Antonio Messina è dottore di ricerca in Scienze Politiche (Università di Catania) ed è stato Visiting PhD Fellow presso l’Università di Leiden (Paesi Bassi). Fa parte del comitato scientifico o redazionale delle riviste ‘Il Pensiero Storico’, ‘Nuova Storia Contemporanea’, ‘La Razón histórica’ e del comitato dei revisori del ‘Journal of Political Science and International Relations’. Ha pubblicato una serie di studi di storia del pensiero politico e di storia intellettuale delle ideologie radicali, europee ed extraeuropee, privilegiando l’analisi comparatistica.
Aree di ricerca: African Studies; Contemporary Intellectual History; Totalitarian Ideologies; Comparative Fascist Studies; Nationalism; Political Ideologies; Political Religion and Sacralization of Politics.

Nota di lettura su A. Campi, M. Chiaruzzi (a cura di), Pensiero politico e relazioni internazionali. Dalla modernità al mondo globale, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2025, 493 pp.

Il volume curato da Alessandro Campi e Michele Chiaruzzi si propone un obiettivo che rimane in larga misura disatteso nella tradizione accademica italiana: restituire alla storia del pensiero politico una dimensione autenticamente internazionale. Come ricordano i curatori nell’introduzione, la storia delle dottrine politiche ha tradizionalmente concentrato la propria attenzione sull’«ordine interno», trascurando quella «sovranità esterna» che costituisce invece una delle articolazioni fondamentali della modernità politica. Questa tendenza all’introversione riflette un orientamento storiografico particolarmente radicato nel contesto italiano, per il quale i grandi autori del pensiero politico moderno vengono letti prevalentemente attraverso il prisma della politica interna (costituzione, governo, rapporto tra individuo e Stato) lasciando in secondo piano i rapporti tra Stati e comunità politiche distinte, la guerra, la pace, l’ordine globale e il diritto delle genti. Il volume intende quindi colmare questa lacuna, contribuendo ad accreditare anche nel contesto italiano un’immagine della disciplina maggiormente aperta al confronto con la teoria delle relazioni internazionali, soprattutto nella sua elaborazione anglosassone.

I curatori del volume insistono sulla necessità di superare l’orientamento tradizionale della storia delle dottrine politiche (oggi storia del pensiero politico), storicamente concentrata sull’ordine interno, aprendo la disciplina a una più esplicita considerazione della dimensione internazionale. Sul piano storiografico, si tratta di mostrare come la riflessione sulle relazioni tra comunità politiche accompagni sin dalle origini la formazione dello Stato moderno e sia rintracciabile anche in autori successivamente canonizzati quasi esclusivamente come teorici dell’ordine interno. Sul piano teorico, l’obiettivo consiste nel riportare alla luce la dimensione esterna implicita nei grandi classici del pensiero politico: interrogare non solo ciò che essi hanno esplicitamente sostenuto sui rapporti tra Stati, ma anche le possibilità analitiche offerte dalle loro categorie fondamentali una volta sottratte alla dimensione interna entro cui la ricezione successiva le ha spesso confinate. In questa prospettiva, viene sottolineato come concetti quali individuo, popolo, nazione, governo, diritto e guerra siano stati storicamente elaborati entro coordinate prevalentemente interne e come, proprio per questo, la loro trasposizione sul piano internazionale richieda uno sforzo interpretativo esplicito.

L’opera raccoglie diciannove saggi dedicati ad altrettanti autori o nuclei tematici, disposti secondo un ordine cronologico che va da Machiavelli a Mazzini. I contributori interrogano ciascun autore a partire dalla prospettiva delle relazioni internazionali, affrontando temi quali guerra e pace, ordine globale, diritto delle genti, equilibrio di potenza e sovranità esterna. La scelta di non limitarsi alle figure tradizionalmente associate al pensiero internazionalistico – escludendo, ad esempio, i teorici novecenteschi del realismo o del liberalismo istituzionale – risponde alla convinzione dei curatori che la dimensione internazionale sia parte integrante della tradizione politica moderna e ne attraversi lo sviluppo fin dalle origini, pur rimanendo spesso implicita o marginalizzata nelle letture successive. Recuperare questa prospettiva significa rivedere un paradigma interpretativo consolidato, che ha privilegiato sistematicamente la sfera interna a scapito di quella esterna.

L’impianto complessivo del volume è quello di un percorso costruito per monografie d’autore, rinunciando a una sintesi sistematica e privilegiando una ricostruzione ampia delle tradizioni teoriche che alimentano il dibattito contemporaneo. Tale impostazione comporta alcune inevitabili asimmetrie: l’eterogeneità degli approcci rende talvolta meno immediata l’individuazione di un filo conduttore unitario, lasciando al lettore il compito di ricostruire autonomamente le connessioni tra i diversi contributi. Si tratta tuttavia di una difficoltà intrinseca alla natura stessa dell’opera, mitigata almeno in parte da un’introduzione ricca di coordinate interpretative. Ne risulta un volume destinato tanto alla consultazione quanto allo studio, che contribuisce a ridefinire i confini di un settore ancora relativamente poco sviluppato nel panorama italiano, offrendo strumenti analitici utili sia alla ricerca sia alla didattica avanzata nel campo della storia del pensiero politico e della teoria delle relazioni internazionali.

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