Carlo Marsonet ha studiato Scienze internazionali e diplomatiche presso l’Università di Genova e l’Università di Bologna, sede di Forlì. È PhD candidate in Politics: History, Theory, Science alla Luiss Guido Carli, Roma. Scrive sul blog della Fondazione Luigi Einaudi e collabora con Mente Politica. Ha pubblicato: Democrazia senza comunità. Il populismo quale reazione collettivistica alla modernità, in «Rivista di politica», n. 3/2018, pp. 59-70.

Recensione a
F. Felice, Michael Novak
IBL Libri, Torino 2022, pp. 166, € 14.00.

Tra i tanti pensatori americani che non hanno ancora trovato in Italia lo spazio che forse meriterebbero vi è anche Michael Novak (1933-2017). Teologo e politologo, Novak è stato uno studioso del capitalismo che ha posto particolare attenzione a quei prerequisiti o quelle virtù che vanno a sorreggere un ordinamento libero ideal-tipico da lui definito di «capitalismo democratico», come da titolo di uno dei suoi testi più importanti risalente al 1982 (tradotto in italiano da Studium nel 1987), caratterizzato dalla compresenza di alcuni pilastri facenti capo a diverse sfere interdipendenti delle vita umana: della libertà politica, della libertà economica e della libertà dello spirito.

All’interno di una collana dedicata ai classici contemporanei delle scienze sociali appena inaugurata dall’Istituto Bruno Leoni si situa questo lavoro di Flavio Felice – altri volumi sul pensiero americano vedranno la luce nella medesima collana, come quello di Jacopo Marchetti dedicato a Douglas North, appena uscito anch’esso, e monografie incentrate su Antonin Scalia, Murray Rothbard e la Scuola di Chicago, solo per citarne alcuni. Felice, che a Novak dedicò la tesi al pensatore di origini slovacche ormai tre decenni fa, già ne scrisse una monografia edita da Rubbettino nel 2002 e di cui, in parte, il presente volume è debitore (Capitalismo e cristianesimo. Il personalismo economico di Michael Novak). In questa monografia, l’autore enuclea quelli che sono i principali temi affrontati dal pensatore americano (ordine e storia, giustizia sociale, l’impresa come vocazione) situandoli nel contesto culturale in cui sono emersi, mostrando i debiti intellettuali di Novak e le influenze che egli ha esercitato nel pensiero politico-economico della seconda metà del Novecento e corredando il tutto di un profilo biografico scritto da Derek Cross, Brian Anderson ed Elizabeth Shaw per un ulteriore inquadramento del pensatore.

Novak, scrive Felice, ha tentato di costruire un ponte intellettuale tra il pensiero liberale classico e il magistero della Dottrina sociale della Chiesa. Egli ha dunque posto enfasi sull’imprescindibilità dell’economia di mercato come motore del benessere dell’uomo situandola, tuttavia, secondo una prospettiva personalista, in un più ampio contesto etico-culturale ancorato a una chiara visione della persona umana nella sua interezza. Così scrive Felice:

L’operazione Novak, se così si può dire, è consistita nell’ostinata ricerca degli elementi problematici che caratterizzano l’edificazione e il mantenimento delle multiformi società libere. Novak era fermamente convinto che la società libera si regga su tre pilastri, i quali identificano tre sistemi di libertà: un sistema di libertà politiche, contro ogni forma di tirannia più o meno esplicita o strisciante; un sistema di libertà economiche che possa contrastare la povertà e la coercizione, contrapponendo il processo inclusivo del mercato libero e regolato all’arbitrio e alla corruzione tipici dei sistemi estrattivi, corporativi e neo-feudali; un sistema di libertà dello spirito, il cui centro è di natura morale, culturale e religioso, che si traduce nell’implementazione istituzionale della primaria libertà di coscienza. (p. 29)

Secondo Novak, ricorda Felice, l’economia costituisce solo una parte, certamente importante, della vita umana. In ciò, sono chiaramente rintracciabili le impronte su di lui lasciate da autori quali Wilhelm Röpke e Luigi Sturzo, oltre che da alcuni classici del cattolicesimo liberale come Alexis de Tocqueville, Lord Acton e Antonio Rosmini, e dal suo contemporaneo Papa Giovanni Paolo II. Infatti, secondo il pensatore americano una buona repubblica dipende primariamente da qualità quali l’autocontrollo e il senso del dovere, la responsabilità necessaria alla preservazione delle libertà, ma anche dalla creatività, tipica di una visione dell’imprenditorialità che può essere ben rilevata in Israel Kirzner, che consente all’uomo di scoprire e schiudere nuove opportunità per migliorare la propria vita.

A differenza dei sistemi socialisti, chiusi e propensi a conculcare le persone sulla base di una visione di vita buona imposta da chi presume di avere le conoscenze e il conseguente diritto di imporla, le società libere, seppur imperfettamente, tendono a concepire l’uomo come portatore di una sua propria dignità tale per cui è dal basso, attraverso la propria autodeterminazione responsabile, che egli crea, secondo un processo spontaneistico e di libera cooperazione, à la Hayek, le condizioni per una vita considerata come buona e degna di essere vissuta. L’ordine, in tal senso, è anche per Novak, come per l’austriaco, un cosmos ovvero una nomocrazia che consente alle persone di ricercare la propria felicità a proprio modo, secondo regole di diritto generali e astratte, dunque non lesive della libertà e della dignità di ciascuno.

La giustizia sociale, divenuto un vero e proprio principio regolatore (illiberale) delle società contemporanee, tale per cui la libertà viene fatta ostaggio del perseguimento di un sempre più livellante egualitarismo, non è però criticata nel modo in cui Hayek la trattò nel secondo volume di Legge, legislazione e libertà. Essa, infatti, secondo Novak è stata rinchiusa in una trappola ideologica che l’ha resa inservibile ai fini di una società libera. È andata saldandosi con una onnipervasiva presenza statale che ha così indebolito la società civile, vero contropotere e necessario bilanciamento al Leviatano, come da visione plurarchica sturziana, ricorda Felice. Il più acerrimo nemico, insomma, della libertà e della dignità della persona è il potere politico che tende, quasi per natura, a monopolizzare il sociale, sulla scorta di una visione unanimistica e antipluralistica della vita umana. Novak pone così enfasi su quel principio di sussidiarietà, orizzontale prima di tutto e poi verticale, che già Tocqueville e poi Papa Leone XIII nella Rerum Novarum avevano trattato, come condizione di una società libera e pluralistica.

Ma una tale società non può fare a meno pure del motore della prosperità dato dall’economia di mercato. Tuttavia, ancora una volta Novak enfatizza quelle che sono le qualità o i prerequisiti umani che rendono possibile tale istituzione. Nel 1981 pubblicò il primo volume della trilogia che dedicò alla filosofia dell’impresa, concepita come una vocazione, Verso una teologia dell’impresa (Liberilibri, 1997). L’imprenditorialità, infatti, affonda le radici in una serie di virtù che non possono essere rinchiuse in un angusto orizzonte di tipo utilitaristico, ovvero la creatività (la virtù che rende possibile, insieme al lavoro, il benessere raggiunto dalle società opulente), l’amore per la comunità in cui s’inserisce l’imprenditore e il realismo che lo devo caratterizzare per non ricercare utopie. In sostanza, i sistemi – che in realtà non possono essere definiti tali, giacché tale concetto rinvia a qualcosa di chiuso, definitivo e impermeabile: l’antitesi di una società libera – di capitalismo democratico secondo Novak non solo rendono possibile la prosperità, favorendo lo sviluppo della creatività umana, ma garantiscono una maggiore dignità e libertà a ciascuno, seppur in modo imperfetto, com’è del resto ogni cosa di questo mondo.

In Novak, dunque, coesistono diverse influenze che rendono il suo pensiero un ponte tra diverse correnti. Come scrive Felice, infatti, egli costituisce forse uno dei più significativi tentativi di far coesistere i principi tipici del cristianesimo (e della Dottrina sociale della Chiesa) con quelli del liberalismo classico. Del resto, già Röpke aveva affermato come il liberalismo fosse il «legittimo figlio spirituale» del cristianesimo, e non già il suo abbandono.

In sintesi, e con le parole di Felice,

Novak è stato uno dei maggiori interpreti del pluralismo sociale, un alfiere di quella plurarchia sturziana che implica il rifiuto intransigente di ogni forma utopistica e/o tradizionalista di riduzionismo sociale a uno qualsiasi dei tre ambiti che Novak ha eletto a sistema di riferimento: la politica, con il sistema democratico, ispirato al rule of law; l’economia, con il sistema di libero mercato; la cultura, attraverso il pluralismo delle istituzioni politiche e culturali, non gerarchizzato e non omogeneizzato da alcuna autorità sedicente superiore (p. 145).

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