Recensione a Mme de Staël, Considerazioni sui principali avvenimenti della Rivoluzione francese

Avvocato

Avvocato e dottore in Scienze storiche. Ha al suo attivo pubblicazioni sul federalismo ("Le origini del federalismo: il Covenant”, 1996; "Il sacro contratto. Studio sulle origini del federalismo nordamericano", 1999). Ha inoltre pubblicato "Sovranità. Teologia e sacro alle origini di una categoria politica" (2015); "Il regime alimentare dei monaci nell'alto medio evo” (2017) e curato la riedizione del volume di Guglielmo Ferrero "Palingenesi di Roma antica” (2019). Un saggio su Guglielmo Ferrero interprete della Rivoluzione francese è in corso di stampa. E' autore di articoli e relatore in convegni di studio.

Una volta abbracciata la Rivoluzione, «il faut l’admettre pleine, entière, logique, entourée de toutes les conditions qui doivent l’étabilir et la perpétuer», scriveva Alphonse Esquiros nella sua torrenziale Histoire des Montagnards del 1847. La Rivoluzione «pleine», «entière», «logique»: un luogo comune acquisito della storiografia classica ottocentesca, seppur con diversità di accenti, enfasi e sfumature (si pensi a Mignet e Thiers, tra i liberali, o all’aedo Michelet tra i democratici repubblicani), e che più tardi, con l’avvento della Terza Repubblica, si trasformò in dogma fondativo della nuova Francia radicale e positivista. «La Révolution est un bloc dont on ne peut rien distraire», amava ripetere Georges Clemenceau alle classi dirigenti repubblicane e all’opinione pubblica della nazione…

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