Sandra Santoro insegna greco e latino nei licei a Napoli.

Recensione a
F. Eustacchi, Leggere i sofisti. Le diverse anime di una rivoluzione filosofica
Scholè, Brescia 2021, pp. 480, € 33,00.

Nello spazio poligonale ed irregolare della ricerca filosofica si adagia su una nuova linea di pensiero la riflessione sofistica, valicando il solco tracciato dai naturalisti, scrutante nella natura (physis) il principio fondamentale di tutte le cose. Furono proprio i primi Ionici a notificare con sicurezza il potere del logos, quale via d’accesso alla conquista della realtà. Cosa accadde, quando il pensiero “fisico”, indagatore del Kosmos da ogni sua prospettiva, esaurì tutte le sue possibilità e giunse ai limiti estremi? Ci si spinse oltre, si deflesse l’asse dell’interesse filosofico verso l’uomo e la complessità del suo ruolo all’interno della polis.

La tensione concettuale del V sec. a. C. segnò la storia della civiltà greca classica, attraversata dalla crisi inesorabile degli apparati aristocratici a favore del crescente peso del demos sul piano dell’azione politica, dall’ampliamento della compagine sociale a causa dell’afflusso incontrollato dei meteci, dal dinamismo delle attività commerciali, con i suoi ineludibili effetti a livello economico e conoscitivo, nell’instaurazione di un confronto più diretto e costruttivo con le tradizioni di altri popoli. In questo contesto brulicante di grandi trasformazioni, i Sofisti valorizzarono il risvolto pragmatico di un pensiero teorico, ampio, critico e variegato, che volle offrire all’uomo l’opportunità di eleggersi protagonista degli eventi e di esprimere tangibilmente la sua essenza nella costruzione di una vita comunitaria fondata sull’interesse della polis e sulla centralità della virtù. E’ ben noto quanto il movimento sofistico abbia dovuto attendere per essere rivalutato come anello essenziale nello sviluppo della speculazione filosofica successiva: a lungo, sino al nostro secolo, lo studio della Sofistica è stato inquinato dal trito e perentorio giudizio negativo che lo associava ad una scuola di spregiudicatezza, di corruzione e di vera e propria prostituzione culturale, già a partire da Isocrate, Platone ed Aristotele.

Nel filone di una revisione più sistematica di tali valutazioni, si colloca lo studio meticoloso e circostanziato della giovane studiosa Francesca Eustacchi, collaboratrice alla cattedra di Storia della Filosofia Antica presso l’Università degli Studi di Macerata e dottoressa di ricerca in Philosophy and Theory of Human Sciences. Muovendo dalla tesi di Werner Jaeger, il lavoro ribadisce la necessità dell’antecedente sofistico alla svolta platonica, considerata come l’esito migliore da esso prodotto. Avvalendosi anche, e non solo, delle numerose testimonianze dialogiche che Platone ci ha fornito, Eustacchi produce una classificazione della corrente sofistica, supportata da un esame attento di tutte le fonti testuali a disposizione, per rendere merito alle peculiarità e alle diverse impostazioni metodologiche che caratterizzano varie personalità afferenti allo stesso bacino ideologico. L’approfondimento proposto dalla studiosa riserva un cantuccio ad ogni “anima sofista”: ai Sofisti di matrice anti-eleatica, alla “sofistica diffusa”, ai sofisti dei testi platonici, segnati dall’operazione teoretico-culturale del grande filosofo ateniese del IV sec. a. C, ai cosiddetti Dissoi Logoi, opera in dorico ed ascrivibile, per le questioni trattate (il bene e il male, il bello e il brutto, il giusto e l’ingiusto, l’insegnabilità della virtù), all’ambito della temperie presa in esame. Su quali elementi si edifica la pars costruens del ragionamento della Eustacchi, sbilanciato verso una visione più obiettiva e sistematica del fenomeno?

Alla sovversiva concezione dell’uomo come sensibilità e sensazione relativizzante, come soggetto di mobile emozione e persuasione, variabile, mutevole, coinvolgibile dalla retorica in tutte le direzioni; alla “tragicità” prodotta dalla perdita da parte del pensiero e della parola del loro essere e del loro contenuto di verità. La Sofistica ha squadernato un capitolo di indiscutibile originalità e modernità con la rottura dei limiti angusti della cosmologia e dell’ontologia. “Cos’è l’uomo”, “quanto vale l’uomo ed in che modo l’uomo entra in relazione con l’alterità”: sono quesiti che dettano una nuova legge nell’esame della realtà fenomenica. È l’andamento dialettico dello sguardo sul mondo che trascina con sé una serie sconfinata di questioni che hanno veleggiato, senza interruzione di continuità, nel pensiero occidentale. I Sofisti, come Socrate poi, respingono l’inesausta fiducia nel logos e nelle opinioni acriticamente accettate; colgono nel molteplice il paradigma assoluto interpretativo del reale, fino ad assumere una posizione “costruttivista”: l’aletheia (verità) viene soppiantata dalla doxa (opinione) e dal sumphèron (utile).

Rappresentative di questo grande salto in avanti sono le ardite opere gorgiane, ossia l’Encomio di Elena, con lo scopo paradossale di scagionare Elena dalla responsabilità della guerra di Troia, e la Difesa di Palamede. Nella dimensione retorica il logos, «nonostante non rispecchi la realtà così come è, ha una sua funzione conoscitiva, in quanto, ad esempio, verisimile o no, probabile o no, e pratica, ossia utile o no, per il raggiungimento di uno scopo. In sintesi, il linguaggio gorgiano, rifiutando il terreno dell’assoluto, si apre alla possibilità di dar conto delle relazioni concrete che nella realtà si instaurano». Nella sua piena autonomia ontologica il logos si carica di forza psicagogica per la fascinazione generata sull’animo umano dalle blandizie e dagli incantesimi delle parole: «si apre quindi lo spazio dell’inganno, il quale ha una duplice valenza: esso è positivo, se usato in funzione della verità, ossia per realizzare effetti benefici concreti, negativo, se prescinde da essa». Lo sfruttamento di questa capacità del discorso degenera nell’eristica, ovverosia l’arte della contesa verbale finalizzata alla contesa stessa.

Le conseguenze sul piano etico di questa rivoluzione ideologica si riscontrano nella promozione di un’etica del kairòs, nella quale le azioni e le regole sono condizionate dalla circostanza specifica, sebbene in subordine ai valori condivisi e riconosciuti dalla comunità panellenica ed al bene della polis. In questa disamina così articolata del fenomeno condotta dalla studiosa di Macerata, si insiste anche sul radicalismo delle tesi estreme espresse, in campo etico-politico, dalla “destra sofistica” nelle figure di Trasimaco, Callicle e Crizia: il diritto si fonda sulla forza, la physis vince sul nomos, l’origine della civilizzazione è esclusivamente umana, il potere spetta all’uomo superiore, la religione tradizionale riconosce l’esistenza degli dèi come deterrente contro i potenziali sovvertitori dell’ordine stabilito. La crudeltà e l’immoralità di Crizia riscoprono una loro coerenza se inserite nell’etica “del fare le proprie cose”, ossia di portare a compimento i propri obiettivi politici; è evidente quanto la logica del dominio del più forte, accolta dal tiranno ateniese, definisca la sua posizione reazionaria a danno del governo democratico vigente.

L’ultima parte del volume estende l’attenzione agli anonimi Dissoi Logoi, sulla cui origine e cronologia vengono avanzate alcune interessanti ipotesi prima dell’analisi dei contenuti del testo, e all’opera dell’Anonimo di Giamblico, alle sue somiglianze con le tematiche sofistiche. Con approccio multifocale e rigoroso, la studiosa offre allo specialista e all’appassionato una valutazione positiva ed un esame critico scrupoloso dei testi greci, sempre tradotti e traslitterati, per facilitarne l’accesso. Nella demolizione operata a danno dei modelli teorici precedenti, i Sofisti hanno dunque impugnato la fine delle certezze dogmatiche e avviato un progresso intellettuale incardinato sul dubbio e sulla discussione.

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