Giusy Capone insegna Lingua e cultura greca e Lingua e cultura latina dal 1998. Giornalista, è redattrice della Rivista culturale bilingue registrata "Orizzonti culturali italo-romeni"; si occupa delle pagine culturali di diversi portali dell'area Nord di Napoli; collabora con l'Istituto di Mediazione linguistica di Napoli; cura un blog letterario.

Recensione a: T. Spawforth, Breve storia della Grecia e di Roma, Salani Editore, Milano 2021, pp. 468, € 19,00.

Tony Spawforth, studioso di enorme popolarità e fama internazionale, con all’attivo un ruolo da vicedirettore della British School of Archaeology di Atene nei suoi trascorsi, valica veloce «i sei millenni più rappresentativi» della storia occidentale e rivela come la civiltà greca e la civiltà romana fossero vivamente ed incredibilmente in relazione con l’“esterno” e che, quantunque con differenti progressioni, fossero fortemente sensibili agli ascendenti di altre genti, in particolare dei popoli orientali. Quindi il tradizionale racconto che vede Grecia e Roma “incivilite” e “progredite” preservare il loro sviluppo e la loro cultura dai “barbari invasori” parrebbe essere non corretta.

Diritti umani, scienza, giustizia, istituzioni: no, non ci sono i “selvaggi” da “addomesticare” ma una storia attraversata da analogie e differenze, affinità e diversità, «costruita da molte mani» e forgiata da molte menti. Con piglio esplicativo ed illustrativo il Professor  Spawforth  s’interroga circa l’universalità della natura umana, facendo in modo che la “storia comparata” diventi prova di rabdomanzia come da rievocazione di Marc Bloch.

Dall’ascesa dei Micenei, collocata nella tarda età del Bronzo, Spawforth narra «come fiorì l’antica civiltà egea e come si proponeva lo Stato ellenico nel momento del suo zenit». Ambizione dichiarata dell’autore è

quella di offrire un resoconto accessibile dell’enorme porzione di storia antica che bisogna prendere in esame al fine di comprendere, non solo la remota società del passato che ha prodotto Omero ma anche i successivi secoli dell’antichità in cui una forza nuova ed apparentemente inarrestabile, quella romana, abbracciò e perpetuò l’eredità culturale della Grecia classica.

Uno sviluppo inarrestabile decretato da una compresenza, fatta di «contaminazioni artistiche, commerciali e linguistiche», soventemente conflittuale ma anche un patto d’acciaio per cui, «ancora in epoca cristiana, usi, costumi, tradizioni e costumi greci trovarono riparo dietro i legionari romani: schegge, frammenti giunti fino al Medioevo».

Parrebbero mondi distanti sideralmente. Eppure, «a due millenni di distanza», porgendo uno sguardo dialogico ed uno spirito critico coevo, mediante lo studio sistematico delle orme archeologiche, e non solo, del pensiero antico nelle testimonianze storico-letterarie pervenute, il Professor Spawforth è predittivo di relazioni talvolta amichevoli, talvolta al limite della belligeranza.

Libro complesso, tradotto magistralmente da Ginevra Paparoni, con una angolazione “comparativistica” che funge da robusto puntello, va gustato con curiosità e propensione all’accurata riflessione, approfondendo le fonti e soffermandosi su rimandi e citazioni. La prospettiva delle scienze sociali e la prospettiva estetico-ermeneutica, di natura etica, si intrecciano con le percezioni emotive e sensoriali che emergono dal tessuto comunicativo fra le due civiltà antiche per antonomasia e le «altre civiltà» nel nuovo corso che imprimono, insieme, alla storia. Questo saggio racconta di una civiltà, capace di suscitare stupore e meraviglia, e del suo tessersi con il mondo: moderna globalizzazione?

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