Damiano Morandi frequenta la seconda classe del Liceo classico "Marsilio Ficino" di Figline Valdarno (FI).

Recensione aicona Pdf S. King, 22.11.63
Mondadori, Milano 2018, pp. 768, €12,90.

La trama di 22/11/63, romanzo scritto da Stephen King e pubblicato nel 2011, inizia in una classe serale. Tutte le persone dentro quella stanza potrebbero essere colleghi se non genitori dello stesso professore, Jake Epping, il nostro protagonista. Egli è un professore d’inglese che, oltre ad insegnare ai ragazzi, s’impegna nell’istruzione di adulti troppo poveri o disagiati per aver potuto studiare in giovane età e pertanto finiti abbandonati dalla società e dal tempo in cui sono nati e cresciuti. Epping è solito dare buoni voti, mai insufficienze. Quel giorno, però, non darà solo un buon voto, ma il massimo voto possibile ad uno dei suoi studenti, nonché bidello della sua scuola, da lui stesso definito abbastanza anziano da essere suo padre. Il nome del bidello è Harry Dunning. Quel 10, a suo dire, è stato meritato per il suo aver trasmesso qualcosa, qualcosa di profondo, più profondo, a mio dire, delle stesse emozioni. Ha parlato infatti del giorno, che in realtà era una notte, in cui suo padre, Frank Dunning, rientrò in casa e con un martello uccise moglie e figli, lasciando in vita il piccolo Harry e la sorellina, la quale cadde in coma per non risvegliarsi mai più.

Tempo dopo, Jake, arriva alla tavola calda di Al, il quale lo mette a conoscenza del suo piano dopo averlo fatto entrare nella “Tana del bianconiglio”, un portale temporale che ti riporta alle 11:58 del 9/09/58. Il piano è semplice, tornare indietro nel tempo, spiare l’ex marine e castrista Lee Harvey Oswald, il probabile assassino di John Fitzgerald Kennedy (JFK), incastrarlo e, se necessario, ucciderlo, così da impedire, secondo una catena logico-temporale, la morte di Bob Kennedy, la guerra in Vietnam, la morte di Martin Luther King, evitando pure le uccisioni verificatesi durante le proteste della popolazione nera in America.

Dopo la morte di Al, Jake torna nel passato e sfruttando gli appunti per le scommesse dello stesso Al, compra una macchina e arriva alla cittadina di Derry, per adempiere alla sua prima e personale missione, salvare la famiglia di Harry, uccidendo il padre Frank. Presto si trasferisce a Jodie, dove conosce Sadie, una bibliotecaria, e se ne innamora. Fino ad ora non ho parlato di un nemico. Potrebbe venir spontaneo dire Lee Harvey Oswald, ma il vero nemico, in questo romanzo, è il tempo stesso, che fa di tutto e di più per evitare di essere cambiato, come, ad esempio, uccidere personaggi, mettere in pericolo Jake e distruggere documenti o prove per la sua indagine. Il tempo è vivo, reattivo, un personaggio tra gli altri di questa complessa ed affascinante storia.

Il periodo in cui si sviluppa la storia è uno fra i più caldi della Guerra fredda. A Cuba i fratelli Fidel e Raul Castro, assieme ad Ernesto Che Guevara, conducono in porto la rivoluzione, deponendo l’allora dittatore Fulgencio Batista, alleato degli Stati Uniti. Il nuovo presidente Kennedy, eletto nel novembre del 1960, cerca in tutti i modi di limitare l’espansione socialista, scambiata per propaganda con quella comunista, sfruttando un embargo (che tutt’ora vige sul mare caraibico per bloccare il commercio dell’isola). L’Unione Sovietica va su tutte le furie, mentre Guevara tiene svariati interventi presso l’Onu, ma il popolo statunitense rimane dell’opinione che siano tutti dei comunisti assassini e continua a sostenere il suo amato presidente JFK. Sono anni di intrighi, cospirazioni e tradimenti, come quello dello stesso presidente nei confronti della sua amata Jackie con la bella Marilyn Monroe, passandola poi (come fosse un oggetto) al fratello Bobby. Quando Marilyn iniziò a creare problemi, stranamente morì.

Questo, a mio avviso, è un romanzo fantastico, così come la serie tv che ne è stata ricavata con otto episodi mozzafiato. Già solo il modo con cui Stephen King inserisce una sottile sensazione di malvagità nella cittadina di Derry è magistrale. La malvagità è suscitata nel lettore dal fatto che quella era la stessa cittadina e lo stesso periodo in cui Pennywise portò avanti la sua mortifera caccia, dopo essersi risvegliato da un sonno lungo ben ventisette anni.

Oltre all’argomento trattato, adoro il modo con cui viene trattato; Jake non è un critico del tempo che non si lascia ingannare dal ricordo benevolo di JFK. Anzi, pur non essendo un esaltato, Jake crede che Kennedy avrebbe veramente fatto qualcosa d’importante per il popolo statunitense e la “democrazia”. Ho adorato la serie, sopratutto il modo in cui è stato reso il giovane Oswald, tanto convinto nei suoi ideali ed affondato nei problemi psichici da soffrire di manie di protagonismo, così forti da arrivare al punto di attentare alla vita del presidente Kennedy. Riuscendovi. Il personaggio di Al è ben costruito, l’odio per il padre di Harry, Frank Dunning, è madornale da quanto stupisce e indigna. Io stesso ho sperato che Jake portasse a termine la sua missione, stessa cosa per l’ex marito di Sadie, rinominato nella serie “stringi pene” per l’omonimo apparecchio installatogli in giovane età per i suoi problemi d’incontinenza.

Ciò che si evince, e Stephen King lo sottolinea bene, è che il protagonista, anche se mosso da nobili intenzioni, si lascia trasportare dal carico d’odio e d’amore che lo pervadono. Con ciò si  dimostra quanto la bontà di un uomo non ne determini la forza psichica e di autocontrollo. Fosse stato così, a mio avviso si sarebbe reso il tutto troppo freddo e calcolato. Questo romanzo, verso la fine, rivela un intento da iconoclasta da parte di Stephen King, colpendo in faccia il lettore (ma anche lo spettatore della serie tv), distruggendo tutte le aspettative che nella vita di uno come Jack Ruby, come in quella di tantissimi altri suoi connazionali, erano state alimentate su Kennedy, dando la prova che un presidente statunitense, democratico o repubblicano, rimane pur sempre statunitense.

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