Redattore

Nicolò Bindi (1991) si è laureato in Filologia Moderna all’Università degli studi di Pisa, discutendo una tesi su “Teoria e pratica del futurismo. Palazzeschi, Marinetti, Soffici”. Interessato principalmente agli aspetti stilistici, metrici e linguistici, sta concentrando le sue ricerche letterarie soprattutto sugli autori delle avanguardie storiche e del modernismo italiano ed europeo. Collabora con diverse associazioni culturali. È docente presso l'Istituto "Francesco Datini" di Prato.

Nella storia troviamo due forze: una che divide, spezza e ammazza, l’altra che contempla l’unità del mistero.

La freccia non ha due punte.

Una forza falseggia. Una forza distrugge ogni simbolo figurato, e trascina l’uomo nelle discussioni astratte: così distruggendo non una, ma ogni religione.

Le immagini degli dèi, o i mosaici bizantini, inducevano l’anima alla contemplazione, conservavano la tradizione della luce indivisa.

Le frasi riportate sono tratte da uno degli scritti più controversi di Ezra Pound, ovvero Carta da visita. L’autore espone chiaramente la sua concezione della storia umana come contrasto di due forze opposte: la prima distruttiva, divisiva, oscura; la seconda unitaria, luminosa e sacra, Non vi sono dubbi nell’identificare la prima di queste due forze con l’Usura, pura espressione del male.

With usura hath no man a house of good stone

each block cut smooth and well fitting

that design might cover their face,

with usura

hath no man a painted paradise on his church wall

harpes et luthes

or where virgin reciveth message

and halo projects from incisions.

Questi sono i primi versi del famosissimo Canto XLV. L’usura, spiega Pound stesso a conclusione della lirica, è «CONTRA NATURAM» poiché corrisponde a «una tassa sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività». È un guadagno basato sull’astrazione, che ha l’effetto di spostare l’attenzione del mercato dal prodotto al valore monetario. La prima a rimetterci è la produzione artistica, poiché «no picture is made to endure nor to live with / but is made to sell and sell quickly». La volontà di vendere bene e di vendere subito rende l’artista frettoloso, ostile ai lunghi tempi di affinamento e di apprendistato di cui ogni arte – produzione artigiana – necessita. Questo genere d’incuria deteriora l’effetto comunicativo dell’arte, inquina dunque ogni tipo di linguaggio ed apre la strada all’isolamento, alle incomprensioni e ai conflitti. Se la poesia è, secondo la famosa definizione di Pound, la parola portata al suo massimo grado d’intensità, l’Usura tende invece a svuotarla di significato, lasciandone solo un significante astratto.

Ora, molto è stato scritto sul concetto di Usura. Data la sua importanza nel pensiero del poeta, questa attenzione è tutt’altro che fuori luogo, ma rischia di lasciare in ombra concetti parimenti fondamentali. Pound è autore ben lontano dai vezzi del nichilismo puro, e questo lo si vede bene dal passo già citato da Carta da visita: alla forza distruttiva di Usura, si oppone una forza costruttiva, «che contempla l’unità del mistero». Quest’ultima parola evoca scenari religiosi e “occulti”, rinforzati dalle successive considerazioni sulle immagini divine e sulla «luce indivisa». Entrare nel campo del sacro non è assolutamente fuori luogo, dato che Pound crede fermamente nell’esistenza della divinità. In Axiomata, si esprime in questi termini:

  1. L’essenza più intima dell’universo non è della stessa natura della nostra coscienza.

  2. Non è nella capacità della nostra coscienza aver prodotto l’universo.

  3. Dio, dunque, esiste. Ovvero non c’è motivo per non applicare il termine Dio, Theos, all’essenza più intima.

L’esistenza dell’universo, dunque, si mostra come la prova più concreta dell’esistenza di Dio. Ma cos’è questo Dio? Pound è conscio dei limiti della conoscenza umana, tanto da affermare che è impossibile pure sapere se il theos sia solo uno, o più. In Religio o la guida per bambini alla conoscenza scrive comunque questa definizione: «Un dio è uno stato mentale eterno».

Per comprendere meglio queste posizioni, è bene tenere presente quanto affermato da Demetres Tryphonopoulos nel suo illuminante studio Pound e l’occulto. Le radici esoteriche dei Cantos: «Le idee “religiose” di Pound costituiscono un mosaico di elementi scelti da un’ampia varietà di religioni misteriche pagane e di movimenti occulti. Il mosaico sembra composto da pezzi scelti a caso. Poiché non era né un filosofo sistematico né un metodico studioso di religioni, Pound non compie mai il passo di cercare di organizzare le proprie idee religiose in un sistema coerente». Poi, però, afferma che «esiste un principio regolatore a dirigere il processo di scelta e presentazione». In concordanza con quanto già affermato da Noel Stock in Poet in exile, lo studioso di origine greca rintraccia «il principio regolatore» nei Misteri di Eleusis.

Oltre alla ritualità iniziatica e al culto della rinascita – tipici, in verità, di qualsiasi religione misterica – ad attirare Pound è la contrapposizione tra Demetra e Plutone, che sta alla base del mito eleusino. Demetra, dea madre delle messi e del grano, si oppone a Plutone, dio degli inferi, dopo che quest’ultimo ha rapito sua figlia Proserpina per farne sua moglie. Soffermiamoci su queste due divinità. Plutone è sovrano di una terra morta, sterile, abitata da esseri incorporei incapaci di qualsiasi azione. Demetra, al contrario, porta fecondità, cibo e vita. Se è possibile fare un parallelismo tra Plutone e Usura, allora anche Demetra rientra in questa simmetria, identificandosi come forza sacra.

Ogni organizzazione religiosa, se vuole mantenersi viva ed efficiente, deve basarsi sui riti misterici, esaltando la fecondità e promuovendo riti di ἱερός γάμος. L’azione dell’Usura, però, contraria a ogni tipo di produzione, agisce in modo tale che le ritualità misteriche siano abbandonate, destabilizzando i culti e allontanando l’uomo dalla salvezza.

Sempre nel Canto XLV Pound scrive «They have brought whores for Eleusis / Corpses are set to banquet / at behest of usura». La profanazione di Eleusis tramite l’amore profano delle prostitute (contrapposto appunto alla ierogamia) e la macabra parodia del rito eucaristico sono l’effetto estremo dell’abbandono delle rivelazioni misteriche. Per questo, le verità sacre, eterne, devono continuare ad essere tramandate. Il processo di apprendimento e trasmissione, dunque, acquista una grande importanza, nella “battaglia” contro l’Usura.

L’iniziazione, però, non è cosa semplice, soprattutto individuare i maestri. L’uomo e la società mutano costantemente, nel corso del tempo. Sotto la superficie, abbiamo visto che agiscono forze eterne, ma queste mutano forma col mutare della storia, pur presentando le stesse caratteristiche. Un dualismo metamorfico che solo alcune menti illuminate sono riuscite a cogliere, analizzando le pieghe e gli eventi del loro tempo. Questo ristretto gruppo va a comporre quella che Pound stesso chiama “Tradizione celeste”. In Guide to Kulchur, nel capitolo intitolato “NEO-PLATONIKS ECT.” il poeta stila una lista di alcuni dei suoi componenti. Citando ancora Triphonopoulos: «Pound vi include Pitagora, Platone, Plotino, Giamblico, Porfirio, Psello, Pletone, il Corpus Hermeticum, Scoto Eringena, Grossatesta, i Massoni, Ficino, Pico della Mirandola, Heydon, Blavatsky, Mead e Yeats. Dalle pagine di Guide to Kulchur possiamo aggiungere anche Mani, Alberto Magno, Dante, Swedenborg, Orage, Upward, H.D., Balzac, Brancusi, Cocteau e Gurdjieff».

La rivelazione misterica, poi, non dev’essere un arido processo di comprensione di una serie di concetti astratti. È necessario che investa anche lo stato d’animo dell’iniziato e che sia strettamente legata a fatti concreti. Per questo, il mezzo di comunicazione più efficace è l’arte, in particolare la poesia – massimo grado di intensità del linguaggio. Tramite la poesia è possibile, partendo da un’immagine concreta, influenzare lo stato d’animo del lettore e accordarlo con «lo stato d’animo eterno» del theos, creando un legame con l’Eterno.

Per Pound, uno dei massimi gradi di poesia si è raggiunto a cavallo tra XIII e XIV secolo in Toscana. Nel suo saggio intitolato Cavalcanti, dissertando sulla differenza tre l’estetica poetica greca/provenzale e quella toscana, scrive:

Mi dilungo ad esaminare tutto questo perché voglio stabilire una differenziazione rispetto all’estetica toscana. Si potrebbe usare il termine “metafisico”, se non fosse così orridamente associato nella coscienza delle persone con delle congetture insostenibili e con dei termini consunti di astrazione. Il toscano esige armonia in qualcosa di più che la plastica. Egli si rifiuta di limitare la sua estetica all’urto della luce sulla pupilla. […] L’uomo toscano rifiuta, dopo un certo tempo, di limitare la recezione al suo plesso solare. Tutta la faccenda non ha nulla a che vedere con i tabù e le bigotterie. È più che il mero atletismo del mens sana in corpore sano. Si afferma il concetto del corpo come perfetto strumento dell’intelletto sempre più vigoroso. La mancanza di questo concetto invalida tutto quanto il pensiero monastico. L’ascetismo dogmatico è ovviamente inessenziale alle percezioni delle ballate di Guido.

Guido Cavalcanti è dunque, agli occhi di Pound, uno dei massimi poeti mai esistiti: chiarezza espositiva, concretezza, folgorazione visuale e uditiva messe al servizio dell’intelletto. Non è un caso, poi, che cerchi di ricondurre il pensiero del poeta toscano ad Averroé, Grossatesta e Alberto Magno: tutti appartenenti alla Tradizione celeste. Non è un caso neanche che ponga la sua attenzione sulla canzone Donna me prega, manifesto programmatico del pensiero di Cavalcanti, che nella prima strofa assume toni molto simili a quelli di una rivelazione misterica («Ed a presente – conoscente – chero, / perch’io no spero – ch’om di basso core / a tal ragione porti conoscenza»).

Quel che si è detto di Cavalcanti, vale anche per Dante, che è addirittura nominato tra i componenti della Tradizione celeste. La Commedia, d’altronde, porta con sé tutte le caratteristiche che interessano Pound: la catabasi, il rito di purificazione, la contemplazione dell’Eterno. Tutto questo, in un linguaggio concreto, intenso ed espressivo. Nell’opera, il legame tra l’eterno e la contingenza è quasi interamente rivelato tramite un magistrale uso delle immagini. In virtù di tutto questo, Dante non poteva che diventare uno dei principali modelli del poeta statunitense.

In conclusione, i Misteri, per opporsi all’Usura, devono per forza appoggiarsi alla conoscenza: conoscenza del proprio tempo, conoscenza del sacro. Per questo, la salvezza del mondo e il trionfo di Demetra devono per forza passare dal sapere – e qui viene fuori una tendenza gnostica di Pound. Perché la Tradizione celeste continui, però, è necessario tenere ben allenato il linguaggio delle arti, soprattutto della poesia, perché riesce ad agire direttamente sullo stato d’animo dell’uomo. Tramite l’arte, la contingenza riesce a comunicare con il theos, dunque con l’eterno, arrestando qualsiasi forza distruttrice. In un certo senso, è come se la poesia agisse per cogliere, dietro un’immagine fugace, le fondamenta eterne del mondo. Così facendo, quell’immagine destinata all’oblio diventa immortale, continuando a rivelare il suo segreto a chiunque sappia interrogarla, anche dopo millenni. Nel freddo inverno dei secoli dell’Usura, Pound prova a immortalare qualche fiore, per ridestare il ricordo della primavera. Come scrive negli ultimi versi del Canto XIII:

The blossoms of the apricot

blow from the east to the west,

And I have tried to keep them from falling.

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