Ivo Stefano Germano è docente di Media digitali e Strategie della comunicazione politica e istituzionale presso l'Università del Molise. È autore di numerosi saggi e articoli scientifici, nonché monografie, tra cui: #Quartierinogauchecaviar. Sneackers rosse eppur bisogna andar, Pendragon, Bologna 2018; Aside Story. La fatica delle vacanze (con S. Borgatti), goWare, Firenze 2017; New Gold Dream. E altre storie degli anni Ottanta (con D. Masotti), Pendragon, Bologna 2013.

Non è una serie. È una cosmogonia. Spirito e simboli. Passaggi e strettoie, tanto «la sconfitta è domani». Di quel che è e, forse, mai più lo sarà. C’è ancora il Montana che è povertà con vista panoramica. Non più il proscenio della gesta di Gringo nella celeberrima pubblicità di Gringo per la carne in scatola Montana nel Carosello del 1966, ma, ancora e più, la terra, destino e rigida applicazione western dell’antico detto: “qualis pater, talis filius”.

I Dutton sono così, John, interpretato da Kevin Costner, Kayce, Jaime e la bellissima, stratosferica Beth (da impazzire, credetemi). Vale la pena “indivanarsi” nella pausa natalizia, binge o non binge, stagione per stagione. No spoiler, ovvio. Alcune considerazioni, quelle sì, però. La quarta stagione è, oggettivamente, la più attesa. Imprescindibile per comprendere come una relazione fra padri e figli sia scandita dalla strenua difesa di un ranch che non è solo un ranch, ma una difesa dei figli contro il XXI secolo che rischia di uccidere il loro padre, dove la terra è vastissima.

In breve: il western se ne impipa di storytelling e influenze con le stories su Instagram e Tik Tok. Metà Sam Peckinpah de Il Mucchio Selvaggio, metà Louis-Ferdinand Céline di Viaggio al termine della notte. Oltre la tentazione di assonanze e paralleli culturali, la “pietra gialla” accentua le contraddizioni postmoderne, sotto gli occhi severi e mai domi dei nativi che rivendicano ciò che gli spettava e una certa idea d’America della frontera, lontana, lontanissima dalla East Coast.

Una geografia particolare. Già presente nell’Arizona e nel New Mexico di Breakin Bad e Better Call Saul che non si esaurisca nella gesta di mandriani, rodei, infinte bevute di potere, lotte di potere. Terra di Scioscioni e Navajos, come mirabilmente descritto nel saggio di Vittorio Savini C’era una volta l’indiano (1994) nella risposta data da Washakie, capo indiano Scissione ai funzionari yankee che cercavano di convincerlo a divenire contadino: “cha vada al diavolo la patata”!. Detta, con la cultura dei Navajo: “non piangere sulla mia tomba, io non sono lì”.

Poi c’è lei, Beth. In sottoveste e camperos. Ancora lì state? Eddai!

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