Katiuscia Vammacigna, nata e cresciuta a Brindisi, si laurea in Filosofia a Lecce, specializzandosi a Parma, dove insegna per diversi anni. Tornata a Brindisi, si dedica a passioni quali scrittura, teatro, filosofia. Frequenta corsi di scrittura creativa e partecipa a diversi concorsi letterari. Nel 2018 si classifica seconda nel concorso letterario Verso l’altro, promosso dall’associazione Jonathan di Brindisi, con il racconto La mia terra non ha nome. Sempre nel 2018 riceve una menzione di merito per il Premio Letterario Nazionale Città di Mesagne con il racconto Odore di salsedine su Tunisi. Si definisce ironica, appassionata e curiosa di indagare ancora sè stessa e il mondo attraverso la scrittura.

Il Manifesto di Ventotene, Per un’Europa libera e unita, redatto nel 1941 da Altiero Spinelli, è uno dei testi fondanti l’Unione europea, nel progetto di una federazione con un Parlamento e un governo democrati, con poteri reali. Il dibattito sull’Europa si è riacceso durante l’80° anniversario del Manifesto, con la Conferenza sul futuro d’Europa, che ha offerto ai cittadini europei di ragionare sulle criticità dell’Unione.  Ad un tempo si è tenuta la Conferenza sul clima a Glasgow e la Conferenza dell’ONU sulla crisi climatica. The Global Ventotene, raccoglie una serie di saggi che riflettono sulle sfide future dell’UE. La crisi pandemica e il nuovo contesto geopolitico aprono scenari che vede una crisi mondiale della democrazia e un aumento degli autoritarismi. Come sottolinea A. Bummel, “la crisi Covid-19 è stata utilizzata dai governi autoritari per […] stigmatizzare la democrazia come debole”[i].

Italia e Stati Uniti sono considerate democrazie imperfette. L’Unione europea deve rilanciare una rete globale di partiti pro-democratici, con politiche e obiettivi comuni, come la pace e il benessere socio-economico. Serve una struttura istituzionale forte per affrontare le sfide dell’ambiente, del digitale, le relazioni con attori globali quali Cina e Russia. Come sottolinea J. Hocksma, l’Ue è una democrazia imperfetta, perché giovane, ma ha dato impulso all’idea di una democrazia trasnazionale, con l’obiettivo di una Global Governance[ii]: un ordine pacifico e cooperativo post-westfaliano, simile a quello creato in Europa dagli USA nel secondo dopoguerra, in una coesistenza non più bipolare, bensì multipolare e democratica. Secondo G. Montani, sono necessarie riforme radicali e una politica estera efficace per creare un Ordine post-Occidentale, garantendo il ruolo dell’UE in contesti europei critici, quali quello russo-ucraino[iii].

A proposito della riforma dell’Ue, U. Morelli sottolinea la necessità che essa adotti misure pragmatiche, audaci e rivoluzionarie, in ogni ambito d’azione: l’Ue deve farsi portavoce di un approccio euro-centrico, che sostituisca slogan nazionali come American First, Britain First, con il principio universale Humanity First[iv] che crei un ethos condiviso ed un destino comune. Il Trattato di Maastricht ha sancito la cittadinanza europea, ma i cittadini degli Stati membri, non si sentono europei. Se non c’è senso di appartenenza non può esserci un’Europa unita e partecipata, altrimenti si offre il fianco a conflittualità e nazionalismi. L’ethos europeo deve essere un’identità multietnica, cosmopolita, una comunità basata sul noi, che non erga più muri. Riprendendo la tesi di A. Spinelli, la realizzazione dei compiti della politica, esige grandi statisti con visioni lungimiranti sul futuro che forse, come sottolinea Habermas, oggi non ci sono più. Creare un approccio globalista del mercato prevede che tutti gli Stati devono giocare con le stesse regole, in quanto sono in gioco questioni globali. Serve un senso morale del sacrificio condiviso, un rinnovato principio di responsabilità, richiamando il filosofo H. Jonas, capace di innescare un cambiamento reale della crisi climatica, in una prospettiva olistica di un approccio keynesiano globale[v]. L’assistenza sociale è un aspetto di cui tener conto per garantire la stabilità. All’inizio della pandemia, l’Ue ha promosso il programma SURE, istituendo il Fondo Temporaneo di Resilienza e Recupero per gli Stati bisognosi. Ma perché i programmi non siano disattesi, bisogna riformare la democrazia europea, anche attraverso una modifica del Trattato. Il Parlamento europeo non ha diritto di iniziativa su questioni essenziali della politica e non ha un ruolo concreto nella governance economica: esso dovrebbe avere il diritto di iniziativa come co-legislatore[vi] in assetti sociali, finanziari, politici. L’Ue deve ambire a rafforzare la rappresentanza dei cittadini e la partecipazione[vii] per attivare un consenso attivo, una cittadinanza sociale consapevole e una condivisione nei demo europei[viii]. I cambiamenti avvenuti nell’area euro-mediterranea con il multipolarismo, hanno creato un nuovo assetto geopolitico influenzato dall’avvento di un villaggio globale neoliberale e dal determinarsi di nuove crisi politiche, sociali ed economiche. A questo scenario si è aggiunta la crisi pandemica, pan-economica e pan-sociale scatenata dal Covid -19 e l’attuale crisi energetica seguita alla guerra russo-ucraina e al mancato rifornimento del gas, con conseguente aumento dei prezzi. L’attuale guerra energetica sta mettendo a dura prova gli obiettivi perseguiti dall’UE, come la pace ed il benessere socio-conomico.

L’occasione, paventata da Giulio Bergman e presente nel Rapporto Harmel del 1967, di una cooperazione tra l’Occidente e paesi dell’Est e la tesi di fare della Russia un nemico forte con cui cooperare, è naufragata il 24 Febbraio 2022, con lo scoppio della guerra. Anche questa volta l’Ue non ha saputo essere attore globale. È in atto una destabilizzazione politica, sociale, economica che vede l’Ue in piena crisi esistenziale. Permane una mancanza di identificazione ideologica e spirituale, di consenso e partecipazione. L’attuale destabilizzazione sociale determinata anche da una disoccupazione di massa, è forse l’aspetto più importante su cui oggi l’Ue deve concentrarsi se vuole sopravvivere. Come sostiene L.A.P. De Matos la sfida più grande è quella relativa al sostegno pubblico, ai programmi per l’occupazione, alle sovvenzioni alle imprese, dinanzi ad una crisi economica che si allarga come una voragine, portando dietro di sé una catastrofe sociale. Da qui la necessità di rendere concreto un Modello Sociale Europeo Condiviso, un Progetto di resilienza e recupero, che non devono però trasformare la crisi in una condizione d’essere necessaria, con la quale convivere. È in atto una crisi finanziaria, energetica e sociale globale che ha innescato un malcontento popolare il cui rischio è come sottolinea G. Schnyder, l’illiberismo e la retrocessione democratica. È urgente una riorganizzazione del capitalismo, altrimenti, si disattende l’economia sociale di mercato stipulata dal Trattato.

La vera sfida sembra quella prospettata da D. Wydra, di saper trasformare la crisi esistenziale in uno slancio per un’azione unificata, attraverso lo sviluppo di sfere concentriche di solidarietà. Un’unione politica democratica e una Governance globale, deve implicare anche un imperativo di solidarietà europea, capace di creare una cittadinanza sociale attiva e partecipe. L’obiettivo di un’integrazione politica da parte dell’Ue appare come una doppia sfida, in quanto è l’idea stessa di politica che oggi appare in crisi. È necessario partire dai problemi reali dei cittadini se si vuole creare consenso e partecipazione. Ci vogliono teorie e prassi che sappiano coincidere con strategie vincenti e risolutive. Se non si vuole cadere in una facile retorica e in una sterile idealizzazione, è necessario che l’Ue acquisisca un reale potere politico anche attraverso la creazione di una giustizia sociale e politica.

Note:

[i] A. Bummel, Time for Global Democracy, in The Global Ventotene, The future of Europe and the future of the planet, Collection of papers on the occasion of the Conference on the Future of Europe, ed. by G. Montani, The Altiero Spinelli Institute for federalist studies, p. 11.

[ii] Ivi, p. 30.

[iii] Ivi p. 31.

[iv] Ivi, p. 35.

[v] J. Morgan and H. Patoăki, Overcoming the contradictions of the EU carbon border tax: toewards a global greenhouse gas tax, in The Global Ventotene, cit., p. 40.

[vi] Ivi, p. 48.

[vii] Ivi, p. 62.

[viii] D. Wydra, Overcoming International and External Division: Solidarity as Mechanism, in The Global Ventotene, The future of Europe and the future of the planet, Collection of papers on the occasion of the Conference on the Future of Europe, Edited by Guido Montani, The Altiero Spinelli Institute for federalist studies, p. 70.

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