità fondamentale del pensiero pensante che Gentile non ha visto trova risposta nel maestro Franco Bertossa
L’indebolimento della conoscenza della storia e della percezione del passato rischia di minare la solidità delle democrazie, già ampiamente provata da sfide economiche e internazionali?
Secondo Gentile la storia ha sancito quanto il destino della Sicilia fosse legato in un rapporto di reciprocità al destino dell’Italia
Intervista a Corrado Ocone, autore di un recente volume dal titolo "Radici e libertà. Una filosofia per l'Europa" (Historica - Giubilei Regnani, Cesena 2024)
A proposito di una riflessione di Natalino Irti e della concezione "liberalconservatrice"
Che cosa scriverebbe oggi, duecento anni dopo, il nobile normanno se tornasse in America?