Marco D'Attoma ha conseguito la laurea presso la facoltà di Scienze politiche nell'Università LUISS Guido Carli a Roma. Dopo aver ottenuto una laurea triennale in Scienze politiche presso l'Università degli studi di Bari, ha completato i suoi studi presso la LUISS svolgendo un corso in Relazioni internazionali con lode. Durante la sua carriera ha collaborato con il centro di ricerca UNU-CRIS specializzato in studi regionali. Dopo una breve esperienza lavorativa in Kenya ha sviluppato una grande passione per le dinamiche africane tanto da sviluppare un forte interesse nella scrittura a livello storico e geopolitico.

La Russia di Putin con l’azione bellica in Ucraina ha rivelato la conservazione della sua volontà imperialista, che era appartenuta alla Russia zarista e successivamente a quella sovietica. Molti sono rimasti colti di sorpresa dagli avvenimenti, però l’atteggiamento imperialista di Putin era già stato manifestato in un altro continente, povero economicamente, ma ricco di risorse fondamentali per l’industria tecnologica ed energetica. Questo continente è l’Africa.

Molti Paesi africani sono dipendenti dalla vendita delle risorse e da investimenti diretti esteri, che molto spesso alimentano un doom loop fatto di corruzione e morte finanziate proprio dalla vendita dei materiali che sono funzionali ad instaurare regimi dittatoriali duraturi. Non per niente si parla di “Maledizione delle risorse”, ovvero il possesso di tali materie prime, che dovrebbe garantire una ricchezza infinita alle popolazioni, sfortunatamente garantisce un sistema di subalternità tra le élite e il popolo. Ad approfittare di tali risorse vi sono molti esponenti geopolitici: in primis la Cina, ma anche la Russia negli ultimi anni aveva ritrovato un interesse per determinati Paesi. Ritrovato perché l’URSS aveva avuto importanti relazioni con Paesi africani durante la Guerra Fredda, e supportato l’instaurazione di governi marxisti. Con la sua caduta però aveva perso la sua importanza strategica nel continente. Con Putin invece la Russia è voluta tornare con forza nel continente, questo dovuto anche all’ingenuo abbandono di interesse da parte dell’Occidente sia a livello militare che economico.

Il cavallo di Troia che ha permesso l’ingresso della Russia in Africa è stata la vendita delle armi e il supporto politico-militare ai governi in carica che in realtà era funzionale a consolidare partnership e accordi economici di lunga durata.  Parallelamente al ritiro delle truppe americane dalla Somalia nel 2021 annunciato dal presidente Trump e l’annuncio di Macron della fine dell’operazione Barkhane in Mali, la Russia aveva ottenuto il permesso di poter costruire una base navale sulle coste sudanesi, e questa sarebbe divenuta la prima base russa sul territorio africano. La competizione con l’Occidente passa proprio attraverso la vendita di armamenti e sostegno all’industria bellica in Sudan terzo produttore di armi nel continente dopo Egitto e Sudafrica. In casi specifici il supporto militare non è prettamente diretto, ma la bandiera della federazione russa viene nascosta da quella di truppe mercenarie che fanno il lavoro sporco per procura, tra cui la più conosciuta e pericolosa è la Wagner.

Il Paese dove la Russia ha instaurato una partnership e un controllo molto forte è la Repubblica Centrafricana. Già nel 2017 la Russia aveva stabilito una collaborazione militare che consisteva nella vendita di armi e addestramento delle truppe del Paese africano, questo ovviamente nell’interesse dei minerali presenti nella Repubblica, in primis per la presenza di diamanti. Verso la fine del 2020 vi sono stati degli sviluppi in questa relazione in vista delle elezioni nazionali, che hanno arrecato delle proteste dopo la vittoria di Faustin-Archange Touadera. Per questo la Russia era anche in procinto di inviare delle truppe sul territorio al fine di rafforzare il proprio rapporto col governo in carica. Anche il governo nigeriano aveva instaurato una partnership militare con il Cremlino per il rifornimento di 12 Mi-35 Hind e elicotteri di attacco per la lotta contro i gruppi terroristi jihadisti. Gli interessi economici russi si sviluppano un po’ in tutto il continente, ad esempio come l’estrazione di bauxite in Guinea a carico di una compagnia di bandiera, estrazione di diamanti in angola ed estrazione di gas off-shore in Mozambico.

Anche in ambito nucleare la Russia è molto attiva sul continente, e accordi di costruzione di centrali nucleari sono già stati pattuiti come nel caso dell’Egitto, con la previsione di un prestito molto importante di circa 30 miliardi di dollari. Altri Paesi stanno prendendo in considerazione le offerte nucleari di Mosca, in primis l’Etiopia e molti Paesi del Nordafrica, mentre altri Paesi offrono l’estrazione di risorse funzionali all’industria nucleare.

I rapporti tra Russia e Paesi africani non si esauriscono in relazioni bilaterali, ma anche attraverso il multilateralismo la Russia cerca di imporre tramite il soft power la propria presenza nel continente nero. Ne è un esempio il summit Russia-Africa del 2019 a Sochi (in attesa del secondo del 2022), nel quale oltre ad aver discusso la presenza militare russa in Africa, si è avuta l’occasione di supportare la water diplomacy tra l’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi e l’Etiopia del Primo Ministro Abiy Ahmed a Sochi, incoraggiando la ripresa dei negoziati in merito alla costruzione della diga sul Nilo azzurro Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) che tanto preoccupa l’Egitto.

Infine, non si può non citare il Paese dove l’ingenuità europea e soprattutto italiana è stata più evidente, ovvero la Libia. Nel 1909 l’Italia era stata costretta a chiedere alla Russia un consenso alla propria campagna militare in Cirenaica con l’accordo di Racconigi. Oggi la Russia invece si è presa il controllo insieme alla Turchia della mezzaluna petrolifera, sotto il controllo dei mercenari Wagner, togliendo una importante alternativa energetica ai vicini Paesi europei.

La strategia del Cremlino in Africa allontana fortemente l’ipotesi che Mosca oggi arranchi nel buio, ma al contrario la sua strategia è ben delineata e congegnata.

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