Giuseppe Lubrino (1990) ha conseguito Laurea Magistrale in Scienze Religiose con indirizzo pedagogico-didattico nel 2017 presso la Pontificia facoltà teologica dell’Italia Meridionale all’Issr. “G. Duns Scoto” di Nola-Acerra.  Ha discusso una dissertazione scritta dal titolo L’Educazione nel pensiero di Joseph Ratzinger. Una pedagogia del cuore. Attualmente insegna Religione Cattolica presso la Scuola Secondaria di secondo grado: “Iti.Marconi-Galilei” a Torre Annunziata (Na). Appassionato di Teologia biblica, approfondisce i suoi studi sul pensiero e l’opera di J. Ratzinger e sulla paideia cristiana.

Recensione: L. Mazzinghi, L’indagine e l’ascolto. Metodo e sguardo dei saggi di Israele, Edizioni Dehoniane, Bologna 2015, pp. 120, € 9,50.

Luca Mazzinghi è un teologo e presbitero italiano, presidente dell’Associazione biblica italiana e docente di esegesi biblica dell’Antico Testamento presso la Pontificia Università Teologica Gregoriana, nonché professore presso il Pontificio Istituto biblico di Roma.  Studia e approfondisce da anni la Sacra Scrittura attraverso i suoi scritti pubblicati nella rivista di biblistica «Parole, Spirito e Vita».

Nel volume qui recensito ci presenta la peculiarità degli scritti della sezione sapienziale della Bibbia. Chi sono i saggi di Israele? Quale è il loro metodo di indagine speculativa? Quali sono le caratteristiche letterarie di questo corpus di scritti sacri che è confluito all’interno della Bibbia veterotestamentaria? Tali interrogativi soggiacciono nel testo e offrono una chiave di lettura dei Libri sapienziali: Proverbi, Giobbe, Qoèlet, Siracide, Sapienza. Riflessione quanto mai attuale per il contesto socio-culturale odierno. Particolare caratteristica di questi testi sacri è che gli agiografi compiono il tentativo di fornire una risposta credibile agli enigmi di carattere esistenziale (chi sono? Quale è lo scopo della mia vita? Cosa accadrà dopo la morte?) che da sempre albergano nel cuore dell’uomo con un linguaggio pratico e incisivo, didattico e filiale.

Il saggio è un uomo il quale prima di dare giudizi vuole comprendere il mondo, piuttosto che cercare di cambiarlo. L’atteggiamento che il saggio vuole suscitare nei suoi lettori è perciò la capacità di discernere e valutare la complessità del reale.

L’Autore  informa che i saggi di Israele, oltre ad indagare e ricercare il senso della vita in una prospettiva di fede, talvolta rilevano anche i limiti a cui tale ricerca conduce e fanno esperienza del fallimento, della sofferenza e del dolore. Il racconto del libro di Giobbe è un paradigma in questo senso. Ciò nonostante, gli scritti sapienziali propongono un vero e proprio itinerario di formazione e educazione dello spirito umano. Tale percorso è volto, peraltro, ad una piena integrazione dei credenti nella complessità del reale attraverso cui è data loro la possibilità di crescere e progredire nella fede e nella vita. Leggere e approfondire i libri sapienziali è come iscriversi ad una scuola di umanità, di vita e maturazione nella fede del Dio biblico. Tale corpus letterario costituisce, dunque, una miniera d’oro per chiunque voglia conoscere più da vicino il Dio della rivelazione biblica e fare un’esperienza di crescita interiore. Riferendosi alla sezione più antica del libro dei Proverbi (cc. 10-30) , il professor Mazzinghi afferma:

il loro approccio nei confronti del mondo è basato, come si è detto, sull’esperienza ma, allo stesso tempo, sulla forte convinzione che tale esperienza ha un senso perché è relativa a un ordine delle cose, dietro al quale c’è Dio stesso.

Per i saggi di Israele le varie esperienze della vita diventano un ‘luogo’ teologico entro cui è possibile fare esperienza del divino. Ricercare il senso della vita, della morte, della sofferenza, della gioia e del dolore, discernere il bene e il male è un’occasione di incontro e di ascolto degli insegnamenti di Dio. Pertanto, cimentarsi nella lettura di queste pagine è un’opportunità interessante per cogliere il valore pedagogico-educativo che i testi sacri possiedono per la vita dell’uomo.

«Non rispondere allo stupido secondo la sua stupidità, perché tu non diventi simile a lui» (Pr 26,4); ma è vero anche il contrario: «Rispondi allo stupido secondo la sua stupidità, perché egli non si creda di essere saggio» (Pr 26,5). Questi due simpatici e ironici proverbi, accostati provocatoriamente l’uno all’altro, ci dimostrano per antitesi come per i saggi non esista alcuna soluzione preconfezionata.

Gli scritti biblici sapienziali si propongono di fornire all’essere umano di ogni tempo un approccio critico e analitico alla realtà per una comprensione più nitida e profonda del senso della vita e del mistero del trascendente.

La saggezza consiste dunque nel saper discernere, caso per caso, qual è il comportamento più adatto in una determinata situazione. La saggezza è prima di tutto, per l’antico Israele, la scoperta della complessità e dell’ambiguità del reale.

Decifrare quale è il comportamento più adeguato da assumere nelle varie esperienze della vita e dinanzi ai suoi dilemmi e alle sue sfide è fonte di crescita personale, interiore e sociale. Abitare la società in cui si vive con maggiore consapevolezza di sé e del reale diventa proficuo e stimolante anche ai fini di acquisire una cittadinanza attiva, matura e consapevole.

I testi sacri dell’Antico testamento e, in modo del tutto particolare, gli scritti sapienziali  propongono ai credenti e a tutti gli uomini di buona volontà una vera e propria graduale evoluzione personale perché essi possano ampliare la propria conoscenza e conseguire un rapporto più solido con sé stessi e con il divino. Il ritratto del saggio che emerge dagli scritti sapienziali si colloca a metà strada tra la figura del filosofo e la figura del profeta: impartisce ai suoi discepoli in termini filiali l’arte del saper vivere e offre loro una prospettiva lungimirante per cogliere gli eventi della vita sotto la luce di Dio. Il testo del professor Mazzinghi si pone quale sussidio utile ai fini di una lettura sublime delle pagine sacre della sezione sapienziale della Bibbia.

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