Lucano classe 1998, studente frequentante l'ultimo anno della laurea magistrale in European History alla Université Paris Cité (ex Diderot) e allo University College Dublin. Dopo un doppio titolo di laurea triennale in archeologia e storia dell'arte - beni culturali, fra Matera e la Sorbona, mi sono dedicato allo studio del processo di costruzione delle identità nazionali nella Francia postrivoluzionaria. Adotta un approccio internazionale e pluridisciplinare, volto a studiare parallelamente le circolazioni intellettuali e l’influenza dei paradigmi ideologici sui discorsi storico-politici e sulle arti. Le sue ricerche storiche si inseriscono principalmente nella tradizione della storia delle idee e delle rappresentazioni.

La Reggia di Versailles, famosa soprattutto per il suo carattere barocco in quanto emblema artistico e architettonico della monarchia di Luigi XIV, è poco conosciuta per il suo valore museografico e storiografico. In effetti l’obiettivo della mostra che si è svolta nella Reggia fra il 6 ottobre 2018 e il 3 febbraio 2019, dal titolo Louis-Philippe et Versailles[1], è stato proprio quello di raccontare la genesi del Museo di Storia della Francia, museo allestito all’interno della Reggia, il cui progetto originale risale ai tempi della Monarchia di Luglio (1830-1848). I politici e gli studiosi avevano capito fin dal primo Ottocento che, solo assegnandogli una funzione precisa, si poteva proteggere uno dei monumenti più emblematici della storia francese, ovvero la Reggia di Versailles, che all’epoca era in stato d’abbandono – soprattutto dopo la caduta dell’ancien régime. La Monarchia di Luglio è quindi stata fondamentale per la Reggia di Versailles, sia per la salvaguardia del complesso, sia per la sua evoluzione.

In effetti, al di là degli aspetti tecnici e architettonici, il Museo di Storia della Francia di Versailles porta in sé un grande interesse storiografico e museografico, perché, analizzando le ragioni ideologiche e storiografiche che ne ispirarono la poetica museale, i visitatori contemporanei possono comprendere l’ambizione del progetto e il suo scopo, certamente estetico, ma anche “pedagogico” e propagandistico[2].

Il presente articolo, che si basa su una visita del sottoscritto alla Reggia di Versailles e sulle fonti audiovisive e testuali riguardanti il museo in questione, intende analizzare tre aspetti in modo particolare: le questioni storiche e museografiche legate alla genesi del Museo di Storia della Francia dalla sua concezione agli sviluppi più recenti; il rapporto tra la poetica museale che ha ispirato il progetto e le opere d’arte esposte nelle sale del museo; l’impatto delle sale museali sulla visibilità e la frequentazione della Reggia di Versailles in generale.

Sebbene oggi la visita della Reggia di Versailles permetta di accedere a diversi spazi che fanno parte dell’ex Museo di Storia della Francia, per comprendere appieno il valore della Galleria delle Battaglie nell’ambito del percorso, il visitatore contemporaneo non può evitare di considerare lo scopo originale e le ragioni per cui tale galleria è stata immaginata. Ci si rende effettivamente conto, passando dalla Sala degli Specchi alla Galleria delle Battaglie, delle differenze architettoniche e stilistiche, soprattutto a livello cronologico, tra i due spazi. Se da un lato la Sala degli Specchi, progettata da Hardouin-Mansart alla fine del XVII secolo, incarna principalmente la funzione residenziale e simbolica della Reggia al tempo di Luigi XIV, dall’altro la Galleria delle Battaglie è chiaramente uno spazio progettato per ospitare dipinti – ci sono diverse analogie tra alcune sale del Museo del Louvre e la Galleria delle Battaglie a livello architettonico.

È per questo motivo che, quando si entra nel Museo di Storia della Francia, si deve assumere un’altra prospettiva, considerando tale spazio come parte di un progetto che risale alla prima metà dell’Ottocento: il progetto delle Gallerie Storiche di Versailles. A questo punto, è necessario contestualizzare il periodo e le intenzioni che hanno ispirato l’iniziativa del suddetto museo. Il museo, elaborato tra il 1830 e il 1833 e inaugurato nel 1837, è il maggior progetto monumentale realizzato nel periodo della Monarchia di Luglio. Si tenga innanzitutto presente che, tra la monarchia del Re Sole e la reggenza costituzionale del Re dei Francesi Luigi Filippo, eventi di straordinaria importanza ebbero luogo in Francia – in particolare, si pensi alla Rivoluzione francese, alla instaurazione dell’Impero napoleonico, alla Restaurazione e alla Rivoluzione di Luglio del 1830. In questa prospettiva, se il futuro della Reggia di Versailles fu messo in questione soprattutto al tempo della Rivoluzione del 1789, quando i rivoluzionari spostarono la maggior parte dei dipinti dalla corte di Versailles al Museo del Louvre e vendettero una parte considerevole dei mobili in occasione delle aste, negli anni della Monarchia di Luglio fu immaginato un nuovo destino per la Reggia. Difatti, ciò che politici e studiosi avevano compreso durante la Restaurazione era che per salvare la Reggia di Versailles bisognava assegnarle una funzione specifica. Fu così che, dopo una discussione relativamente lunga, durante la quale furono proposte diverse idee – ad esempio il progetto dello storico-ministro François Guizot di installare un museo etnografico a Versailles nel 1830 – finalmente il re Luigi Filippo, circondato da diversi politici (Guizot e de Montalivet), storici (Trognon) e architetti (Nepveu e Fontaine), decise di rendere parte della Reggia il libro illustrato della Storia della Francia – meglio conosciuto come roman national.

Questo “romanzo nazionale”, destinato a riunire ed esporre “tutte le glorie della Francia”, è stato concepito per ragioni certamente culturali, ma anche propagandistiche – l’obiettivo pedagogico non può essere totalmente distaccato dai fini politici che avevano ispirato il re in cerca di legittimazione. Il principale obiettivo propagandistico di Luigi Filippo era quello di legittimare il suo regno nel corso della storia, superando le grandi contraddizioni della storia francese e presentandosi come l’unico uomo in grado di riconciliarne le fratture, perseguendo il destino della Nazione. L’allestimento della mostra, che richiese 4 anni di lavoro e 23,5 milioni di franchi, rientra nelle iniziative di un re particolarmente intenzionato a essere riconosciuto come “mecenate delle arti e della letteratura”. Non è pertanto casuale che, come riportato dall’architetto Nepveu, Luigi Filippo visitò il museo quasi 400 volte, soprattutto durante l’allestimento. Inoltre bisogna considerare il valore storico e artistico di una collezione che, ancora oggi, secondo il sito ufficiale della Reggia di Versailles, “rimane, con oltre 6.000 dipinti e 3.000 sculture, la principale fonte iconografica della storia della Francia”[3].

Il Museo di Storia della Francia è stato spesso criticato, al tempo di Luigi Filippo e anche dopo. Una delle principali critiche che sono state rivolte al progetto del re è quella di aver denaturato lo spazio originario della Reggia per esporvi in compenso opere d’arte talvolta considerate mediocri. In ogni caso, già all’epoca, il museo fu apprezzato, fra gli altri, da Victor Hugo, che scrisse:

Nel compiere questa opera [Luigi Filippo] è stato grande come re, e imparziale come filosofo […] Quello che Luigi Filippo ha fatto a Versailles è una buona cosa. […] È aver messo un’idea immensa in un enorme edificio, è aver installato il presente nel passato, 1789 dinanzi al 1688, l’imperatore a casa del re, Napoleone da Luigi XIV; in una parola, è aver dato a questo magnifico libro che si chiama storia della Francia, questa magnifica rilegatura che si chiama Versailles[iv].

Prima di iniziare la visita alle Gallerie Storiche, il visitatore contemporaneo si trova ad ammirare un superbo esempio di museo storico e artistico d’avanguardia per la prima metà dell’Ottocento – soprattutto considerando la celebrità degli artisti che realizzarono parte dei dipinti storici esposti a Versailles, fra i quali spiccano Jacques-Louis David, Horace Vernet (pittore preferito di Luigi Filippo), Ary Scheffer e Alexandre-Évariste Fragonard. Quando si visitano le Gallerie Storiche, non si visita solo un museo storico e artistico: osservare i dipinti esposti in queste sale equivale a immergersi nel passato immaginato dagli uomini della prima metà dell’Ottocento, è ammirare un museo di “storiografia”, verrebbe da dire, più che di storia. Inoltre, nessun curatore della Reggia di Versailles ha osato smantellare completamente la mostra allestita tra il 1833 e il 1848, soprattutto perché diversi politici dopo Luigi Filippo hanno arricchito le collezioni delle Gallerie storiche con nuovi dipinti e ritratti storici. Infatti, sebbene due dei principali curatori della Reggia di Versailles, Pierre de Nohlac e Pierre Lemoine, abbiano contribuito al restauro di diversi spazi della Reggia al fine di restituirne l’aspetto che questi dovevano avere prima della Rivoluzione, è tuttora possibile visitare diverse sale nate nell’ambito del progetto delle Gallerie Storiche di Luigi Filippo. Tuttavia, considerando che alcune di queste sale sono solitamente chiuse al pubblico, l’intenzione di questo articolo è di presentare le principali opere contenute nelle seguenti sale: la Galleria delle Battaglie, la Sala del 1792, la Sala dell’Incoronazione, le Sale dell’Africa, le Sale delle Crociate e le Sale dell’Impero.

La Galleria delle Battaglie, che ospita fra l’altro quattro dipinti già esistenti prima della Monarchia di Luglio, esprime più delle altre sale il carattere esegetico della collezione storica di Versailles. Attraversando tale galleria, situata al primo piano dell’ala del Midi e misurante 120x13m, il visitatore procede attraverso le principali fasi della storia francese – sintetizzate in particolare grazie alle grandi battaglie vinte dalla nazione francese, dalla battaglia di Tolbiac (496) dipinta da Scheffer e alla battaglia di Wagram, 6 luglio 1809 dipinto da Vernet. Osservare i trentatré dipinti nella Galleria delle Battaglie significava, dal punto di vista di Luigi Filippo, passare attraverso tutte le gloriose fasi che portavano a lui, e che lui, in quanto re dei Francesi, intendeva incorporare. La sala del 1792, che nel progetto di Luigi Filippo doveva anticipare la Galleria delle Battaglie e la sala del 1830, è fondamentale per la logica della narrazione museale: rappresentando un momento come Valmy, il 20 settembre 1792, di Mauzaisse, questa sala esprime il desiderio di riconciliazione nazionale in favore della patria in pericolo che Luigi Filippo voleva rappresentare anche nel momento rivoluzionario, quando la Francia si ritrovò a combattere contro le altre potenze europee. Sempre al primo piano, la “Salle du Sacre” è un omaggio a Napoleone I, del quale Luigi Filippo avrebbe voluto ereditare la popolarità, e che fu, già prima del “re borghese”, il precursore e il promotore di una “ricapitolazione” nazionale. Due grandi dipinti di David, del periodo napoleonico, sono esposti nella sala appena citata: una copia dell’Incoronazione di Napoleone e di Giuseppina a Notre-Dame di Parigi il 2 dicembre 1804 e il Giuramento dell’esercito all’imperatore dopo la distribuzione delle Aquile, 5 dicembre 1804. Le sale d’Africa riflettono la contemporaneità del re: Prise de la smalah d’Abd-el-Kader, che Horace Vernet dipinse nel 1844-1845, è, per dimensione e oggetto, un elogio al colonialismo francese, oltre che un chiaro esempio delle tendenze esotiche e orientaliste dell’epoca.

Al piano terra, le sale dell’Impero e le sale delle Crociate si inseriscono nella logica del museo. Se le prime esprimono ancora una volta il desiderio di eroicizzare la storia imperiale attraverso il culto di Napoleone I, le sale delle Crociate sono una novità per l’epoca. Concepite per rendere omaggio ai re e ai nobili francesi che parteciparono alle Crociate, le sale presentano decorazioni in stile neogotico e neo-trovatore – e sarebbe da ingenui non notare la funzione politica delle stanze, che volevano avvicinare politicamente le famiglie aristocratiche legittimiste (i cui emblemi sono riprodotti) al re Luigi Filippo, dopo le tensioni dei primi anni della monarchia. Queste sale, ancora incomplete quando l’esperienza della Monarchia di Luglio si concluse per via della Rivoluzione del 1848, contengono opere d’arte di importante valore, fra le quali: la Porta di Rodi (1512) e un dipinto del calibro di Tolemeaide consegnata a Filippo Augusto e Riccardo Cuor di Leone, il 13 luglio 1191 di Blondel. Testimoni di rilievo della pittura di storia del primo Ottocento, queste opere fan sì che il visitatore contemporaneo possa immergersi in un’atmosfera medievale, o, per meglio dire, “medievalista” data la forte ispirazione romantica dell’epoca. Come spiegato, le gallerie del museo seguono un ordine logico e cronologico, che è presentato, almeno parzialmente, in Histoire de France servant de texte explicatif aux tableaux des galeries de Versailles (1838-1841) di Charles Gavard.

Al netto di quanto esposto finora, emerge nel progetto di Luigi Filippo la volontà di riconoscere una teleologia della storia di carattere nazionale e postrivoluzionario, e non nel senso reazionario al quale avrebbe potuto ambire Carlo X, ma in un’accezione liberale e in linea con le tendenze storiografiche dell’epoca. Detto altrimenti, la narrazione della storia di Francia che emerge dal museo di Versailles corrisponde per molti versi alla storia impostata e scritta da alcuni degli storici romantici più importanti di quella generazione che, a partire dal 1820, iniziò a riscrivere la storia di Francia dal punto di vista della Nazione, e non più della sola dinastia reale. Al riguardo, Augustin Thierry fu allo stesso tempo storico della nazione francese e sostenitore della Monarchia di Luglio, intesa come il vero momento di riconciliazione nazionale, dato che nella forma della monarchia costituzionale coesistevano il principio monarchico, che per più di tredici secoli aveva rappresentato la Francia, e quello rivoluzionario, massima espressione della sovranità nazionale. Una figura ancora più emblematica è quella dello storico François Guizot – in diversi momenti ministro dell’istruzione, ministro degli esteri e primo ministro durante la Monarchia di Luglio –, che nelle sue Memorie relative al 1837, anno di inaugurazione del museo di Versailles, non solo riconobbe a Luigi Filippo il merito di aver salvato dalla rovina la Reggia, ma descrisse anche la cerimonia inaugurale come la solennità più impressionante alla quale avesse mai partecipato[v]. Oltre a ciò, per lo storico, il Museo era capace di riunire, nonostante l’abisso che le separava – cioè la Rivoluzione francese –, la vecchia e la nuova Francia, proiettandone la sintesi nell’avvenire in una logica continuativa. Il Museo della Storia di Francia era, in altre parole, un monumento pensato per far risorgere attraverso le arti “tutta la storia, tutta la gloria, tutte le glorie di Francia”[vi].

Molte delle illustrazioni che oggi si possono trovare sui libri, negli articoli dei blog di storia e su Wikipedia provengono dalle gallerie storiche di Versailles. Le immagini che in molti associano alla battaglia di Poitiers, o alla battaglia di Taillebourg, sono quelle dei dipinti di Charles von Steuben e Eugène Delacroix, entrambi esposti alla Reggia di Versailles[vii]. Infatti, nonostante l’obsolescenza che si potrebbe attribuire al dipinto come strumento per l’insegnamento della storia data anche la visione partigiana del passato che le opere esposte a Versailles intendono trasmettere, va comunque notato che il progetto di Luigi Filippo rimane, ancora oggi, una fonte essenziale, e allo stesso tempo maestosa, della storia della Francia. Si tenga conto, poi, che la Reggia di Versailles è ad oggi il secondo museo più visitato in Francia. Tuttavia, le due considerazioni appena fatte non sono esattamente correlate nella realtà, anche se la loro connessione può sembrare ovvia. In realtà, il Museo della Storia di Francia rimane perlopiù sconosciuto – ad eccezione della Galleria delle Battaglie, che è una delle sale più ammirate del museo in generale.

Uno dei principali problemi legati alla valorizzazione delle gallerie storiche di Versailles è la chiusura delle diverse sale che fanno parte del Museo di Storia. Queste stanze, a cui i visitatori spesso possono accedere solo su prenotazione, sono a volte tesori completamente inesplorati. Eppure, la loro apertura potrebbe suscitare l’interesse di ricercatori e turisti, soprattutto quando il problema della pandemia sarà infine risolto. La difficoltà principale pare sia la mancanza di personale[viii]. In ogni caso, l’organizzazione di iniziative come la mostra precedentemente citata Louis-Philippe et Versailles è fondamentale ai fini della valorizzazione della Reggia, ma anche delle Gallerie Storiche. Se non altro, non si può trascurare, in questa riflessione, una questione più propriamente legata alla visibilità del museo, poiché, se è vero che la pubblicità fatta alla sontuosa residenza del Re Sole ha attirato negli ultimi decenni milioni di turisti, va anche detto che la figura di Luigi Filippo, e dei personaggi che lo circondavano durante la Monarchia di Luglio, andrebbe riscoperta. In effetti, le Gallerie Storiche rappresentano il culmine di un periodo fondamentale nel processo di patrimonializzazione della storia e dell’arte francese. Quello che è principalmente conosciuto come il re borghese, o anche come il “re pera”, per via della presunta somiglianza della forma del suo viso a quella del frutto, fu uno dei monarchi europei che, ai suoi tempi, investì di più in quella che oggi si chiamerebbe “cultura”, nonostante l’impopolarità che tali scelte avrebbero potuto far scaturire fra i suoi contemporanei.

In conclusione, è chiaro che visitare le gallerie storiche di Versailles vuol dire riscoprire la storia della Francia, o quantomeno la percezione che gli uomini dell’Ottocento ebbero dei secoli che li avevano preceduti. Il progetto di Luigi Filippo ha contribuito alla valorizzazione e alla protezione di un monumento fondamentale per il patrimonio francese. Infatti, avendo assegnato una funzione attiva alla Reggia di Versailles, divenuta museo durante la Monarchia di Luglio, il re e i suoi sostenitori hanno il merito di aver garantito un futuro al monumento. Inoltre, il Museo della Storia di Francia, nonostante le modifiche subite negli ultimi 180 anni, rappresenta ancora oggi un notevole esempio di valorizzazione del patrimonio storico e artistico nazionale. Tuttavia, un atteggiamento critico è necessario quando si ammira, ad esempio, la Galleria delle Battaglie: la funzione politica e propagandistica è una delle ragioni ispiratrici del museo. Infine, sarebbe una buona strategia quella di promuovere al meglio le Gallerie Storiche per valorizzare allo stesso tempo tutta la Reggia di Versailles. Infatti, nuovi visitatori potrebbero essere ispirati, oltre che da un’affascinante presentazione della Sala degli Specchi, anche dalla possibilità di ritrovare nelle Gallerie Storiche le fonti iconografiche di quelle immagini che, fin dall’infanzia, hanno accompagnato l’insegnamento della storia e i sogni cavallereschi delle epopee medievali.

Note:

[1] Mostra “Louis-Philippe et Versailles”, http://www.chateauversailles.fr/actualites/expositions/louisphilippeversailles#l%E2%80%99exposition  (consultato in data 9 novembre 2020).

[2] Introduzione di Gavard, Charles, Galeries historiques du Palais de Versailles, Tomo I, Parigi, Imprimerie Royale, 1839.

[3] “Les Galeries Historiques”, http://www.chateauversailles.fr/decouvrir/domaine/chateau/galeries-historiques#genese-du-musee-de-lhistoire (consultato in data 11 novembre 2020).

[iv] « Ce que Louis Philippe a fait à Versailles est bien. […] C’est avoir mis une idée immense dans un immense édifice, c’est avoir installé le présent chez le passé, 1789 vis à vis de 1688, l’empereur chez le roi, Napoléon chez Louis XIV ; en un mot, c’est avoir donné à ce livre magnifique qu’on appelle l’histoire de France, cette magnifique reliure qu’on appelle Versailles. », Hugo, Victor, Choses vues 1830-1846, Parigi, Éditions Gallimard, 2002.

[v] « Je n’ai point vu de solennité plus frappante que l’inauguration du musée de Versailles », Guizot, François, Mémoires, Tome VIII. 1837-1840, p. 13.

[vi] « Toute l’histoire, toute la gloire, toutes les gloires », Ibid.

[vii] Per illustrare queste due battaglie, Wikipedia ha usato due dipinti esposti nella Reggia di Versailles: https://fr.wikipedia.org/wiki/Bataille_de_Taillebourg; https://fr.wikipedia.org/wiki/Bataille_de_Poitiers_(732) (consultato in data 9 marzo 2022).

[viii] Le Naire, Olivier,«Le méconnu Musée de l’Histoire de France, à Versailles», in L’Express, 25 giugno 2010, https://www.lexpress.fr/culture/art/le-meconnu-musee-de-l-histoire-de-france-a-versailles_901509.html (consultato in data 13 novembre 2010).

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