Antonio Messina è dottore di ricerca in Scienze Politiche (Università di Catania) ed è stato Visiting PhD Fellow presso l’Università di Leiden (Paesi Bassi). Fa parte del comitato scientifico o redazionale delle riviste ‘Il Pensiero Storico’, ‘Nuova Storia Contemporanea’, ‘La Razón histórica’ e del comitato dei revisori del ‘Journal of Political Science and International Relations’. Ha pubblicato una serie di studi di storia del pensiero politico e di storia intellettuale delle ideologie radicali, europee ed extraeuropee, privilegiando l’analisi comparatistica.
Aree di ricerca: African Studies; Contemporary Intellectual History; Totalitarian Ideologies; Comparative Fascist Studies; Nationalism; Political Ideologies; Political Religion and Sacralization of Politics.
Recensione a: I. Ilyin, Sulla Russia, a cura di Olga Strada, ASPIS, Milano 2023, pp. 95;
T. Snyder, Ivan Ilyin. Il filosofo del neozarismo di Putin, Italia Storica Edizioni, Genova 2024, pp. 76.
Subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, iniziata il 24 febbraio 2022 e tutt’ora in corso, una parte significativa dei media e del discorso pubblico occidentale ha intensificato l’accostamento del regime di Vladimir Putin alle esperienze storiche del fascismo di Benito Mussolini e del nazionalsocialismo di Adolf Hitler. Tale parallelismo ha assunto il carattere di una chiave interpretativa dominante, volta a inscrivere l’aggressione russa entro una cornice storica riconoscibile e dotata di forte impatto emotivo e morale. Questa tendenza solleva interrogativi rilevanti non solo sul piano della retorica politica, ma anche su quello della comparazione storica, mettendo in gioco la legittimità e i limiti dell’uso analogico delle categorie di “fascismo” e “nazismo” per interpretare dinamiche geopolitiche contemporanee.
Tra le voci più influenti di questa corrente interpretativa spicca Timothy D. Snyder, professore di storia moderna all’Università di Yale, che ha dedicato numerosi interventi sui principali media anglofoni al tema del presunto carattere fascista del regime putiniano. Uno di questi contributi, incentrato sulla figura del filosofo Ivan Ilyin (Ivan Ilyin, Putin’s Philosopher of Russian Fascism), è stato recentemente tradotto e ripubblicato in Italia in in forma di pamphlet con il titolo Ivan Ilyin. Il filosofo del neozarismo di Putin.
Snyder individua in Ivan Ilyin non soltanto il principale teorico di un ipotetico “fascismo russo” – qualunque cosa esso sia – ma anche il pensatore che, più di ogni altro, avrebbe esercitato un’influenza diretta sul pensiero e sull’azione politica di Vladimir Putin. Il saggio di Snyder è ricco di asserzioni come queste: «questo filosofo russo […] arrivò ad immaginare un fascismo cristiano russo» (p. 6); «[quella di Ilyin fu una] giustificazione metafisica e morale per il totalitarismo politico, che ha espresso in dei lineamenti pratici per uno stato fascista»; «Ilyin aveva posto le basi per una difesa metafisica del fascismo» (p. 21). La verità fattuale delle cose è ben diversa da quanto descritto da Snyder. Il filosofo russo affermò che le sue idee – personificate dal movimento dei Bianchi nato nel 1917, durante la guerra civile russa – erano anteriori e superiori al fascismo stesso. Affermò che il movimento Bianco aveva conservato un legame più profondo con la religione rispetto a quanto non aveva fatto il fascismo. Considerava i movimenti di Mussolini e Hitler come un rimedio necessario contro il bolscevismo e, in questo, non si differenziava dalla maggior parte dell’intellighenzia europea tra le due guerre, che osservava con preoccupazione la diffusione del cosiddetto “pericolo rosso”. Dopo la seconda guerra mondiale rese chiaro in un articolo pubblicato nel 1948 (About fascism) che ciò che lo separava drasticamente dal fascismo era la centralità da lui data alla religione cristiana; il rifiuto del totalitarismo; la condanna del partito unico; il rigetto di sciovinismo, razzismo e imperialismo; l’opposizione a ogni forma di cesarismo e del culto del leader; l’idea che lo Stato debba essere forte ma giusto, ancorato alla legalità e alla spiritualità, non alla demagogia o alla violenza idolatrica.
Nella prefazione al volume Sulla Russia, che raccoglie alcuni tra gli scritti più significativi di Ivan Ilyin, la curatrice Olga Strada propone una valutazione di taglio più equilibrato. Sottolinea come lo stesso Ilyin mettesse in guardia dal confondere il movimento bianco con il fascismo, poiché quest’ultimo «è più ampio del fascismo e per sua natura più profondo di esso» (p. XIII). Quanto al suo orizzonte statuale, o se si preferisce al suo progetto politico, Strada evidenzia come Ilyin auspicava «il ripristino di un assetto statale monarchico, ma di diverso segno rispetto a quello prerivoluzionario, maggiormente orientato verso una monarchia costituzionale in grado di convivere con i valori individuali e spirituali del popolo russo» (p. XVII).
L’universo ideologico di Putin si presenta come un mosaico eclettico, che non può essere ridotto alla sola influenza di Ivan Ilyin. I suoi riferimenti culturali sono molteplici e vengono di volta in volta piegati al servizio di un disegno politico pragmatico, più che ad una coerente dottrina politica. D’altra parte, anche se si volesse forzatamente ricondurre l’ispirazione putiniana esclusivamente a Ilyin, l’etichetta di “fascismo” apparirebbe del tutto inappropriata: il filosofo russo non può essere considerato un fascista in senso proprio, e lo stesso Putin non manifesta ambizioni totalitarie. È chiaro che Putin non sia interessato a mobilitare l’intera popolazione russa sotto le insegne di un partito unico che pretende di incarnare la nazione, né persegue un progetto di rivoluzione antropologica volto a creare un “uomo nuovo”. Come mostrano diversi studi autorevoli, il sistema putiniano corrisponde piuttosto a una forma di “anocrazia”, un ibrido a metà strada tra democrazia e autocrazia. In questo quadro, il putinismo può essere descritto più correttamente come un nazionalismo pragmatico, privo di tensione rivoluzionaria e contrassegnato invece da un conservatorismo difensivo, attento soprattutto alla stabilità interna e alla salvaguardia degli interessi statali.
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