Studioso di geopolitica russa. Borsista di ricerca presso l’Istituto di Studi Politici S. Pio V di Roma, collabora con Rai Storia e il Groupe d’études géopolitiques. Autore del libro La Russia nel Mediterraneo (Aracne, 2016).

Recensione a
C. Gastone, Memoires. Olga I. Korostovetz (1895-1993). Diario di un’epoca
Pathos Edizioni, Torino 2020, pp. 216, €18.00.

Uno spaccato della belle époque e di un’era al tramonto, con gli occhi (russi) di chi ne vedrà il più subitaneo tracollo: per addentrarsi in un mondo ormai troppo lontano è meglio affidarsi ai pensieri di chi l’ha vissuto, per riprenderne il modo di pensare – ancor prima dei suoi eventi.

Queste sono le Memoires. La voce narrante, ricostruita dal nipote Carlo Gastone e raccolta in un volume appena edito da Pathos Edizioni, è quella di Olga I. Korostovetz, figlia di un diplomatico russo di primo piano e testimone diretta di quasi un intero secolo (1895-1993). La prima metà di quest’ultimo è oggetto dei racconti di Olga, che coi suoi ottant’anni (al momento della stesura) deve fare pure a tratti i conti con le difficoltà della propria memoria.

Olga è l’ultima figlia delle prime nozze di Ivan Jakovlevic Korostovetz (1862-1932), uno dei più influenti diplomatici del tardo impero zarista (e a sua volta erede di un’antica famiglia aristocratica russa, di cui si ha traccia almeno dal Seicento). Ma a dispetto delle sue origini Olga racconta relativamente poco della Russia, perché per buona parte dei suoi anni vivrà altrove. Gli impegni del padre e poi le esperienze della propria vita la portano ad attraversare il globo in lungo e in largo, dal Giappone all’Argentina, passando per l’Europa occidentale su cui infine innesta le sue radici.

Già la sua nascita, avvenuta in Brasile, anticipa quello che sarà il suo destino: un alternarsi di soggiorni e peregrinazioni, che a volte sembrano affidate quasi al caso. Ma in realtà sono determinate dal governo russo, almeno nei primi anni. In Estremo Oriente, dove il padre svolge importanti incarichi, Olga vive gli anni centrali della sua prima giovinezza, fino a conoscere il suo futuro marito: Renato Strazzeri, ufficiale della Regia Marina con cui inaugurerà il ramo italiano della famiglia Korostovetz.

A prevalere, nel racconto, sono naturalmente le osservazioni personali di Olga, in cerca di autonomia da un padre con cui non va sempre d’accordo. La trova, l’autonomia, nel suo viaggio in solitaria in Giappone e poi durante i suoi spostamenti europei, alcuni dei quali – come quello nel collegio inglese di St. Leonard on Sea – molto brevi. L’autrice delle memorie è attenta a ricostruire i dettagli (anche quelli apparentemente superflui) di un vissuto intenso come pochi nella sua epoca. Anche un pranzo, una battuta o una piccola escursione trovano la loro dignità in un racconto che non pretende di essere esaustivo, né tantomeno esplicativo delle complesse vicende storiche che si svolgono in contemporanea.

Ma alla Storia non si sfugge, e Olga – che tra le altre cose subisce la Prima guerra mondiale, la Rivoluzione russa e l’iperinflazione tedesca del 1923 – ne è la (ben consapevole) prova vivente. Sullo sfondo delle sue memorie dunque si inserisce la politica, quella di cui il padre Ivan è artefice di primo – se non primissimo – livello: di lui è il merito degli accordi relativamente favorevoli di Portsmouth, in seguito al disastro della guerra russo-giapponese; sua è anche l’intuizione dell’utilità geopolitica di una Mongolia indipendente, cuscinetto strategico tra Russia e Cina.

Ivan Korostovetz non è dunque solo un diplomatico di primo piano, braccio destro di uno dei più importanti ministri dello zar Nicola, Sergej Witte, fino alla sua temporanea caduta in disgrazia. È anche, se non soprattutto, uno dei principali ideatori della politica estera zarista, negli anni della sua massima espansione nel continente asiatico. Nonostante ciò – anzi, forse proprio grazie a ciò – la sua vita gli viene risparmiata nel corso degli sconvolgimenti rivoluzionari: gli si riconosce insomma di aver servito gli interessi dello Stato, e di non esser responsabile del trattamento delle sue classi sociali.

Ad ogni modo la carriera di Ivan finisce sostanzialmente lì, e con essa la necessità di sua figlia Olga di ripercorrerne le tappe nelle sue memorie. Di lui non può bastare il pur ravvicinato ritratto personale, servirà senz’altro anche un’indagine che ne ricostruisca l’operato politico. L’espansione russa in Estremo Oriente, gli interessi in Persia, la nascita della Mongolia moderna e il Trattato di Portsmouth sono capitoli storici troppo importanti per non approfondirne i retroscena, magari tramite appunto uno dei loro protagonisti.

Non è comunque il compito di Olga, e lei stessa lo fa presente subito nelle memorie: il suo punto di vista sugli eventi è parziale e influenzato dagli accadimenti personali, ma non per questo se ne perde l’interesse. Anzi, la prospettiva familiare e apparentemente periferica rispetto al cuore degli eventi arricchisce il volume di considerazioni non scontate, di note di costume utili a completare l’affresco sociale di un’epoca oggi quasi dimenticata.

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