Cristian Leone (1992) si è laureato all’Università di Roma Tre nel 2015 in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, conseguendo poi la laurea magistrale in Storia e Società nel luglio del 2018. Attualmente è dottorando di ricerca presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi di Roma. Ha pubblicato La via di Sorel al socialismo (pref. di D. Breschi, Luni Editrice, Milano 2022).

Recensione a
P.D. La Rochelle, Socialismo fascista
Ritter, Milano, 2009, pp. 236, €20,00.

È possibile riscontrare in Socialismo fascista la sintesi dell’intero pensiero politico di Pierre Dreu La Rochelle. L’opera, composta da una raccolta organica di vari articoli scritti dall’intellettuale francese tra il 1933 e il 1934, ripercorre le evoluzioni politiche e quelli che rappresentano i principi ideali di uno dei più importanti e controversi scrittori dell’epoca contemporanea. In questo testo, grazie alla molteplicità dei temi trattati, il lettore può addentrarsi in temi di carattere filosofico, sociale, morale e tracciare quel filo rosso che accompagna Drieu in tutto il suo multiforme itinerario politico.

Lo scrittore francese incarna il prototipo dell’intellettuale militante costantemente alla ricerca di quella dimensione ideale capace di coniugare la tensione spirituale con la necessità materiale. Dalla critica al materialismo marxista all’esaltazione di Nietzsche, dall’analisi della situazione francese a quella tedesca, dalla riflessione sul rapporto tra guerra e rivoluzione alla formazione della leadership, dal futuro dell’Europa al racconto del proprio itinerario politico, sono questi gli argomenti principali che caratterizzano questo testo e lo rendono una lettura imprescindibile per chiunque voglia approfondire, nella sua complessità, la questione politica europea tra le due guerre.

La visione del fascismo che ha Drieu, come si può immaginare dal titolo, non è quella di un movimento borghese e reazionario così cara ad una certa storiografia ma quella di un socialismo nazionale. Lo scrittore francese, dopo essere stato deluso dall’Action Française e dal Pcf, aderisce al Ppf di Jacques Doriot e vede nell’ideologia fascista l’unica in grado di sintetizzare l’elemento materiale con quello spirituale, la classe con la nazione. Il sincretismo emerso dal pensiero e dall’azione di Benito Mussolini consente, secondo Drieu, di elaborare una nuova idea politica rivoluzionaria. L’intellettuale francese dedica ampio spazio alla critica del materialismo, a suo dire, incapace di comprendere tanto le dinamiche storiche quanto la complessità del capitalismo. Molto più importante di Marx, per lo sviluppo del pensiero politico contemporaneo, è Nietzsche. È quest’ultimo, infatti, grazie alla sua capacità di superare il determinismo con la volontà di potenza, ad essere il reale ispiratore delle rivoluzioni del XX secolo. Lenin, Mussolini e Hitler si rifanno, direttamente o indirettamente, alle idee del filosofo tedesco: «Ad ogni modo i successi conseguiti dall’antimarxismo negli ultimi lustri nell’Europa centrale e segretamente in Russia ci spingono a formulare questa tesi: Nietzsche contro Marx, Nietzsche che succede a Marx, Nietzsche vero profeta delle rivoluzioni del dopoguerra» (p. 91).

Il tratto innovativo rappresentato dal fascismo sarebbe dato proprio da questa capacità di unire in una sintesi innovativa temi, idee e uomini fino a questo momento considerati in antitesi tra loro. La nazione era appannaggio dei nazionalisti, mentre la classe era centrale per i socialisti. I primi sottovalutavano il tema sociale, mentre i secondi disprezzavano quello nazionale. I primi rappresentano la destra, i secondi la sinistra. Entrambe, tuttavia, per Drieu, rappresentano categorie ottocentesche inadeguate ad affrontare le sfide del XX secolo.

Destra e sinistra sarebbero in realtà formazioni politiche speculari, sorte da una comune radice utilitarista e materialistica, funzionali ad una logica di apparente alternanza all’interno di un medesimo sistema economico-sociale capitalista: «L’uno e l’altro si limitano ad uno scambio regolato e del tutto convenzionale di minacce. Destra e sinistra sono legate l’una all’altra e per la natura stessa di questo legame nessuna delle due può sopraffare l’altra» (p. 106). La democrazia rappresentativa, secondo l’intellettuale francese, è solo una finzione in cui le forze politiche sono solo formalmente antitetiche perché, in realtà, non possono fuoriuscire dagli schemi del sistema capitalistico in cui operano: «Destra e sinistra sono legate fra loro e non possono separarsi. Entrambe inserite in una realtà nazionale e con una base sociale espressione di tutte le classi, fanno parte del sistema economico-politico della democrazia capitalista» (p. 105).

Fin dalle sue origini l’ideologia fascista si caratterizza per la presenza e la coesistenza di punti programmatici appartenenti tanto alla destra nazionalista quanto alla sinistra socialista. Il tentativo di superare il classico schematismo destra-sinistra è connaturato al fascismo secondo il quale nei regimi democratici il popolo è solo formalmente libero di scegliere la sua guida politica ma, in realtà, i destini della nazione sono controllati da forze economico-finanziarie che non hanno nessuna legittimazione popolare. L’obbiettivo del fascismo non è soltanto quello di fare nuove leggi e fondare nuovi istituti, ma di essere educatore e promotore di vita spirituale. Il movimento di Mussolini rappresenta un punto di rottura nei confronti di un «vecchio mondo in decadenza». Con queste parole, infatti, Drieu ne sintetizza l’essenza: «Non ci batteremo per questo o per quello. Ci batteremo contro tutti: ecco il senso del fascismo» (p. 126).

Questa nuova idea politica, seppur molto originale, non viene creata dal nulla da Benito Mussolini e non è nemmeno frutto di un’elaborazione teorica, ma trova terreno fertile in un ambiente culturale e politico già da tempo presente in Italia: «Il fascismo non è uscito dalla testa di Mussolini come Minerva dalla fronte di Giove. In Italia tutto il movimento, tutto lo slancio di una generazione ha cercato e trovato il fascismo; una generazione che nello stesso tempo o in seguito si è cercata e si è trovata in Mussolini. Un individuo non può dar vita a nulla, non può creare una struttura politica in tutta la sua complessità: può solo prendere in mano uno slancio collettivo, stringerlo in pugno e lanciarlo avanti» (p. 137). Questo discorso è fondamentale perché Drieu non crede nell’avvento di un messia capace di risolvere tutti i problemi terreni, ma considera la consacrazione di un capo come una ricompensa dovuta a un gruppo di uomini eccezionali che decidono di appropriarsi del loro destino: «L’attesa in cui vivono oggi molti francesi è sterile. È un segno di poca riflessione e di debolezza. Non si può sperare in un deus ex machina. Gli uomini devono lavorare, togliersi dai pasticci da soli: e se sanno aiutarsi, saranno poi aiutati a loro volta da un capo» (p. 137).

Il fascismo rappresenta per Drieu La Rochelle la sola possibile realizzazione del socialismo, ma del socialismo autentico, capace di opporsi tanto all’invidia sociale creata da un gruppo di burocrati quanto all’egoismo atavico di una borghesia sempre più avara: «Al fascismo importa soprattutto la rivoluzione sociale, il cammino lento, difficile, sconvolgente, sottile, secondo le possibilità europee, verso il socialismo» (p. 217). Si può leggere in queste parole dello scrittore francese una considerazione del fascismo come se si trattasse di una “rivoluzione continua”, per cui Mussolini, all’interno di un’ottica gradualista, ha sempre come obiettivo la rivoluzione. Però, per raggiungerla, opera metodicamente per gradi, senza apportare nessuno strappo netto: «Del fascismo mi interessa un solo aspetto a detrimento di tutti gli altri: il programma sociale ed economico, la nuova direzione che dà al socialismo, il riformismo attivo che realizza» (p. 218).

Socialismo fascista potrebbe apparire ai più un titolo retorico, invece, esprime in maniera appropriata quello che il fascismo ha rappresentato non solo per Pierre Drieu La Rochelle, ma per un’intera generazione di uomini nell’Europa tra le due guerre, ovvero una terza via che sarebbe stata capace di andare al di là della destra e al di là della sinistra, in grado di sintetizzare classe e nazione e determinare così una nuova e feconda unione nazional-rivoluzionaria.

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