Nato a Siviglia nel 1991, è laureato in Scienze Politiche all'Università di Roma "La Sapienza", con una tesi sulla leggenda nera spagnola; nella stessa Università ha ottenuto la Laurea Magistrale in Relazioni internazionali, con una tesi sulle origini del catalanismo. Attualmente sta svolgendo il Dottorato di Ricerca in Scienze Politiche presso l'Università di Catania. Le sue principali linee di interesse e di ricerca riguardano, oltre le tematiche ispanistiche e catalaniste, le relazioni fra Spagna e Italia durante il secolo scorso, avendo pubblicato in diverse riviste italiane e spagnole.

Recensione a
G. Sorgonà, La scoperta della destra. Il Movimento sociale italiano e gli Stati Uniti
Viella, Roma 2019, pp. 223, € 25.00.

Il rapporto tra Movimento sociale italiano e Stati Uniti è stato spesso affrontato solo da un punto di vista polemico e superficiale. Una tendenza ricorrente è stata quella di semplificare la concezione filo-atlantista del partito come un continuum che non ebbe nessuna opposizione interna se non quella di qualche corrente e alcuni gruppuscoli che dissentivano da essa. Il presente volume, scritto da Gregorio Sorgonà, viene ad analizzare la complessità della questione tenendo conto degli studi sul tema, le pubblicazioni dell’epoca e le fonti disponibili per inquadrare queste relazioni nell’ambito del bipolarismo e della Guerra Fredda. Per portare avanti un simile lavoro ricollega il livello nazionale con quello internazionale nell’arco temporale che intercorre dal secondo dopoguerra al crollo dell’Urss. Lo studio è strutturato in due macro-capitoli, dove nel primo si analizza lo spazio di tempo che va dalle origini del Msi fino agli anni Settanta, mentre nel secondo si occupa degli anni Ottanta e del passaggio al periodo giornalisticamente conosciuto come “Seconda Repubblica”. La principale tesi di questa ricerca è che «la storia del Msi non sia del tutto comprensibile se collocata al di fuori del proprio tempo e, in particolare, al di fuori del processo di mondializzazione della politica che segue la fine della Seconda guerra mondiale. Quest’ultima dinamica fa emergere un peculiare reticolo di lealtà in cui l’Msi si muove. All’interno del partito esistono istanze neofasciste, nazionaliste e anticomuniste. Attorno a questi principi di riferimento si snoda la controversa trama dell’identità e della politica missina.» (p. 9). Nei primi momenti del partito lo scontro tra nazionalismo e anticomunismo manifesta una volontà di ritrovare una terza via fra i due blocchi, alternativa al capitalismo e al comunismo. Sorgonà sceglie di parlare di “scoperta della destra” per vedere al meglio il modo in cui le relazioni internazionali e l’opzione anticomunista portano il Msi inizialmente verso l’isolamento e successivamente, dopo il contenimento delle istanze della sinistra fascista in seno al movimento, a una scelta di campo ben precisa.

Il primo capitolo si apre dunque con la svolta atlantica rappresentata dal risultato del quinto congresso del Msi svoltosi verso la fine del mese di novembre del 1956 a Milano e conclusosi con la conferma di Arturo Michelini come segretario del partito. La sua elezione comportò la scelta dell’anticomunismo quale metro di giudizio di qualsiasi evento internazionale, avendo per tanto via libera per tentare l’inserimento nel sistema politico italiano. Sorgonà mette in risalto le contraddizioni di un movimento che si richiamava alla dottrina economica corporativa, pertanto teoricamente ostile a qualsiasi declinazione liberoscambista, e che si trovò a votare favorevolmente i Trattati di Roma, preludio della creazione della Comunità economica europea e la Comunità europea dell’energia atomica (p. 19). Questa linea portò al voto favorevole dei governi Zoli, Segni e Tambroni, comportando quest’ultimo il fallimento dei tentativi d’inserirsi nell’area di governo. Sorgonà indica come questi accadimenti avvenissero in un momento di cambio storico: «Il crescente clima di tensione sfocia nelle manifestazioni di protesta genovesi contro la possibilità che il VI congresso nazionale del Msi si svolga nel capoluogo ligure. La città è medaglia d’oro al valor militare nella guerra di Liberazione, come spesso è stato osservato. Ma già nel 1956 il Msi, all’epoca esattamente spaccato a metà tra la componente neofascista e quella favorevole alla normalizzazione del partito, aveva svolto il suo V congresso a Milano, che poteva vantare la stessa benemerenza. A mutare è evidentemente il contesto in cui l’iniziativa si svolge» (p. 20). Verso la fine degli anni Sessanta la strategia dell’inserimento si dimostra un fallimento e l’area neofascista viene contesa al partito dalle diverse formazioni della destra extraparlamentare. Il 1968 è un anno chiave di svolta per le relazioni del Msi con gli Stati Uniti: in occasione delle elezioni presidenziali due membri del partito, Franco Maria Servello e Raffaele Delfino, lavorano propagandisticamente per il candidato repubblicano Nixon per condizionare in suo favore il voto della popolazione italoamericana. Questi nuovi rapporti, parallelamente alla nomina di Graham Martin come ambasciatore a Roma, si riveleranno favorevoli per i missini. La linea statunitense era favorevole a un cambio politico che ponesse fine ai governi di centrosinistra in favore di un centrismo di stampo conservatore. L’autore, a partire della documentazione archivistica emersa negli ultimi anni, afferma che in questo periodo si vedrà positivamente la dirigenza del partito e la si considererà un’alternativa democratica di destra con cui la Dc avrebbe potuto dialogare (p. 43).

Le posizioni anticomuniste del Msi, percepite come baluardo di difesa contro il “male orientale”, portarono ad un sensibile incremento di voti nelle elezioni amministrative e politiche di inizio anni Settanta. L’autore dedica in questo capitolo diverso spazio anche per descrivere le relazioni di simpatia che legavano il partito alle dittature mediterranee e sudamericane. In questo frangente, gli scontri interni al Msi si acuirono in occasione della Guerra dello Yom Kippur, portando ad un aumento dello scetticismo sulle capacità degli Stati Uniti di fare fronte ai sovietici. Verso la metà del decennio, Sorgonà descrive in che modo crebbero le pulsioni comunitariste del partito e la tendenza ad isolarsi dalle dinamiche politiche democratiche, in tal senso egli afferma che: «Questo scetticismo verso il proprio tempo è uno tra i più evidenti elementi di distinzione tra la destra neofascista e i neoconservatori statunitensi, caratterizzati semmai dall’ottimismo antropologico e dalla fiducia nella riscossa delle qualità intrinseche dell’individuo mortificate dai regimi Stato-centrici, collettivistici e totalitari» (p. 74). La fine del 1976 fu segnata dalla scissione della componente di Democrazia nazionale che, secondo l’autore, in termini di dottrina sociale porterà il partito ad accentuare l’attenzione sulle tematiche socializzatrici e corporative. Discutibile invece è l’affermazione secondo la quale questa dialettica non andrebbe sopravalutata, visto che il Msi, nella storia repubblicana, avrebbe solamente svolto una funzione di mantenimento e difesa delle tradizionali gerarchie sociali (p. 78). Basti pensare a tutta la serie di proposte di legge riguardanti la partecipazione, l’ultima ad esempio del 1991, rintracciabili dalla metà degli anni Cinquanta, e molto frequenti durante i Settanta. Sono diversi gli studi in materia, oltre ai numerosi scritti di Gaetano Rasi, Ernesto Massi e Giano Accame. Molto interessante, e non semplice, è l’analisi che successivamente fa Sorgonà dell’antiamericanismo quale cifra distintiva del neofascismo del dopoguerra. In questa parte finale vi è un’attenzione, poco ricorrente e innovativa, nei confronti delle diverse sfaccettature del pensiero delle varie componenti missine attraverso temi quale cinema, letteratura e musica, affrontati nelle principali riviste d’area.

La seconda parte si occupa di studiare quella che l’autore definisce l’età della frattura (il periodo compreso fra il 1980 e il 1991) dove la chiave di lettura è inizialmente la presidenza dello statunitense Reagan: «Ricostruire la percezione che il Msi si forma della sua immagine e di quella dell’America negli anni della sua presidenza è un modo per cercare di comprendere come questo partito affronti delle trasformazioni non meramente riconducibili alla biografia politica del presidente repubblicano, ma che quest’ultimo annuncia, veicola, sollecita e, in definitiva, contribuisce a implementare» (p. 108). L’interesse di questa seconda parte non sta soltanto nell’originalità dello studio del partito attraverso la figura presidenziale e le sue politiche, ma la forma in cui a questo si collega la gestione del governo Craxi davanti alla crisi di Sigonella, e il modo in cui questo evento interrompe la compattezza che si era creata attorno alla figura di Giorgio Almirante (p. 155). Il collante intorno alla sua figura era stato il tradizionale nemico: il comunismo. Comparvero, quali nuovi “avversari da affrontare”, la partitocrazia, lo strapotere delle multinazionali, e la speculazione dei gruppi finanziari. L’autore conclude questa parte con il Congresso di Rimini del mese di gennaio del 1990, dove Pino Rauti riuscì a battere Gianfranco Fini per il posto di segretario del partito. La conflittualità, che non si risolse durante la sua segreteria, tra le varie parti si aggravò in occasione degli eventi internazionali, risolvendosi con le dimissioni annunciate da Rauti il 6 luglio 1991. Dopo questa breve parentesi, si tornò ad inquadrare la politica statunitense in termini di simpatia verso i repubblicani e inimicizia verso i democratici. La strategia del nuovo segretario Fini pagò in termini elettorali e, sin dalle elezioni del 1992, il Msi vide accrescere i propri voti. «I riflessi della nuova strategia si ripercuotono anche sul modo in cui è presentata la politica estera Usa. Dall’autunno 1993 la politicizzazione della politica internazionale secondo l’asse destra/sinistra diviene sempre più la barra del partito» (p. 201). Si assiste dunque a una moderazione dei toni, frutto del passaggio del Msi da partito di opposizione a partito di governo. Il congresso di Fiuggi dal 25 al 27 gennaio 1995 segnerà la fine del Msi e la nascita di Alleanza Nazionale, che verrà fondata poche settimane dopo.

È apprezzabile la grande quantità di documentazione adoperata, che, prevalentemente attraverso la pubblicistica missina, spazio di confronto e scontro delle varie anime per antonomasia, lo studioso riflette la visione degli Stati Uniti corredandola con le fonti archivistiche sempre più disponibili ai ricercatori grazie a fondazioni come la “Ugo Spirito e Renzo de Felice”. Questa ricerca, per tanto, diviene in questo modo essenziale per qualsiasi studioso che voglia avvicinarsi o approfondire la tematica.

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