Recensione a R. Gerwarth, La rabbia dei vinti. La guerra dopo la guerra 1917-1923

Luigi Iannone (1969): si è laureato in Scienze Politiche all’Università Federico II di Napoli con una tesi sul sindacalismo cattolico. È giornalista pubblicista. Collabora con le pagine culturali de “Il Giornale”. È stato coordinatore del Dipartimento di Storia dell’ISIS (Istituto Italiano di Scienze Sociali) di Napoli, di cui è uno dei fondatori. Dal 2011 è membro del Consiglio Accademico dell’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. Nell'anno 2013/2014, presso questo Istituto, è stato Tutor di Storia del pensiero politico per il Libero Dottorato di Ricerca Privato (Independent PhD). Nel 2003 ha vinto il Premio Nazionale della Cultura istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'attività saggistica. Nel 2018, con il libro Il cinema delle stanze vuote, ha vinto il Premio internazionale città di Firenze per la sezione saggistica.

Umiliazione, paura e sconcerto furono i sentimenti più comuni che scaturirono dalla carneficina della Prima Guerra Mondiale. Evento totalizzante ed eccezionale che spinse molti intellettuali a produrre romanzi eccelsi, commoventi memoriali, incantevoli e strazianti poesie nell’intenzione di saldare le intuizioni della cronaca più spicciola con uno scenario drammaticamente epico. I risultati furono di grandissimo valore sia sotto il profilo letterario che contenutistico, dei marchi a fuoco nei sentieri della storia. Da Erich Maria Remarque (Niente di nuovo sul fronte occidentale) a Carlo Emilio Gadda, da Emilio Lussu alle liriche di Giuseppe Ungaretti raccolte ne Il porto sepolto o all’arcinoto Addio alle armi di Ernest Hemingway, una serie infinita di capolavori che intercettarono sentimenti e vigliaccherie, eroismi e resoconti narrativi, lirismo a carnalità così come si conviene all’esperienza più dilaniante per l’umano…

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