Alessia Giannotta (1999) ha conseguito il diploma di istruzione secondaria di secondo grado presso il Liceo delle Scienze Umane di Pistoia e quindi la Laurea triennale in Lettere moderne presso l’Università di Firenze con tesi dal titolo Storia dell’Università nel Medioevo, discussa con il Prof. Francesco Salvestrini. Attualmente è studentessa di Filologia moderna presso l’Università di Firenze (corso di laurea magistrale).

Recensione a: M. Montesano, Ai margini del Medioevo. Storia culturale dell’alterità, Carocci, Roma 2021 (ristampa 2022), pp. 272, € 25,00.

L’Autrice insegna Storia medievale presso il Dipartimento di Civiltà antiche e moderne all’Università di Messina. Ha studiato all’Università di Bari e di Firenze, specializzandosi come borsista presso l’Accademia della Crusca e Villa I Tatti – The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies; è inoltre membro del comitato scientifico della International Society For Cultural History. Ha preso parte a seminari e a convegni nazionali e internazionali, collabora con le pagine culturali del “Manifesto” e scrive per Storica del National Geographic.  I suoi interessi di ricerca vertono sulla storia culturale, con particolare riferimento al tema delle origini della caccia alle streghe, alla storia della magia, alla circolazione di temi e motivi culturali e ai contatti tra Occidente e Oriente.

Nel testo in questione si pongono sostanzialmente due domande: che cosa significa essere marginali? e quali sono i meccanismi che in una società determinano inclusioni ed esclusioni? Nel nostro Medioevo il fattore discriminante è stato senza ombra di dubbio quello religioso. Lucien Febvre, alla fine della seconda guerra mondiale, parlava del primo Medioevo come di un’epoca in cui le popolazioni nordiche si fondevano con quelle mediterranee dando vita a un’Europa intesa come una comunità in divenire, le cui civiltà iniziarono ad avere una coscienza comune riconoscendosi come parte di una Christianitas. Il cristianesimo ha infatti definito i caratteri di fondo della nostra Europa e nella seconda metà del Novecento viene posta l’attenzione su questo aspetto, basti pensare alle ricerche condotte da Robert I. Moore, esposte nella sua opera The Formation of a Persecuting Society (1987), dalle quali emerge la centralità della religione come fattore discriminante: partendo dagli studi tradizionali sulle persecuzioni antiereticali, egli sposta l’attenzione verso le istituzioni e la società nel suo complesso, nella quale l’eresia, a partire dall’XI secolo, diviene sinonimo di minaccia per la Chiesa e, dunque, le minoranze per la comunità dei fedeli. Si è così costruita, secondo Moore, una società persecutoria, concetto sul quale tornerà in una seconda edizione del libro. Le conseguenze di questo fenomeno storico si sarebbero poi viste soprattutto nei secoli successivi.

Nel De laude novae militiae (1129-1136) di Bernardo di Chiaravalle si legge che il Cavaliere del Cristo, quando uccide un malfattore, non deve essere considerato un omicida, bensì un “malicida”, un vendicatore da parte del Cristo contro coloro che agiscono nel nome del male e un difensore della comunità cristiana tutta. Attraverso quell’uccisione, infatti, il Cavaliere trae gloria perché ha estirpato il male. Emerge in questo modo l’idea della spersonalizzazione dell’infedele che diviene così un mero contenitore del peccato.

Marina Montesano, attraverso un’accurata analisi espressa da una terminologia specifica e ricercata e da informazioni dettagliate, ripercorre la storia culturale della alterità nel Medioevo europeo, ponendo sullo sfondo le vicende storiche che hanno caratterizzato quell’epoca. Nell’Alto Medioevo i marginali erano i pauperes, coloro che non godevano della protezione di nessun signore, quindi gli indifesi. Karl Bosl opponeva infatti la paupertas medievale al concetto di potentia, collegando dunque la povertà intesa come marginalità alla potenza che era in grado di difendere e proteggere. Naturalmente anche gli ammalati rientrano pienamente nella schiera dei pauperes e per questo offrivano un’occasione ai fedeli di compiere il bene attraverso opere caritatevoli. Tuttavia, come dimostrano gli studi di François-Olivier Touati condotti sugli scritti dei chierici francesi del tardo XIII secolo, l’atteggiamento degli uomini di fede nei confronti dei malati non è sempre stato positivo e benevolo come nel caso di san Francesco d’Assisi che abbracciò un lebbroso, ma anzi talvolta era fortemente negativo perché la condizione di non salute poteva essere interpretata come un castigo divino.

«È necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi». Queste le parole di san Paolo nella Prima lettera ai Corinzi, in una fase in cui il cristianesimo costituiva ancora una piccola comunità nel mondo. La questione delle divisioni interne è dunque sempre stata presente e nei due secoli successivi l’espansione della dottrina cristiana condusse inevitabilmente al confronto e allo scontro tra i differenti pareri che si andavano definendo attraverso il commento alle Scritture. Le prime persecuzioni videro così contrapporsi cristiani contro cristiani.

Costantino, Teodosio e Giustiniano: i grandi nomi degli imperatori che articolarono progressivamente questo apparato persecutorio nei confronti degli eretici che si rifiutavano di aderire al cattolicesimo, apparato che consegnò direttamente nelle mani dell’impero il diritto e il dovere di tutelare l’ortodossia cristiana. A Occidente però la frantumazione politica e la mancanza di unità religiosa causata dai residui delle religioni tradizionali delle popolazioni “barbariche” che invasero i territori dell’Impero Romano, dopo la caduta di questo, dettero vita a un assetto completamente diverso da quello orientale.

La costruzione di un’autocoscienza del papato come guida della Cristianità occidentale iniziò a strutturarsi presto nell’Urbe, avviando un processo di dualismo e concorrenza fra potere imperiale e pontificale che culminerà all’alba del nuovo millennio. Quando Clodoveo, re del popolo franco, si convertì insieme con tutto il suo popolo nel 496, la Chiesa raccolse e mantenne l’eredità imperiale in Occidente. L’incoronazione di Carlo Magno nella notte di Natale dell’800 creò in Europa un potere nuovo, al quale passava il compito di difendere e imporre, anche con le armi se necessario, l’ortodossia cristiana. La nuova dinastia franca aveva stabilito un rapporto privilegiato con il papato, il quale era ora impegnato nella creazione di un Patrimonium sancti Petri, un territorio comprendente Roma e i territori adiacenti, libero da poteri temporali che non fossero quelli pontifici. Mentre, dopo la fine della dinastia carolingia, la corona passava agli imperatori germanici, che già avevano avviato un processo di purificazione della Chiesa, questa stava vivendo dal IX secolo un periodo di forte crisi, causato dalla successione di una ventina di papi nell’arco di sessantacinque anni e soprattutto dalle famiglie aristocratiche di Roma che insediavano i propri rampolli sul soglio di Pietro senza preoccuparsi del loro grado di spiritualità e moralità.

Contro la corruzione dell’istituzione ecclesiastica si erano già levate molte proteste. In prima fila contro la Chiesa mondana si pose l’abbazia di Cluny, fondata nel 910 da Guglielmo duca di Aquitania e affidata all’abate Bernone, il quale intendeva seguire la regola benedettina. Dei due elementi di fondo che costituiscono la Regola – ora et labora –, egli esaltava soprattutto il primo, con l’intento di ricondurre la Chiesa alla spiritualità dei primi secoli. Al sorgere dell’XI secolo maturarono aspirazioni egemoniche e di supremazia in entrambe le istituzioni, il papato e l’impero, che cambiarono anche i soggetti da additare come eretici, spostandosi progressivamente sul versante degli infedeli, quindi dei musulmani e degli ebrei. In tale clima le questioni dottrinali dei secoli precedenti tornarono come argomento polemico. Una delle vicende più dibattute fino a oggi in materia riguarda sicuramente la condanna al rogo di un gruppo di chierici di Orléans accusati di manicheismo. Durante quegli anni crebbero le accuse di eresia, talvolta utilizzate anche come strumento politico per estromettere dalla scena un avversario, soprattutto nei confronti dei catari, perseguitati e condannati per molto tempo. Essi venivano addirittura ritenuti “peggiori dei saraceni”.

La persecuzione antiereticale si andava realizzando su due canali complementari: la crociata, sempre più nelle mani dei pontefici, che necessitavano però dei laici per metterla in atto; e lo strumento inquisitoriale, che pure era prerogativa ecclesiastica, ma che senza il potere laico non avrebbe avuto alcuna efficacia. Un’Inquisizione che si scagliò nel secolo successivo anche contro musulmani ed ebrei, con i quali, se pur non in modo univoco in tutta Europa, la comunità cristiana aveva saputo convivere. Gli infedeli raramente erano condannati alla pena capitale, più spesso venivano invece emarginati economicamente per condurli a una conversione forzata o all’esilio, pensiamo ad esempio all’opera di Vincenzo Ferrer.

Personalmente ritengo che, alla luce di quanto sin qui esposto pur sinteticamente, il lavoro di Marina Montesano si riveli uno studio veramente brillante ed efficace: attraverso un registro accessibile a tutti, ma sempre scientificamente vigilato, ha saputo riassumere le vicende storiche dei secoli del nostro Medioevo e illustrare in maniera molto approfondita e dettagliata la componente di storia culturale, soffermandosi sul tema centrale del libro, la marginalità, facendo ben comprendere al lettore chi fossero i marginali in quell’epoca e come questi siano cambiati nel corso del tempo. Come è emerso, il fattore discriminante lungo un periodo storico così esteso è stato quello religioso. Tuttavia concordo con l’Autrice quando spiega che non sono né il dogma né la teologia lo spazio in cui ricercare l’origine di ciò, quanto piuttosto l’interpretazione che ne viene data, sempre umana e sempre storicizzata. Concludo dicendo che la lettura di questo volume, vincitore del premio di medievistica italiana 2022, è quanto mai consigliata, a specialisti e no.

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