Caporedattore

Antonio Messina è Ph.D. Student in Scienze Politiche all’Università di Catania e Visiting Ph.D. Fellow presso l'Università di Leiden (Paesi Bassi). Ricopre il ruolo di caporedattore del semestrale «Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee», da lui fondato; è socio della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO) e dell’Istituto euro-arabo di Mazara del Vallo. È membro del comitato scientifico della rivista «La Razón histórica: revista hispanoamericana de historia de las ideas políticas y sociales». I suoi principali interessi concernono la filosofia politica, la geopolitica, e la storia delle dottrine politiche, con particolare riferimento alla storia intellettuale dei regimi autocratici. Tra le sue pubblicazioni: L'economia nello stato totalitario fascista (Ariccia 2017); Giovanni Gentile. Il pensiero politico. Scritti e discorsi 1899-1944 (Roma 2019); Comprendere il Novecento tra storia e scienze sociali. La ricerca di A. James Gregor (Soveria Mannelli 2021).

Recensione a
A. Tembo, War and Society in Colonial Zambia, 1939–1953
Ohio University Press, Athens (Ohio) 2021, pp. 256, $34.95.

Il secondo conflitto mondiale viene spesso studiato e raccontato a partire dalla prospettiva, talvolta riduttiva, dei principali fronti militari in cui si sono fronteggiati gli svariati eserciti delle potenze in lotta, ignorando l’impatto che esso ha avuto su quei paesi – soprattutto ex colonie – non coinvolti direttamente nel conflitto. Il recente volume di Alfred Tembo contribuisce a colmare questa lacuna, analizzando le modalità attraverso cui un conflitto violento di portata globale si ripercuote dall’epicentro alla periferia, gravando significativamente su società teoricamente estranee al conflitto[1]. Il caso di studio utile a tracciare l’interconnessione delle dinamiche e degli eventi internazionali e locali è lo Zambia, sin dagli anni Venti sotto il dominio britannico con il nome di Rhodesia del Nord, che si ritrova ad essere catapultato nel conflitto contro le Potenze dell’Asse.

L’Autore, attingendo a un ampio repertorio di documenti inediti d’archivio e alle trascrizioni di interviste condotte dalla British Broadcasting Corporation con ex militari zambiani, dimostra come i processi sociali, economici e politici messi in moto dalla seconda guerra mondiale portarono ad importanti sviluppi nella economia e nelle istituzioni statali zambiane. Non si sofferma quindi sulle imprese militari degli zambiani che vennero arruolati e dispiegati su vari fronti, dal Kenya, al Somaliland, al Madagascar, al Ceylon, alla Birmania sino alla Palestina e all’India, ma focalizza l’attenzione su quei processi socioeconomici innescati dal conflitto che portarono a «development of Zambian nationalism and statehood», permettendo quindi al paese di incamminarsi «on the path to autonomy and ultimately independence» (p. 175).

Quali sono stati, dunque, i processi innescati dalla guerra che hanno condotto lo Zambia a organizzare e dispiegare risorse umane, naturali e militari per conto del governo imperiale? L’Autore li presenta un quadro molto ampio e dettagliato, che si può schematicamente riassumere in due punti cruciali:

1. Il reclutamento degli africani. L’Autore fornisce una stima di circa 15 mila zambiani inquadrati in otto battaglioni per servire l’Impero britannico nella guerra contro l’Asse. Questo reclutamento produce delle conseguenze sociali che sono comuni a tutti i paesi belligeranti, nella misura in cui irrompe nelle case e stravolge la routine quotidiana, incidendo sulle dinamiche di sostentamento e sulle relazioni familiari, ma mostra anche alcune caratteristiche precipue. In primis è sorretto dalla cosiddetta «teoria delle razze marziali», che identifica quei gruppi etnici considerati idonei per inclinazione naturale/biologica a servire nei ranghi dell’esercito. Nel caso dello Zambia, furono privilegiati i gruppi autoctoni Bemba, Ila e Ngoni che vantavano una lunga storia di militarismo, a scapito di altri. Poiché l’arruolamento costituiva una fonte di reddito, alcuni gruppi “non marziali” negoziarono la loro identità per accedere al reclutamento, dimostrando in questo modo che l’identità della razza marziale non era interamente un costrutto coloniale (si veda la cosiddetta “sindrome di Gurkha”). In secondo luogo, il reclutamento introdusse nella cultura degli zambiani il modello di eteronormatività mascolina occidentale, escludendo le donne e abbracciando quei valori legati alla robustezza, alla virilità e alla resistenza. Infine, l’Autore evidenzia come l’approccio degli zambiani al reclutamento non fu meramente passivo, dimostrando l’esistenza di forme di agency africana spesso trascurate dagli storici: chi aderì al reclutamento aveva una propria prospettiva sul conflitto, mentre altri vi si opposero attivamente, adottando svariate strategie per sottrarvisi.

2. La guerra ebbe un impatto dirompente nel cosiddetto “fronte interno”. In quanto produttrice di rame, metallo cruciale per la fabbricazione di munizioni, la Rhodesia del Nord assunse una importanza vitale nell’ottica degli interessi britannici. Quando nel 1942 le vittorie giapponesi nel sud-est asiatico limitarono la fornitura di materie prime agli Alleati, la Gran Bretagna intensificò gli sforzi produttivi delle sue colonie africane, inaugurando un nuovo periodo di controllo e di regolamentazione economica. Malgrado l’impegno assunto con la sottoscrizione della Convenzione dell’ILO (1930), la Gran Bretagna introdusse la coscrizione civile e il lavoro forzato per massimizzare la produzione, acquistando poi i prodotti africani ad un prezzo inferiore rispetto quello di mercato. Per contro-bilanciare la perdita dell’accesso alle materie prime prodotte dalle colonie del sud-est asiatico cadute sotto il controllo giapponese, la Rhodesia subì forti pressioni per rilanciare la produzione di gomma, cuoio, ferro, cera e altre materie prime necessarie allo sforzo bellico. Ciò ebbe inevitabilmente degli elevati costi sociali:

While the Northern Rhodesian home front was very far away from the battlefronts of wartime Europe, the war’s effects did not spare the territory. Its citizens experienced commodity shortages and hoarding, hyperinflation, and the black market for much of the war period (p. 15).

Il crescente malessere sociale determinò l’ascesa dei sindacati, veri epicentri di una opposizione anti-britannica espressa sotto forma di scioperi e di crescenti rivendicazioni. Tembo dimostra abilmente che i veri agenti propulsori di un sentimento nazionalistico non furono i reduci di guerra, seppure questi ultimi sottoposti ad un iniquo trattamento rispetto ai propri commilitoni europei, ma i sindacati, la cui leadership confluirà nei ranghi di quei partiti politici che guideranno il paese verso l’emancipazione e l’indipendenza.

Ma le conseguenze più significative della guerra sugli sviluppi futuri dello Zambia investono principalmente l’economia e la statualità. I tentativi del governo coloniale di massimizzare la produzione e di agire direttamente sul razionamento e il controllo dei prezzi determinarono un ruolo più diretto del governo nell’economia della Rhodesia del Nord di quanto non sia mai avvenuto in precedenza, spianando così il terreno allo Stato «sviluppista» e interventista di Kenneth Kaunda.

Il libro di Tembo, basato su un’attenta, originale e scrupolosa lettura delle fonti d’archivio, rappresenta il primo studio completo sullo Zambia durante la seconda guerra mondiale e rende fattivamente ragione della portata mondiale – e non soltanto europea e asiatica – del conflitto. Rende inoltre giustizia al sacrificio patito da una generazione di africani sul patibolo di una guerra non voluta né cercata. Come infatti impresso nel ricordo di un veterano: «It was a painful experience… We had to sacrifice our lives to a war effort which was not of our own making».

Note:

[1] Un volume che adotta un’analoga prospettiva con riferimento alla prima guerra mondiale è Shiferaw Bekele, Uoldelul Chelati, Dirar, Alessandro Volterra, et al., The First World War from Tripoli to Addis Ababa (1911-1924), Centre français des études éthiopiennes, 2018 (https://books.openedition.org/cfee/1024?lang=it).

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