Giuseppe Lubrino (1990) ha conseguito Laurea Magistrale in Scienze Religiose con indirizzo pedagogico-didattico nel 2017 presso la Pontificia facoltà teologica dell’Italia Meridionale all’Issr. “G. Duns Scoto” di Nola-Acerra.  Ha discusso una dissertazione scritta dal titolo L’Educazione nel pensiero di Joseph Ratzinger. Una pedagogia del cuore. Attualmente insegna Religione Cattolica presso la Scuola Secondaria di secondo grado: “Iti.Marconi-Galilei” a Torre Annunziata (Na). Appassionato di Teologia biblica, approfondisce i suoi studi sul pensiero e l’opera di J. Ratzinger e sulla paideia cristiana.

Chi è il profeta? Nell’immaginario comune tale figura è stata da sempre associata ad una persona che fosse capace di prevedere e prevenire il futuro. Tuttavia, tali caratteristiche ad un esame più attento dei dati biblici risultano assai riduttive. Il profeta è innanzitutto l’uomo di Dio, una persona che vive con sobrietà e austerità e pone la sua vita al servizio del Dio dei Padri. In forza del suo rapporto speciale con la divinità Il profeta è un portavoce di Dio presso il popolo di Israele. Talvolta, è al servizio della corte ma è un uomo che non accetta alcun tipo di compromesso ma annuncia con veemenza la Parola di Dio, legge la storia umana sotto la luce dello sguardo di Dio.

Il profetismo, infatti, è una vera e propria istituzione nell’Antico Testamento (cfr. Dt 18) che si afferma e si rafforza soprattutto a partire dall’epoca monarchica (X-VI sec. a.C.). Oltre ciò, nella Sacra Scrittura vengono definiti profeti anche personaggi anteriori a questo periodo tra cui Abramo e Mosè. Il profeta è per antonomasia colui che annuncia la salvezza di Jahvè e al tempo stesso denuncia e corregge le infedeltà del popolo e le sue mancanze nei riguardi della Torah. Il profeta è una persona – a volte una comunità – che parla in nome di Dio. Il messaggio dei profeti, peraltro, ha una dimensione fortemente attualizzante, se interpretato ed applicato autenticamente nel concreto dell’esistenza dei credenti. Gli scritti profetici si stratificano tra le trame della storia di Israele tra l’VIII e il II a.C. Inoltre, tra le diverse suddivisioni, quella accolta con unanimità dalla comunità degli studiosi è la seguente: scritti pre-esilici, scritti durante l’esilio e scritti post-esilici. (G. Ravasi, I Profeti, Ancora 26 giugno 2007).

Il Rotolo del profeta Isaia

Il ritrovamento di due rotoli presso le grotte di Qumran avvenuto nel 1947 ha consentito alla critica testuale di rintracciare un’unità letteraria all’interno del Libro del Profeta Isaia. Sono 1QIs, completo e databile verso il I secolo a.C., e 2QIs, incompleto, con correzioni, databile nel periodo della guerra giudaica 66-70 d.C. Tali rotoli, del resto, costituiscono una conferma anche del codex petropolitanus del 1008 d.C. Il rotolo del profeta Isaia ci è stato tramandato in sessantasei capitoli; tuttavia, a partire dagli anni ’70 esso ha attraversato una fase alquanto problematica che ha condotto la critica testuale ad affermare con certezza almeno due teorie:

  1. Il testo isaeiano è composto da tre blocchi distinti: 1 capitoli 1-39; 2 capitoli 40-55; 3 capitoli 56-66.
  2. Tali blocchi hanno tra loro dei forti legami.

Trattandosi chiaramente di un libro tripartito, il testo isaiano è stato redatto nel corso di diversi secoli ed epoche storiche. Il Deutero Isaia è sicuramente un discepolo dell’Isaia originario e opera durante l’esilio del popolo di Israele in Babilonia.

II Isaia (capitoli 40-55)

Il Deutero Isaia svolge il suo ministero durante la permanenza in esilio del Popolo di Giuda in Babilonia (587-538 a.C.). Egli esorta e consola gli esuli a non perdere la fede e la speranza in Jahvè, a prendere coscienza del proprio errore (causa dell’esperienza dell’esilio), a ritornare con cuore affranto e spirito contrito a Dio che si mostrerà clemente, misericordioso e gli concederà il perdono. Jahvè, infatti, susciterà Ciro re di Persia che strapperà il popolo eletto dalla tirannia di Nabucodonosor, re di Babilonia, e li farà rimpatriare con canti di gioia ed esultanza.

Dal racconto di queste vicende si può cogliere l’eminente pedagogia di Dio con la quale Egli ammaestra il popolo ebraico e tramite esso l’intera umanità. Come un buon padre, che anziché porsi nei confronti del figlio con toni patriarcali e proibitivi, il Dio della Bibbia fa sì che il popolo (figlio) sperimenti sulla propria pelle il fallimento e il pericolo di concludere alleanze straniere con altri popoli che non riconoscono il valore salvifico della Torah. Dopodiché il popolo ebraico farà la drammatica esperienza dell’esilio in cui ogni suo membro sarà lontano dalla propria terra, dai propri affetti più cari, dal tempio e dal culto. In tale circostanza, il popolo potrà finalmente maturare la convinzione del suo errore, fare ammenda e riprendere il cammino sotto lo sguardo premuroso e paterno di Jhavè. Detto questo, si rileva che uno dei temi portanti di questo rotolo è sicuramente quello della consolazione:

“Consolate, consolate il mio popolo”, dice il vostro Dio. “Parlate al cuore di Gerusalemme E gridatele Che è finita la sua schiavitù…” (Is 40,1-2).

Tale tema fa emergere un’altra caratteristica particolare del profeta biblico: egli, infatti, non sarà più solo l’uomo della denuncia o dell’annuncio imminente della punizione divina per un’inadempienza della Torah, ma sarà anche l’inviato di Dio per consolare nel momento dell’afflizione e della prova.

Il profeta è l’uomo della Parola, la quale, oltre ad esprimere il giudizio di Dio e a distinguere il bene dal male, è capace di guarire le ferite del cuore. Pertanto è in ambito profetico che la Parola di Dio acquisisce una vera e propria dimensione catartica, terapeutica e salvante per l’essere umano. A differenza dei profeti delle altre tradizioni religiose dei popoli limitrofi ad Israele, il profeta biblico pronuncia i suoi oracoli e le sue invettive nel pieno possesso delle sue facoltà intellettive e cognitive. Il profetismo biblico rigetta la mantica: l’arte divinatoria che nel mondo antico veniva praticata da molti sedicenti profeti o stregoni, i quali pronunciavano oracoli e invettive in nome degli dèi in pieno stato di estasi, dunque non erano pienamente coscienti delle loro parole e delle loro azioni (cfr. Dt 18,9-14). Contrariamente a ciò, il profeta biblico è un realista che interpreta la storia presente, passata e futura alla luce della Parola di Dio e della sua azione liberante nei confronti dell’essere umano. Si legga un altro passo del Deutero Isaia che costituisce una vera perla letteraria:

Come infatti la pioggia e la neve

Scendono dal cielo e non vi ritornano

Senza avere irrigato la terra,

senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà

della parola uscita dalla mia bocca:

non ritornerà a me senza effetto,

senza aver operato ciò che desidero

e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata (Is 55,10-11).

Questo brano poetico e ricco di allegorie estratte dagli elementi naturali vitali quali la pioggia e la neve conclude il rotolo del II Isaia. Il secondo Isaia è un agiografo anonimo vissuto nel VI sec. a.C. che con la sua azione e la sua parola fu capace di ridestare la speranza nel cuore degli esuli di un ritorno glorioso in patria. Volendo operare di questo rotolo sacro una lettura allegorica si può ipotizzare che, talvolta, si fa esperienza di un vero e proprio esilio interiore che aliena l’essere umano da sé stesso e lo allontana da quella terra entro la quale egli si sente a casa, in patria. Ebbene, da tali acquisizioni si può cogliere l’inestimabile ricchezza della parola e dell’insegnamento dei profeti. Nel brano isaiano la Parola di Dio è descritta come un elemento essenziale per la sussistenza della vita umana senza la quale essa diventa arida e sterile. Si afferma inoltre che la Parola di Dio è operosa, creatrice, feconda, nonché efficace e fedele al conseguimento del suo scopo. Riscoprire il valore educativo della letteratura biblica profetica costituisce in tal senso una necessità intrinseca per la cultura odierna.

Le storie e le trame intricate all’interno delle vicende riportate dalla Bibbia riflettono dinamiche e situazioni quanto mai attuali per il tempo presente. Pertanto necessitano di essere conosciute, acquisite, valutate in maniera critica e analitica, ai fini di una crescita integrale e globale in termini di cultura e umanità.

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