Giusy Capone insegna Lingua e cultura greca e Lingua e cultura latina dal 1998. Giornalista, è redattrice della Rivista culturale bilingue registrata "Orizzonti culturali italo-romeni"; si occupa delle pagine culturali di diversi portali dell'area Nord di Napoli; collabora con l'Istituto di Mediazione linguistica di Napoli; cura un blog letterario.

Recensione a
G. Zanetto, Siamo tutti greci
Feltrinelli, Milano 2018, pp. 156, € 13,00.

«Siamo greci quando parliamo, e pensiamo quello che diciamo; siamo greci quando mettiamo in dubbio quello che siamo abituati a pensare, e proviamo a vedere se è possibile pensare in modo diverso. Siamo greci quando non ci adagiamo su formule già pronte. Siamo greci ogni volta che costruiamo il futuro». Questo è l’assunto dell’agevole saggio del Professor Giuseppe Zanetto, docente di Letteratura greca all’Università Statale di Milano.

We are all Greeks” è una celebre espressione proferita per la prima volta dal poeta inglese Percy Shelley nella nota contingenza in cui i «filelleni di tutta Europa sostengono la guerra di indipendenza dei Greci contro la dominazione turca». Sei fitti capitoli per argomentare con piglio mai banale le ragioni delle analogie e delle differenze tra Noi ed i Greci; per scandagliare gli elementi di continuità e per esplorare i fattori di discontinuità; per osservare quel mondo «con la certezza che laggiù, in Grecia, c’eravamo già stati»; per esemplificare che il legame con la Grecia antica, in realtà, è una platonica reminiscenza: «Il complesso valoriale elaborato dalla mente greca (che copre l’intero campo della coscienza: sentimento di sé, cura di sé, percezione dell’altro, senso del vivere) è stato trasfuso dai Greci in istituzioni politiche, sociali, economiche, e si è riversato nell’arte e nella letteratura. La Grecia antica, cioè, ha pensato il mondo e ha costruito un mondo, producendone anche una rappresentazione, un modello».

È la “grecitudine”: in ognuno di noi è «depositata la memoria di modelli che abbiamo visto e conosciuto prima di nascere, in una dimensione diversa dell’esistenza». Condizione femminile con Lisistrata che sovverte il carattere misogino della civiltà greca; eterogenea vita politica di Atene con la convivenza di democrazia, populismo e nazionalismo; consuetudine sportiva e cura del corpo con la rivelazione del “corpo per scoprire l’uomo”; relazione fra epica omerica e realtà storica con gli innumerevoli miti e le loro discordanti versioni per risalire alle origini del mondo; religione con i bizzarri abitanti dell’Olimpo sono tra le tematiche sviluppate per affermare costantemente che “la grandezza della cultura greca sta nella sua capacità di pensare criticamente; i Greci sanno rivoltare i problemi, per studiarli dalle diverse prospettive: vogliono sempre vedere le due facce della medaglia”

Siamo tutti greci quando esercitiamo il culto del Bello; allorché esprimiamo pareri, idee ed opinioni; laddove parliamo; mentre «un impiegato newyorkese che si rilassa dopo la giornata di lavoro con una corsetta a Central Park» rievoca Isomaco. L’antico si fa attuale, senza fanatismi iperbolici e nostalgie canaglie, nella consapevolezza e certezza che la Grecia antica sia un luogo gremito di idee, popolato di storie, affollato di immagini che narrano l’uomo e l’umano.

Zanetto, argutamente, ricostruisce un’ammaliante storia dell’elaborazione della cultura greca nel corso dei secoli, offrendocene il lascito:

I Greci antichi hanno dato vita a una civiltà complessa e poderosa. Hanno elaborato un loro modo di organizzare i rapporti sociali, politici, economici; hanno messo a punto un loro modello di famiglia e di città, un loro sistema di credenze religiose. Insomma, hanno costruito un loro mondo, reale e mentale. Questo mondo, con i suoi stili di vita, è ormai morto e sepolto. Se confrontiamo i nostri comportamenti, ossia il nostro modo concreto di vivere, con quelli della Grecia antica, dobbiamo riconoscere che sono molto diversi: le (poche) somiglianze sono superficiali, mentre l’impianto di fondo è radicalmente cambiato. E tuttavia non possiamo capire nulla di noi, se non ci confrontiamo con i Greci.

I Greci antichi infatti hanno riflettuto su se stessi, hanno discusso ogni singolo aspetto del loro mondo, valutandone pregi e difetti, hanno cercato di spiegarne le ragioni. Non si sono, cioè, limitati a vivere in un certo modo, ma si sono sforzati di capire che cosa significasse vivere in quel modo e come fosse possibile vivere diversamente. Così facendo hanno elaborato percorsi critici, giudizi morali, schemi mentali: un vero e proprio tesoro di idee e immagini che copre ogni aspetto della vita umana. La “perennità” della cultura greca consiste in questo: nell’avere riflettuto sull’uomo, su ciò che l’uomo – a prescindere dalla sua epoca – deve affrontare per il fatto stesso di essere al mondo. La Grecia, dunque, l’abbiamo dentro di noi, in ragione del nostro essere uomini.

Ed allora in Grecia

Dobbiamo andarci, con la mente e con il cuore, perché in pochi altri luoghi (forse in nessuno) possiamo trovare tanta verità e bellezza; e dobbiamo andarci con la consapevolezza che si tratta di camminare a ritroso per molti secoli. Ma quando ci arriviamo e ci guardiamo attorno, ci rendiamo conto che molto di quel che vediamo ce l’avevamo già dentro. Possiamo quindi tornare al presente con la certezza che laggiù, in Grecia, c’eravamo già stati. Siamo tutti greci, infatti.

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