Margherita Meini frequenta la quarta classe del Liceo scientifico "Marsilio Ficino" di Figline Valdarno (FI).

11 settembre 2001, una data indimenticabile, una strage per New York e per il mondo intero. Proprio in quell’istante tutte le civiltà, le culture e le religioni del mondo sono crollate come una torre di carte sfiorata dal vento. Nessun rispetto e nessun pudore sono stati messi in gioco durante l’attacco, in compenso articoli di giornale e notiziari non hanno aspettato ad arrivare.

Le riflessioni più contrastanti vengono espresse da Oriana Fallaci e Dacia Maraini. La prima, giornalista e scrittrice, afferma di considerarsi sia una spettatrice che una protagonista di una vera e propria guerra di religione, un irrispettoso atto di distruzione sociale, la cui colpa viene identificata come le origini e le tradizioni dei medesimi attentatori. Definisce la loro cultura priva di un passato storico e di un ordine sensato. Oriana Fallaci lascia certamente dedurre che la soluzione più sicura sia l’uso della forza. Dal canto suo, la scrittrice Maraini ha invece espresso un pensiero del tutto contrastante rispetto al precedente. Sicuramente più aperto nei confronti della civiltà islamica. Sostiene la propria idea affermando che nella strage sono morti anche islamici, i quali non per forza colpevoli. Molto interessante è inoltre il confronto tra le varie culture, che però necessita di essere affrontato in modo approfondito per una questione di rispetto reciproco. Il rispetto esige preventiva conoscenza. L’ignoranza che oggi dilaga non aiuta la comprensione tra diversi.

Ritengo invece, troppo poco argomentato il pensiero della giornalista circa il tema del male e del bene. Mi sono quindi chiesta cosa noi intendiamo per “bene” e cosa per “male”. Già dalla nascita, infatti, veniamo educati secondo il pensiero dei nostri genitori, che provvedono alla nostra educazione. Cresciamo quindi, senza dubitare delle informazioni apprese. Anche se questione complessa e controversa, delicata e oggi quasi fuori moda, voglio provare a parlare della religione, un argomento che non può coinvolgere – chi più, chi meno – anche noi giovani nati dopo quella data, e che quindi non eravamo presenti alla catastrofe.

I cristiani seguono un percorso sin da quando vengono battezzati, sono accolti nella casa del Signore e vengono istruiti secondo ciò che è “buono e giusto”. Mi chiedo quindi se, anche per gli islamici, esista un Dio buono e giusto che chiede di non mostrare e praticare pietà verso le altre culture. Ma quindi, se per la loro ideologia questo è “bene”, cosa è davvero “male”? Ammetto di non essere ancora abbastanza informata per rispondere a queste domante, ma posso provare a esprimere, nel mio piccolo, quella che è la mia opinione a riguardo. Non solo posso, ma forse persino devo, come ragazza che si affaccia al mondo adulto in questo anno 2022.

La religione è una scelta soggettiva, un percorso che ognuno può decidere di intraprendere o meno. Cresciamo con fonti e idee diverse, giuste o sbagliate che siano. Sono però convinta che il primo passo per una convivenza pacifica consista nel rispetto e nell’aiuto reciproco. Mi rifiuto, invece, di credere che queste stragi siano il frutto di un’unione tra i figli di Allah e il loro “Dio buono”. Ciò non vuol dire che non possiamo fare nulla. Personalmente ritengo non sia da escludere un eventuale appoggio militare, almeno in certi casi. Non tanto per attaccare la loro religione, ciò sarebbe sia profondamente sbagliato, sia controproducente, quanto piuttosto per proteggere e salvare quelle persone che praticano l’islam in modo pacifico e rispettoso delle altrui opinioni, con la speranza che un giorno potremmo conoscere davvero chi sono i veri figli di Allah.

La ricerca del bene e del male va condotta nel pieno rispetto di tutti e non credo che per nessuno il bene consista nella negazione e nella distruzione, così come il male sia ciò che mira alla costruzione. Al contrario. La nostra generazione è chiamata ad un’opera individuale e corale di edificazione, forse anche di ricostruzione, che parte dalla conoscenza dell’altro, dal confronto con ciò che è distante da noi. Non dobbiamo temere né di essere quel che siamo né di incontrare ciò che non ci piace, ciò che non condividiamo. Vanno però trovati dei punti in comune, delle basi minime di accordo. È così che si costruiscono relazioni di convivenza pacifica e prospera. Ci vogliono tanto impegno, intelligenza e studio sia della propria storia sia di quella altrui. Anche per questo motivo la scuola diventa un momento importante nella vita di ciascuno di noi. È dalla educazione che l’essere umano può emergere come tale: ente dotato di ragione e facoltà di scelta.

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