Giusy Capone insegna Lingua e cultura greca e Lingua e cultura latina dal 1998; è redattrice della Rivista culturale bilingue registrata "Orizzonti culturali italo-romeni"; si occupa delle pagine culturali di diversi portali dell'area Nord di Napoli; collabora con l'Istituto di Mediazione linguistica di Napoli; cura un blog letterario.

Recensione a
M. Nucci, L’abisso di Eros. Seduzione 
Ponte alle Grazie, Milano 2020, pp. 288, €16,80.

Elena, bella chioma, e Menelao, caro ad Ares; Pericle, circondato dalla gloria, ed Aspasia, concubina occhio di cane; Saffo di Mitilene ed il suo incantevolmente eccitante ϑίασος; Socrate, maestro di paideia, ed i suoi adoranti discepoli. Tutti i celeberrimi amanti dell’antichità seppero guadagnarsi amori immortali. Quale fu il loro intimo segreto? Forse, chi ama davvero non può che essere riamato? Probabilmente, chi ama davvero ama per sempre? Non proprio!

L’arcano ce lo confida Matteo Nucci, nocchiero contagiosamente appassionato nell’affascinante terra in cui signoreggia Eros, spalleggiato dalla sua callida comprimaria Peithò, la Seduzione. Eros in itinere immersivo nei deliziosi paesaggi ellenici. L’autore, per l’editore Ponte alle Grazie, scorrazzando tra la saggistica ed il racconto, scandaglia l’inganno dell’amore, ineluttabilmente congiunto alla sapienza. Del resto, «Gorgia aveva trovato definitiva conferma di un’idea antica. Ossia che saggio è chi si lascia ingannare. Saggio è chi sa quanto l’inganno sia inestricabile dalla seduzione in politica, nelle arti, come in qualsiasi grande fonte di passione. Ovviamente, ci vuole molta sapienza per usare l’inganno. Ma ce ne vuole anche per capire quanto sia giusto lasciarsi ingannare. Pensava a Epimeteo e alla sua lenta astuzia? Il Titano che si era lasciato ingannare da Zeus pur di liberare l’eros tra gli uomini? Difficile dirlo. Certo, sapeva che solo chi è sapiente al punto da lasciarsi davvero sedurre può tentare la strada della massima seduzione».

Eros, divinità invincibile ed indomita, nume primigenio delle nostre origini ataviche, virile e muliebre insieme, fluido, sessualmente indifferenziato, abilissimo nel fendere il petto di chiunque incontri pur d’insinuarsi nel suo animo, sconvolgere qualsivoglia regola e rovesciare qualsiasi misura, pur d’intrappolare senza scampo, impedendo ogni via di fuga. Qual è il potere di Eros? «Eros è natura, Eros è alle origini, Eros decide con la potenza della necessità. Dunque, sconvolge, travolge, violenta e rapisce». Muove gli esseri umani, inducendoli irresistibilmente a scendere nelle loro voragini abissali. Eros, solo, ci spinge alla ricerca perenne di quell’impressionante incanto che ci fa ondeggiare le gambe, che ci conturba, che ci appanna la vista e rende muta la lingua, che ci rende vulnerabili, inermi, nudi. Arrendevoli? No! Occorre osare, battagliare, condiscendere finanche alla collera:

Platone sapeva che solo lasciando scorrere eros adeguatamente nell’elemento che media all’interno dell’anima è possibile realizzare la propria forza erotica. Solo nell’ira, nell’orgoglio, nella forza guerriera della nostra parte animosa, pronta a prendersi la ribalta nel momento in cui l’amore sembra finire, quando ci pare di essere stati traditi. Non esiste nulla di semplice nelle nostre vite. E niente è più complesso di eros. Pòlemos, guerra, è padre di ogni cosa. Lo diceva Eraclito L’Oscuro e stavolta non era affatto ambiguo. Perché Pòlemos vive al centro della nostra anima. Per realizzare eros in noi allora dobbiamo armarci e combattere. Dobbiamo liberare l’ira che non ci annebbia come fumo ma ci dà vita come miele. L’auriga che domina la nostra anima deve fare affidamento sul cavallo bianco per contenere il cavallo nero. Solo allora sentiremo finalmente la potenza terrorizzante del brivido erotico.”, perché “per amarsi è necessario tradirsi. Lottare e disperare. Lasciarsi prendere dall’ira e dall’orgoglio. Salvare la propria dignità. Eppoi rincorrersi.

Già, la perfetta unione afrodisiaca è inattuabile: bisogna graffiarsi, ricoprirsi di lividi, scazzottare con sé e l’altro da sé. Ovviamente, non si scruta soltanto il sentimento d’amore. La seduzione adulta, difatti, si carica delle molteplici e plurime facce del desiderio: le composite figure con cui gli individui popolano il proprio irreale immaginario per tentare di sanare l’isolamento esistenziale; per accarezzare con autoblandizie la limitazione di chi disegna figure e formule per raccontarsi, per conferirsi un’identità ed un assetto, per stabilirsi nel mondo.

In tal modo, è plausibile conversare di seduzione non esclusivamente amorosa bensì d’una fascinazione delle idee, del genio, del male o delle fantasticherie. Ovunque si delinei un giuramento di riscatto e di compiacimento; dovunque si profili l’abbaglio di un balsamo per le proprie irrequietezze e le proprie fragilità; ovunque si colga un’eventualità di percepirsi copiosamente partecipi dell’esistenza. Nucci ci suggerisce di armarci di bellezza erotica, d’una beltà che può cogliere unicamente chi sa avvampare di pensieri, giudizi, pareri ed opinioni, smarrirsi e, poi, ritrovarsi. Si tratta della bellezza che sfavilla quando siamo noi stessi e noi stessi felici.

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