Federico Leonardi ha svolto attività di ricerca e insegnamento a Milano, Firenze e Londra ed è docente ordinario di Filosofia e Storia nei Licei. Oltre a vari saggi in italiano e in inglese, ha scritto le seguenti monografie: Tragedia e Storia (Aracne, 2014); World History (con Luca Maggioni; Rubbettino 2015), Aristotele: sapere storico e scienza politica, saggio introduttivo ad Aristotele, Scritti politici (Rubbettino 2020), prima edizione italiana integrale degli scritti politici dello Stagirita, di cui è anche il curatore. Collabora con RAI Cultura-Filosofia.

In Bulgaria si trovano le vestigia della prima Europa, che germogliò dalla disgregazione dell’Impero Romano, travolto dall’effetto domino che i popoli erranti dell’Eurasia esercitarono uno sull’altro. Una prima Europa che fu anche un’altra Europa possibile, travolta dall’ondata ottomana, ma capace di ricoprire un ruolo di portata non locale ma europea per secoli. Oggi chi direbbe che l’Impero bulgaro (681-1014) precedette quello più noto dei Franchi e che il principe Boris rivestì un ruolo storico non meno importante di Carlo Magno? Forse qualche specialista o appassionato di Medioevo. Entrambi gli imperi ebbero il merito di aggregare più popoli e di condurli verso la vita stanziale e la civiltà, ma, mentre i Franchi lo fecero con i Germani, i Bulgari lo fecero con gli Slavi. Ma i Bulgari ci arrivarono molto prima.

Chi direbbe che la Bulgaria ospita i resti delle città più antiche d’Europa, come affermano le didascalie, forse sciovinistiche, ma non infondate, del Museo Nazionale di Storia Bulgara di Sofia? Eppure, attestano gli archeologici, che a Plovdiv, la seconda città bulgara per abitanti, vi era già una città nel 4000 a.C. E qualsiasi visitatore che raggiunga la vetta della collina su cui la Plovdiv attuale si inerpica può contemplarne i resti.

Infine, chi direbbe che i più importanti eroi civilizzatori greci, come Orfeo, che scoprì la potenza dell’arte e l’insegnò agli uomini, o Dioniso, che scoprì la potenza del vino e dell’ispirazione sfrenata, vengono dalla Tracia, il nome più antico della Bulgaria (anche se Dioniso poteva anche venire dalla Frigia in Asia Minore)? E che i Traci, come si vede in alcune tombe rimaste dei loro re, credevano nell’immortalità dell’anima, principio coltivato e diffuso proprio dall’orfismo e dai culti dionisiaci?

Insomma, la città più antica d’Europa, la prima religione spirituale d’Europa, il primo impero europeo dopo il crollo di Roma: tutto in Bulgaria. Allora perché oggi la Bulgaria è semplicemente un colore sulla cartina, trascurata dai turisti e dai libri di storia? Certamente, sembra essere un Paese che aveva grandi occasioni e le ha dissipate, una prima Europa che non ha retto. Certamente, molte vestigia antiche non sono rimaste, vuoi perché i Traci non conoscevano la scrittura e molte informazioni che li riguardano le abbiamo da autori greci, o sono state spazzate via dalla lunghissima dominazione turca, tanto che non è inusuale che quel che oggi si vede sia frutto di ricostruzioni, seppur fedeli, attuate durante il Risorgimento bulgaro, più o meno coevo a quello di molti Paesi europei, Italia compresa. Eppure, non poco è rimasto e vi sono vere e proprie perle di bellezza e pregne di storia, come il mar Nero, i siti archeologici traci, Plovdiv, non per caso già capitale europea della cultura, Veliko Tarnovo, capitale del secondo impero bulgaro, talmente verticale da sembrare all’osservatore un’artificiale prolungamento delle impervie colline che la ospitano, nonché Sofia, città quasi anonima, come costruita con i Lego, ma attorniata da monti che si stagliano ovunque al di là del suo profilo, e piena di perle sepolte o che spuntano tra i palazzoni della ricostruzione comunista, capace di ospitare nel suo crocevia principale una moschea, una sinagoga, una chiesa.

Ma prima di tuffarci nella parabola storica, perché la Bulgaria è stata così importante e oggi è così periferica? Come sempre, quando si tratta di entità storiche, contano lo spazio e il tempo. Quanto allo spazio, fondamentale è la natura del territorio e la sua collocazione, cioè se sia troppo esposto a contatti o troppo poco. E i contatti posso portare novità e cultura, foriere di sviluppo, ma anche invasioni. Per valutarli bisogna liberarsi dell’illusione europea, cioè che l’Europa sia un ente a se stante, e avere il coraggio di lasciar andare lo sguardo nel territorio immenso dell’Eurasia, carico di risorse e di pericoli, in cui Europa e Asia sono evidentemente fuse. Purtroppo, il territorio tracio e bulgaro si trova in una zona prossima ma non aggettante sul Mediterraneo ed esposta all’eventualità di invasioni o migrazioni dall’Eurasia, rispetto a cui cospicuo ma non sufficiente presidio naturale gioca il Danubio, ben noto alla sapienza geopolitica degli antichi Romani. Laddove la vicina Grecia nasce in un territorio impervio e difficile da invadere via terra ma facilmente esposto a qualsiasi movimento a causa della sua esposizione sul mar Mediterraneo, la Bulgaria germoglia in un territorio che seppur non poco montagnoso, non è impervio, anzi è facilmente attraversabile, e si affaccia su un quasi lago come il Mar Nero. E qui entra in gioco il fattore tempo: quando i movimenti dall’Asia aumentano, crescono i pericoli, quando scemano, ecco una maggiore tranquillità.

In una parola, quella che fu la Tracia e poi la Bulgaria è un crocevia: per questa ragione, ha dato vita a civiltà importanti ma non stabili, di cui ora proviamo a ripercorrere i passi. Ora, se volessimo tracciare un breve ritratto spirituale e storico della Bulgaria, dovremmo attraversare almeno quattro tappe: 1) l’epoca primitiva e tracia; 2) l’epoca greco-romana; 3) l’epoca del primo e del secondo impero bulgaro; 4) dal Risorgimento fino ad oggi, ovvero la storia della Bulgaria moderna e contemporanea.

Come già anticipato, la Bulgaria fu sede della città più antica d’Europa e della quarta più antica al mondo: visibile a Plovdiv, il sito mostra resti di mura che danno su una rupe, evidentemente una rocca, mentre vari ritrovamenti archeologici, come vasellame, utensili, gioielli, armi, etc., illustrano il livello di sviluppo di quella primitiva civiltà. Che si trattasse già dei Traci non è affermabile con certezza, perché le fonti scritte non ci aiutano a sufficienza, purtuttavia è probabile. Per quanto avanzati, i Traci non conoscevano la scrittura. Delle affermazioni dello storico greco Erodoto forse è vera la meno pomposa, cioè che le divisioni tribali gli impedirono di diventare una Grande Potenza, mentre le altre dello storico greco sembrano meno probabili, ovvero che fossero numerosi come gli Indiani. Erano ricchissimi, perché detenevano molto oro e capacità artistiche che lo raffinavano ai massimi livelli, come è evidente dai musei, specialmente quello di Varna. Gli archeologici contano 19mila tombe trace e datano le più antiche appunto al 4000 a.C. e, siccome alcune di queste, recano ancora disegni originali fanno pensare a una religione spirituale dell’immortalità dell’anima, legata alla figura di Orfeo, che svariate fonti greche dicono originario proprio della Tracia, come Dioniso. Perciò, si può azzardare l’idea che sia stata più la Tracia a influenzare la Grecia che non viceversa e che la posizione di crocevia abbia inciso nel fare da punto di passaggio di idee tra Oriente e Occidente. Occorre, però, precisare che la Tracia e Bulgaria coincidono soltanto per tre quarti e che la prima si trovava più a Sud e non comprendeva la zona più prossima al Danubio: infatti, secondo le fonti più accreditate, Orfeo era della città tracia di Lebetra, presso il Monte Olimpo, oggi territorio greco. Su sovrapposizioni e distinzioni tra le due culture avremo modo di tornare nelle prossime puntate.

Sia come sia, i Greci si diffusero in Tracia secondo la loro consueta strategia di occupare i luoghi chiave del commercio marittimo, ovvero le coste, dove fondarono o rifondarono molte città sul Mar Nero come Apollonia (oggi Sozopol), Mesembria (oggi Nesebar) oppure Odessos (oggi Varna). Se le prime colonizzazioni si limitarono al mare, la seconda ondata fu una conquista vera e propria: Filippo II inglobò nei suoi possedimenti l’intera Tracia e pose la capitale in una città che ribattezzò col suo nome, Filippopoli (oggi Plovdiv). Soltanto i Romani vi posero un dominio secolare, sfruttando la posizione intermedia tra Europa e Asia e ponendo la loro capitale a Serdica (oggi Sofia). Le divisioni tribali di cui già parlava Erodoto dovevano aver inciso nella stabilità politica dei Traci.

L’epoca medievale rimise al centro il territorio tracio ormai dominato da popolazioni slave che avevano popolato l’Europa Orientale lasciata libera dai Germani, a loro volta stabilitisi all’interno dei vecchi confini romani. Dicono le fonti bizantine che i Bulgari, una minoranza d’origine turca, furono spinti dalla medesima instabilità e spostamenti di popoli a muoversi dal centro dell’Asia verso l’Europa e, imposto il loro dominio su alcune popolazioni slave, diedero vita al primo impero bulgaro. La coincidenza fu felice. L’esperienza politica dei Bulgari combinata con la massa numericamente immensa degli Slavi da una parte e, dall’altra, la debolezza dell’Impero Romano d’Oriente, già impegnato su due fronti, l’impero partico e il dilagare degli Arabi, lasciarono campo libero per la fondazione della prima comunità politica multinazionale su suolo europeo dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente. Dal 681 quando nacque al suo primo crollo nel 1014, in più di tre secoli, fu capace di espandere i propri confini e giocare un ruolo culturale chiave. Infatti, al suo apice giunse a contenere gli attuali Bulgaria, Macedonia, parte della Grecia e della Serbia, Romania e Ungheria. Fu grazie alla Bulgaria slava che Cirillo e Metodio, greci di Tessalonica, poterono conoscere la cultura di quei popoli per potervi poi diffondere il cristianesimo. Ma i re bulgari erano già convertiti e fecero a gara con Costantinopoli nella diffusione della civiltà e del Cristianesimo presso gli Slavi e nel loro Stato promuovevano scuole teologiche, arte, cultura. Perché questa prima Europa non resse? Per gli stessi motivi per cui nacque, seppur a fattore invertito. Verso l’anno Mille ormai un’altra realtà politica slava si affacciava, la Russia, che, invece di allearsi con la Bulgaria, lo fece con l’Impero Romano d’Oriente: insieme sconfissero i Bulgari e li sottomisero. L’area era troppo esposta per poter ospitare uno Stato solido che tuttavia un secolo dopo rinacque. Il cosiddetto Secondo Impero Bulgaro riuscì a durare dal 1185 al 1393, potendo fregiarsi del ruolo di Terza Roma, prima che con maggior successo lo tenesse Mosca. Infatti, l’influenza culturale delle scuole teologiche bulgara fu così notevole che nel mondo ortodosso la capitale Veliko Tarnovo era più importante di Costantinopoli o Mosca. Purtroppo, la posizione non fu favorevole ancora quando a muoversi furono i Turchi Ottomani che sottomisero l’Impero bulgaro.

La corsa all’egemonia tra Stati europei lasciò i più prossimi all’Asia e ai suoi pericoli sprovvisti della comune difesa cristiana contro i musulmani: fuor di retorica l’Europa divisa lasciò il suo Oriente nelle mani turche. Dovettero cambiare i tempi perché quello spazio potesse nuovamente cambiare e risorgere. Soltanto quando l’Impero Ottomano entrò in decadenza cominciarono i Risorgimenti slavi, governati dalla Russia. Bastò ai patrioti la narrazione di un passato così glorioso per rinfocolare l’orgoglio dei più ma non a sconfiggere i Turchi: senza il decisivo aiuto russo, il contributo bulgaro non sarebbe stato sufficiente. Cominciò l’equivoco di molti nazionalismi ovvero la narrazione illusoria dell’assoluta indipendenza, fantasma che molti popoli agitano senza avvedersi che liberarsi da grandi aggregazioni coatte non significa non significa non doverne plasmare altre liberamente. L’orgoglio di passate grandezze da solo non porta lontano. Significativamente la cattedrale di Sofia, costruita per celebrare l’indipendenza, è dedicata all’eroe russo delle origini Aleksander Nevski. La parabola della Bulgaria indipendente (1878) e moderna non è più quella di una Grande Potenza ma di uno Stato piccolo, ma la sua posizione non cambia, semmai il suo ruolo. Collocata tra Occidente e Oriente europei, è stata ed è contesa tra influenza tedesca e russa ma incapace di esercitare un ruolo culturale come in passato. Forse perché di questo passato non sa ancora far tesoro per liberare nuove energie. Difatti, da un punto di vista meramente geopolitico la Bulgaria è soltanto una pedina su una scacchiera. Non senza legittime ragioni storiche, i Bulgari volevano con l’indipendenza un grande Stato che ricalcasse le orme del passato e soprattutto con uno sbocco sul mare. Peccato che dietro le quinte ci fossero i Russi e nessuno voleva concedere loro di affacciarsi, seppur indirettamente, sul Mar Mediterraneo. Francia e Gran Bretagna fecero valere il loro veto e invece della grande Bulgaria ne nacque una piccola. I salti mortali dell’equilibrio europeo portarono poi Gran Bretagna e Francia dal lato del loro nemico russo soltanto in funzione antitedesca. Così, alla Bulgaria non rimase altro che schierarsi con la Germania, dal cui lato perse entrambe le guerre mondiali. Ma prima si tuffò in ben due guerre, le cosiddette guerre balcaniche (1912-13), con cui i neonati Stati slavo-balcanici si lanciarono l’un contro l’altro in nome di passati imperiali non volevano passare. Erano soltanto illusioni. La Serbia poteva soltanto maldestramente celare dietro il progetto di un grande Stato slavo le mire del proprio padrino russo, la Bulgaria quelle di Austria e Germania. Il 1914 spazzò via tutto.

Il crollo europeo del 1945 lasciò nell’Est europeo mano libera all’URSS e la Bulgaria, che già per decenni aveva cercato senza riuscirsi la propria identità tra tante scosse, dopo aver subito terribili bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale, subì la dominazione sovietica e pure la ricostruzione. Controverso è ancora oggi il ruolo dei comunisti bulgari, che non poterono né forse vollero spazzare via il patrimonio religioso del passato bulgaro, che invece mantennero o promossero sottotraccia. Oggi la Bulgaria ha ancora un forte partito socialista, erede di quello comunista, ed è stata però portata nell’Unione Europea e nella NATO dall’ultimo monarca, Simeone, rientrato nel 2001 dall’esilio spagnolo dove si trovava dal 1946, quando era ancora un bambino, e capace di vincere le elezioni con un partito appena fondato.

In quel crocevia tra Occidente e Oriente d’Europa, al confine con l’Asia, la Tracia e la Bulgaria furono prima capaci di giocare un ruolo culturale determinante prima per la cultura greca tramite l’orfismo, poi per la cultura cristiano-europea dopo la fine di Roma. L’idea del crocevia invece di quella di impero potrebbe nuovamente mostrare legami tra aree diverse, senza ricercare egemonie ormai impossibili. Questo renderebbe di nuovo credibile un lascito culturale che ancora chiede di essere scoperto e rilanciato, invece di giacere nelle varie didascalie di musei o monumenti che si visitano come scolaresche distratte di fronte a un programma che si sente soltanto imposto. La Bulgaria guardi al mondo slavo e all’Europa, ma l’Unione Europea guardi alla Bulgaria per quello che è, non periferia, ma antico centro.

Questa è stata l’ipotesi che ha sorretto il viaggio e il reportage e che mi ha condotto tra le molte scoperte che racconterò nelle prossime puntate.

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