Raimondo Fabbri (1978) è Dottorando di Ricerca in Scienze Giuridiche e Politiche presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi. Coordinatore Desk Infrastrutture del Centro Studi Geopolitica.info. Autore per il mensile OpinioJuris e per la rivista Il Pensiero Storico. Ultime pubblicazioni: Pnrr e dibattito pubblico. Prospettive di applicazione per uno strumento di democrazia deliberativa, in Rivista Giuridica del Mezzogiorno n.1/2022 a. XXXVI pp. 99-113, (ISSN 1120-9542); Il mare come la terra: le Zone Economiche Esclusive come nuove frontiere nel Mediterraneo, M. Durante (a cura di) in Al di là dei confini. Ripensare il paradigma della frontiera in una prospettiva interculturale, pp.224-247, in Quaderni di OCSM 1/2022, (ISBN 978-88-3121-629-6); L’esperimento di Dalmine. Lo sciopero produttivo alla Franchi Gregorini del 1919 in Progressus n.2/2020 pp.27-43, (ISSN 2532-7186)

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P.W Gray, Vanguardism: Ideology and Organization in Totalitarian Politics
Routledge, New York 2020, pp. 210, £34.99.

L’opera di Phillip W. Gray si apre con una serie di domande che hanno tormentato le menti di molti studiosi dei movimenti e partiti: quando si guarda ad alcuni dei peggiori regimi e movimenti del ventesimo secolo, com’è possibile che gruppi con ideologie e popolazioni elettorali così diametralmente opposte hanno mostrato somiglianze forti e altrettanto misteriose? Questi regimi e movimenti fanno parte di una dinamica più ampia oppure possiedono tratti simili? Le somiglianze sono un’illusione popolare causata dalla vicinanza nel tempo e nello spazio tra questi tipi di gruppi? Se le somiglianze sono reali, riflettono corrispondenze fondamentali o sono un incidente storico basato più sulla mera contingenza che su qualcos’altro?

L’autore, Assistant Professor presso la Texas A&M University in Qatar ed autore di numerose ricerche sulle organizzazioni politiche e le ideologie estremiste, prova a rispondere a tali domande presentando un quadro entro cui analizzare l’avanguardismo, un termine usato in questa sede per indicare una certa forma di fenomeni politici basati sulla interconnessione tra ideologia e forma organizzativa. L’avanguardismo come forma distintiva della politica radicale è la prova di come  lo spettro sinistra-destra non sia in realtà una linea retta ma, come sostengono alcuni studiosi, più simile ad un ferro di cavallo. Infatti quegli estremi pur molto distanti iniziano a convergere e spesso mostrano una grande somiglianza. Che siano sostenitori di una maggiore uguaglianza o dei suoi nemici, i quadri avanguardisti hanno ideologie articolate e hanno forgiato movimenti politici incredibilmente simili tra loro. Anche per tali ragioni deve essere apprezzato uno studio comparativo di questo tipo di politica estremista che tenga conto della richiamate convergenze.

L’analisi di Phillip Gray rappresenta un primo passo in questa direzione, sintetizzando una vasta gamma di materiale in un confronto leggibile dei movimenti d’avanguardia che si sono formati dalla fine del XIX secolo. Tali movimenti hanno avuto per l’autore sempre delle aspirazioni totalitarie (pp. 3-4) pur non conquistando il potere o costruendo stati totalitari. Il fulcro dello studio è il movimento stesso così come concepito dall’avanguardia dei leader e degli ideologi. Gray mostra in questo modo l’esistenza di una comune sindrome avanguardista che opera all’interno di una serie disparata di movimenti rivoluzionari emersi in seguito all’ascesa della politica di massa. In questa cornice l’avanguardismo come tipo ideale, consiste di sei elementi interdipendenti (p. 9), il cui filo conduttore è rappresentato da quello che Gray definisce come «epistemologia basata sulle categorie», per cui è possibile affermare che un gruppo sociale distintivo o una frazione dell’intera popolazione sia posizionata in modo tale da poter discernere «le dinamiche effettive che influenzano, plasmano e (in un certo senso) determinano la direzione della storia, della società e dello sviluppo umano» (p. 12). L’avanguardia autoproclamata di questa frazione vede più chiaramente la via verso una benefica ricostruzione della società perché ha scoperto i meccanismi interni del cambiamento storico (il secondo elemento della sindrome) attraverso lo sviluppo di una scienza del vedere (il terzo elemento), che consente di realizzare una ricostruzione totale della vita sociale (il quarto elemento) dopo che il nemico che impedisce questa emancipazione (il quinto elemento) è stato sconfitto dal movimento guidato dal partito d’avanguardia (il sesto elemento).

I movimenti avanguardisti variano a seconda del tipo di raggruppamento sociale svantaggiato che si pensa sia epistemologicamente privilegiato: classe, nazione, razza, fede o (più genericamente) il subalterno degli oppressi. Gray fornisce così un importante contributo allo studio del radicalismo politico e dell’estremismo prendendo spunto anche da recenti studi sul totalitarismo per mostrare la quantità di fenomeni politici a cui si applica l’avanguardismo e provando a sintetizzare una vasta mole di materiali in un confronto dei movimenti  che si sono formati dalla fine del diciannovesimo secolo. A livello organizzativo tutti coloro che fanno parte della popolazione epistemologicamente privilegiata nella sua parte più avanzata, al suo interno saranno responsabili di educare la popolazione alla propria missione, mobilitandola all’azione futura quando matureranno i tempi per la rivoluzione sociale. È questa ala avanzata a divenire il partito d’avanguardia e la sua forma organizzativa influenzerà e plasmerà l’ideologia da cui è derivato. Un’infrastruttura ideologica e organizzativa che sta alla base della comunanza tra vari gruppi e sistemi estremisti. Un capitolo del volume (pp. 9-29) viene dedicato all’analisi di ciascuna di queste variazioni, con leninismo, fascismo e nazismo che costituiscono le forme classiche di avanguardismo che hanno lasciato il posto nel corso del tempo a un tumulto di ibridi e nuove specie. Sebbene la comprensibile ostilità dell’autore verso l’avanguardismo gli impedisca in alcuni casi di entrare completamente nella mentalità dei quadri dirigenti che hanno diretto questi movimenti, va comunque apprezzato lo sforzo di individuazione degli elementi ricorrenti nell’avanguardismo. Una simile schematizzazione che di per sé  possiede sicuramente una forte carica esplicativa tuttavia si fa portavoce di una metodologia che finisce con il privare inevitabilmente queste famiglie della forza vitale che le avrebbe rese plausibili ai loro aderenti.

Per orientare il lettore sarebbe stato utile situare l’avanguardismo in modo più preciso all’interno della dell’ampia galassia dell’ideologia autoritaria, passata e presente. Viene tracciato un parallelo tra la tecnocrazia (p. 35) e l’avanguardismo chiaramente diverso dal diritto divino dei re o dalle forme classiche di paternalismo e tutela. Attraverso le sue varianti umane infatti l’avanguardismo può essere descritto come moderno, illiberale, populista e rivoluzionario. Ha adattato certi tipi di idee democratiche ai suoi scopi gerarchici, ma è fondamentalmente ostile al pluralismo e mostra sempre una volontà di monopolio non accettando la legittimità filosofica della concorrenza. Dal testo si evince come l’avanguardismo declini la forma tossica della politica dell’identità, mostrando quelle aspirazioni che Gray aveva illustrato in altri suoi articoli a proposito dell’ideologia dell’alt-right americana, in contrapposizione con gli elementi identitari presenti nella sinistra americana. Indagando sul modo in cui l’identità nazionale-razziale gioca un ruolo centrale nel pensiero alt-right e  utilizzando già in quella sede la nozione di epistemologia basata sulla categoria, sosteneva che lungi dall’essere una stranezza del ciclo elettorale del 2016, quel fenomeno rischiava di ripetersi anche in futuro.

In conclusione Gray si sofferma sugli aspetti organizzativi delle nuove forme di avanguardismo che a partire dagli anni ’70 hanno potuto beneficiare di una tecnologia a basso costo che ha introdotto dei cambiamenti significativi in ​​termini di vincoli ed opportunità laddove l’uso dei satelliti e la diffusione delle telecomunicazioni in generale ha permesso alle nuove avanguardie dotate di telefoni, un indirizzo IP e un account DHL, quello che in passato avrebbe richiesto uno sforzo organizzativo enorme e pressoché impossibile (p. 197).

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