Antonio Messina è dottore di ricerca in Scienze Politiche (Università di Catania) ed è stato Visiting PhD Fellow presso l’Università di Leiden (Paesi Bassi). Fa parte del comitato scientifico o redazionale delle riviste ‘Il Pensiero Storico’, ‘Nuova Storia Contemporanea’, ‘La Razón histórica’ e del comitato dei revisori del ‘Journal of Political Science and International Relations’. Ha pubblicato una serie di studi di storia del pensiero politico e di storia intellettuale delle ideologie radicali, europee ed extraeuropee, privilegiando l’analisi comparatistica.
Aree di ricerca: African Studies; Contemporary Intellectual History; Totalitarian Ideologies; Comparative Fascist Studies; Nationalism; Political Ideologies; Political Religion and Sacralization of Politics.

Recensione a G. Gentile.  Esame di abilitazione all’insegnamento liceale [1897], a cura di Glauco Saffi, Edda Edizioni, Roma 2023, pp. 102.

Non tutte le prove accademiche sono destinate a diventare documenti decisivi nella storia di un pensiero. Quella che Giovanni Gentile presentò nel 1897 per ottenere l’abilitazione all’insegnamento nei licei costituisce una significativa eccezione. Il volume Esame di abilitazione all’insegnamento liceale, curato da Glauco Saffi, restituisce al lettore un testo di grande interesse storico-filosofico: la dissertazione presentata nel 1897 per ottenere l’abilitazione all’insegnamento di storia della filosofia presso i licei. Non si tratta di un semplice documento accademico, ma di uno scritto che rappresenta la prima formulazione del confronto gentiliano con il marxismo e, più in generale, un momento decisivo della formazione del pensiero del filosofo. L’edizione offre dunque l’occasione di osservare Gentile prima della maturazione dell’attualismo, mentre si misura con i problemi della filosofia della storia e con le dottrine politiche-sociali a lui contemporanee.

Il nucleo teorico del testo è costituito dall’analisi del materialismo storico. Gentile si confronta con la tesi marxiana secondo cui la struttura economica della società costituirebbe la base reale da cui derivano le forme politiche, giuridiche e culturali. Pur riconoscendo la forza euristica di tale impostazione e l’importanza delle condizioni materiali nella dinamica storica, il giovane filosofo ne contesta il carattere deterministico. La riduzione delle ideologie a semplice riflesso dell’economia appare a Gentile incapace di rendere conto dell’autonomia dell’attività spirituale e del carattere creativo della storia. Il filosofo insiste sul rischio di confondere il contenuto sociale della vita con la sua interpretazione filosofica, mostrando come la spiegazione economicistica finisca per produrre una tautologia che non coglie la genesi effettiva dei fenomeni storici.

Uno degli aspetti più stimolanti del lavoro è il tentativo di collocare il materialismo storico nella tradizione filosofica. Gentile mette in luce l’ambiguità della dottrina: essa si presenta come metodo critico anti-metafisico, ma nel momento in cui pretende di individuare la necessità del processo storico assume inevitabilmente la forma di una filosofia della storia. In questa prospettiva, il marxismo appare come un rovesciamento dell’hegelismo più che come una rottura radicale: la dialettica e l’esigenza di interpretare unitariamente il divenire storico restano elementi di derivazione idealistica, pur trasferiti su un fondamento materiale. Questa lettura, già molto consapevole, anticipa temi che saranno centrali nella riflessione idealistica italiana del primo Novecento.

Dal punto di vista stilistico, la dissertazione colpisce per la densità argomentativa e per la padronanza del dibattito europeo. Gentile dialoga con Marx, Engels, Labriola, Croce e con la letteratura tedesca dell’epoca, mostrando una sorprendente maturità critica. Il testo conserva tuttavia anche il carattere di opera giovanile: la polemica talvolta prevale sulla sistematicità e alcune analisi restano programmatiche. Proprio questi elementi, però, contribuiscono al valore documentario del volume, che permette di assistere alla formazione del metodo gentiliano. Un confronto, anche solo sommario, con la successiva elaborazione confluita ne La filosofia di Marx (1899) consente di misurare con maggiore precisione la direzione di questa maturazione. Nello scritto del 1897 Gentile concentra la propria critica soprattutto sul carattere deterministico del materialismo storico e sull’insufficienza dell’economicismo a spiegare la vita dello spirito. Nella successiva rielaborazione, invece, la prospettiva si fa più ampia e propriamente filosofica: il marxismo non è più analizzato soltanto come teoria della storia, ma come posizione metafisica complessiva. Gentile distingue con maggiore nettezza tra il materialismo storico come concezione del processo storico e il materialismo come fondamento ontologico, sostenendo che quest’ultimo costituisca una costruzione in parte sovrapposta e artificiosa rispetto alla genesi originaria della dottrina marxiana. In tal modo la critica si approfondisce: non si limita più a rivendicare l’autonomia dello spirito rispetto alla struttura economica, ma tende a mostrare l’intrinseca contraddittorietà di un materialismo che, pretendendo di spiegare la coscienza a partire da un presupposto oggettivo, finisce per presupporre ciò che intende negare. È in questo passaggio che si colgono con maggiore evidenza i germi dell’attualismo: la storia non è soltanto attività spirituale, ma processo dell’autocoscienza, e ogni fondamento “materiale” esterno all’atto del pensiero viene progressivamente dissolto. Il testo del 1897 appare così come la soglia di un percorso che nella Filosofia di Marx acquista maggiore consapevolezza sistematica.

Di particolare rilievo risultano i saggi introduttivi e finali del curatore. L’annotazione tecnica iniziale ricostruisce con precisione la storia editoriale della dissertazione, chiarendo il rapporto tra il manoscritto, la prima pubblicazione in rivista e la successiva confluenza negli studi sulla filosofia di Marx. Questo apparato non si limita a fornire informazioni filologiche, ma illumina la funzione del testo all’interno dello sviluppo del pensiero gentiliano, mostrando come esso rappresenti il laboratorio teorico di temi destinati a riemergere nelle opere mature. La scelta di presentare il manoscritto insieme alla versione a stampa e di discutere le varianti più significative permette inoltre al lettore di cogliere l’evoluzione linguistica e concettuale del filosofo.

I contributi conclusivi completano efficacemente il lavoro editoriale, offrendo strumenti utili per l’inquadramento storico e per la lettura critica. Essi evidenziano la posizione del giovane Gentile nel contesto del dibattito sul socialismo e sottolineano la rilevanza del testo per la comprensione dei rapporti tra idealismo italiano e marxismo. L’apparato di note e le indicazioni bibliografiche contribuiscono a rendere il volume non solo una riproposta documentaria, ma anche uno strumento di studio.

Nel complesso, l’edizione curata da Saffi riesce a coniugare rigore filologico e chiarezza interpretativa. Il libro interessa non soltanto gli studiosi di Gentile, ma chiunque voglia comprendere la ricezione del marxismo nella cultura filosofica italiana di fine Ottocento. La dissertazione rivela un pensatore già capace di confrontarsi criticamente con una delle grandi dottrine della modernità e, al tempo stesso, consente di intravedere la direzione futura del suo idealismo. Letta anche alla luce della successiva elaborazione della Filosofia di Marx, essa mostra come la critica al materialismo storico si trasformi progressivamente in una più radicale fondazione idealistica, fino alla piena formulazione dell’attualismo. In questa prospettiva, il volume assume un rilievo che supera il mero interesse storico: esso documenta l’origine di una linea di pensiero che, come ha osservato Augusto Del Noce, sarà decisiva non solo per la filosofia italiana del Novecento, ma anche per comprendere le connessioni, teoriche prima che politiche, tra l’idealismo attualistico e la successiva adesione di Gentile al fascismo.

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