Irene Masi (1992): laureata in Italianistica all'Università  degli studi di Pisa con una tesi in filologia medievale su Dante Alighieri. Ha trascorso l'ultimo anno in Francia, come insegnante di italiano. I suoi interessi principali sono la letteratura, il cinema e le arti visive, in particolar modo di ambito francese.

In questa serie di articoli tratterò di alcuni aspetti del modello scolastico francese, in relazione al contesto italiano. Parlare di modello scolastico senza pensarlo in una relazione storico-culturale è un’operazione rischiosa e banalizzante. Per questo motivo, prima di approcciare l’argomento di questi articoli, mi soffermerò su alcuni aspetti di carattere storico-culturale che caratterizzano la società francese e, di conseguenza, la sua scuola.

Ciò che più risalta dal confronto con l’Italia è certamente il rapporto delle istituzioni con i cittadini e viceversa il rapporto dei cittadini nei confronti delle istituzioni. La scissione che si crea tra “pubblico” e “privato” è molto forte, per cui la scuola riflette questo sistema di valori su cui la Repubblica francese si fonda. In questo contesto si deve anche considerare un fattore storico molto importante, lo Stato francese è antico rispetto a quello italiano e di conseguenza conserva un forte lascito della sua storia nazionale all’interno dell’istituzione scolastica. Se da una parte i valori da trasmettere sono diversi rispetto a quelli dei secoli scorsi, la modalità è sempre la stessa: la Francia educa e forma i “cittadini” di domani ai valori della Repubblica, la quale ha il compito di declinare nell’oggi i tre valori rivoluzionari di liberté, égalité, fraternité. Altro concetto importante per capire la struttura della scuola francese è proprio quello di “attualizzazione”, ovvero l’idea secondo cui ciò che conta è il presente, su cui il passato si piega e il futuro si forma, in nome sempre dei valori repubblicani.

Su questi tre punti (la separazione tra sfera pubblica e sfera privata, la solida unità valoriale di origine “rivoluzionaria” e l’“attualizzazione” continua di questi valori) si forma il nodo di divergenza più forte con l’Italia e di conseguenza con la sua scuola. L’organizzazione scolastica riflette pienamente questi aspetti, sia da un punto di vista pratico che teorico. Per quanto riguarda il primo piano, quello pratico, mi soffermerò in particolar modo su due aspetti: la suddivisione del tempo scolastico e il ruolo del docente.

Per quanto riguarda il secondo punto, quello teorico, mi sembra interessante approfondire il diverso approccio metodologico francese, incentrato sul costante apprendimento per tematiche a discapito di una riflessione strutturata prevalentemente in ordine cronologico, con lo scopo di rapportare la didattica alla fruizione momentanea del sapere, sempre nell’ottica della sua applicazione pratica.

Per introdurre in modo generico l’argomento è interessante sapere che il ciclo scolastico francese si suddivide in maniera diversa rispetto a quello italiano. La differenza principale riguarda la suddivisione degli anni scolastici della scuola media superiore. Il ciclo degli studi di primo grado, che corrisponde alla scuola media italiana, dura quattro anni, mentre quello di secondo grado soltanto tre. Globalmente gli studenti francesi terminano il loro ciclo di studi un anno prima rispetto a quelli italiani e rimangono un anno in meno nella scuola secondaria di secondo grado.

Questa premessa di carattere pratico ha, in realtà, dei significativi aspetti teorici, dal momento in cui gli studenti devono acquisire le competenze necessarie all’ingresso nel mondo universitario, o in quello del lavoro soltanto in tre anni. Questa impostazione porta con sé una naturale settorializzazione della scuola secondaria di primo grado incentrata su una scelta determinante da parte dello studente per quanto riguarda la sua carriera scolastica, in rapporto a quelle che sono le sue immediate prospettive future. Infatti, si può notare come ci sia globalmente un legame più diretto tra scuola e società, e di conseguenza tra scuola e università, così come tra scuola e mondo del lavoro.

Altra importante precisazione riguarda la differenziazione necessaria tra le grandi città, in particolar modo Parigi, e le altre città francesi. Questa precisazione serve anche per mettere l’attenzione su un aspetto caratteristico della Francia, in cui la polarizzazione tra Parigi e “provincia” è una realtà con cui è indispensabile fare i conti anche parlando di scuola. A Parigi l’accesso alle strutture scolastiche ha alcuni vincoli di carattere territoriale e valutativo, che rimangono attivi per tutta la durata del ciclo scolastico, infatti per accedere alla scuola media o superiore di un determinato quartiere è necessario abitarvi e rispettare una soglia di voti, che varia da una scuola all’altra. Questo aspetto è molto rigido a Parigi, rispetto alle altre città francesi, in cui un numero ridotto di abitanti e di strutture scolastiche permette una maggiore libertà di scelta da parte dello studente.

Concretamente questa organizzazione forma una precisa mappatura di carattere territoriale, ma anche di carattere valutativo: ogni studente è consapevole che i propri voti costituiranno un vincolo per l’accesso a determinate scuole e di conseguenza a determinate università. Le conseguenze sul piano sociale sono enormi da questo punto di vista, dal momento in cui non esiste nessun tipo di mobilità interna alla città, per cui i ragazzi che crescono in determinati quartieri rimarranno sempre in contatto tra di loro, andando a creare scuole di “élite” e scuole di “serie B”. La situazione diventa ancora più grave in una città come Parigi, in cui è molto forte il divario sociale tra un quartiere e l’altro, in un contesto in cui la scuola non ha una funzione di collante sociale.

Globalmente, quindi, sono numerose le differenze tra il sistema scolastico italiano e quello francese, partendo proprio da queste differenze strutturali che connotano già la scuola francese come più settorializzata e “chiusa” rispetto a quella italiana, ma che in questo contesto ci servono per sviluppare una controparte utile alla riflessione sulla scuola italiana e sui suoi indirizzi.

(Fine Parte I).

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