Simone Casoni (2000) è attualmente studente magistrale del corso di laurea magistrale in Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale presso l'Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT), ateneo dove ha precedentemente conseguito una laurea triennale in Lingue per l'Interpretariato e la Traduzione in inglese e cinese.

Recensione a: T. Nichols, La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia, Luiss University Press, Roma 2023 (nuova edizione), pp. 248, € 22,00.

L’americano Tom Nichols non è nuovo a saggi del genere e nel libro decide di trattare tematiche sensibili e attuali come la democrazia, l’elettorato, il sentiment popolare e soprattutto “la mente degli americani”. I fatti vengono narrati in uno stile quasi di dibattito con il lettore, suscitando spunti di riflessioni a più riprese e avanzando dubbi. Il tema del libro è un argomento chiave all’interno della narrazione odierna, in quanto parla dello sviluppo dei problemi più grandi della società americana attuale.

Nichols analizza criticamente un argomento, spesso con uno sguardo critico e riflessivo. Il testo si articola in sei capitoli, più la conclusione, dove si affrontano tematiche molto variegate tra loro, ma che hanno un filo logico che le accomuna: “chi ostacola la conoscenza?”. L’Autore decide di intraprendere un viaggio, partendo proprio dalla definizione di esperto, ossia colui che sa ed è veramente competente nel suo ambito. Chi minaccia la conoscenza, secondo Nichols, sono i cosiddetti «finti esperti», cioè coloro che parlano senza sapere e che deviano il sentimento popolare mettendo in dubbio teorie, idee e risoluzioni a problemi che vengono proposte dagli esperti. Nel primo capitolo, infatti, viene trattata nello specifico la discrepanza societaria tra «esperti reali» e «tuttologi», in tutti i settori ed in tutte le ramificazioni delle questioni sociali. Il primo capitolo, così come parte del secondo, parla nello specifico di come la società americana sia piena di questi «mitomani» che si dichiarano esperti solo perché leggono un libro al mese. Il capitolo due, poi, si concentra su un aspetto prettamente psicologico, mettendo in risalto la differenza tra la mente di un esperto e quella di un non esperto. L’esperto, inoltre, secondo Nichols, è colui che, partendo dalla “generalizzazione”, lavorando, arriva ad una conclusione obbiettiva. Colui che non è esperto, invece, parte da uno “stereotipo”, per poi andare a creare un vero e proprio “pregiudizio” (p. 76), diventando così non obbiettivo. Per colmare tale divario e rendere le persone più competenti servirebbe un’istruzione universitaria migliore, ma ad oggi le università hanno perso quella capacità di istruzione che avevano in passato. Nel capitolo tre, pertanto, viene affrontata nello specifico la problematica che affligge l’America da diversi anni: le Università pensano solo ai soldi e non all’istruzione concreta dei loro studenti.

Nel quarto capitolo, invece, viene discussa la questione riguardante come la società si rapporta ad Internet. Per giungere ad una migliore comprensione, Nichols riflette su quanto possa essere accurata in questo contesto la legge di Strugeon (scrittore di fantascienza), il quale diceva che «il 90% di ogni cosa è spazzatura!» (p. 117), facendo riferimento alla critica letteraria degli anni Cinquanta. Nichols però decide di adattare questa “legge” all’internet odierno, facendo capire come il fatto che ognuno abbia il libero arbitrio di postare ciò che vuole sia nocivo per l’informazione.

«Questi ragazzi non trovano intuitive le risorse promosse dalle biblioteche e quindi preferiscono usare Google o Yahoo!, perché questi servizi offrono una soluzione familiare, seppur semplicistica, alle loro esigenze di studio» (p. 129), afferma Nichols. Ad ogni modo, un fenomeno positivo in tutto ciò esiste: la formazione del «crowd-sourcing» (p. 131). Nichols, grazie all’idea del giornalista James Surowiecki, ci spiega come la «saggezza della folla» sia un fenomeno concreto ed estremamente positivo.

In seguito, nel quinto capitolo, viene affrontato il caso dei giornali moderni. Negli ultimi tempi i giornali hanno subìto una transizione spaventosa, passando da informazioni e notizie narrate nei minimi dettagli, al fine di acculturare chi legge, a mero intrattenimento del lettore. Ciò, insieme al fenomeno del web e quello universitario, «hanno avuto un effetto corrosivo sul rapporto tra profani ed esperti» (p. 144). Il giornalismo odierno risulta essere assai poco variegato e ciò amplifica notevolmente il problema americano, ossia il fatto che ci sia «troppo di tutto». Dai giornali si è passati a Twitter (ora X) e Facebook, i quali sono diventati i «nuovi maxischermi» (p. 148) che accecano la nostra vista attraverso il flusso di informazioni.

Un altro aspetto rilevante di questa faccenda riguarda le radio e i talk show che impazzano in tutta l’America. Nichols afferma che in passato la situazione era ben diversa: i talk show servivano a diffondere informazioni e rompere la monotonia data dai giornali che erano diventati compiacenti a livello politico, monotoni e «troppo vanitosi» (p. 154). Oggi, invece, i talk show sono diventati uguali ai giornali: «Alla fine i talk show radiofonici sono diventati altrettanto dogmatici e unilaterali della cultura che sostenevano di voler rimpiazzare» (p. 154).

Il sesto capitolo torna a parlare di ciò che è stato già discusso nel primo, ma con una sfumatura leggermente differente: anche gli esperti possono sbagliare. Bisogna quindi prestare molta attenzione anche a ciò che viene detto dagli esperti, poiché non è necessariamente la verità assoluta. La conclusione del libro si basa su una riflessione di Nichols, il quale, con un concetto molto articolato, riesce ad individuare l’esatto problema dell’odierna società americana:

Il crollo dell’alfabetizzazione e l’aumento di questa ignoranza deliberata fanno parte di un circolo vizioso di disimpegno tra cittadini e politiche pubbliche. […] In assenza di cittadini informati le élite amministrative e intellettuali si appropriano della direzione quotidiana dello Stato della società (p. 216).

Il saggio di Tom Nichols è una riflessione lucida e, per certi versi, allarmante sul declino del rispetto per la conoscenza esperta in una società sempre più dominata dall’opinione personale. Quello che colpisce maggiormente è la sua capacità di spiegare come l’accesso libero dell’informazione, che in teoria dovrebbe rappresentare un progresso, stia invece contribuendo alla diffusione di una saccenza di base. È un libro che infastidisce nel modo giusto: provoca il lettore a interrogarsi sul proprio rapporto con la conoscenza, sul ruolo dei social media nel nostro modo di informarci, e sul rischio reale che un disprezzo crescente per le competenze possa minare le fondamenta stesse della democrazia.

Questo testo rappresenta appieno i problemi della società americana, ma si potrebbe tranquillamente adattare ad una qualsiasi società europea. È giusto ritenere che questo libro sia un serbatoio infinito di nozioni, che porta il lettore a riflettere molto su quanto detto, mettendolo sostanzialmente in crisi davanti alla realtà dei fatti. Il fatto che Nichols parli di determinate tematiche senza peli sulla lingua è sicuramente un punto a favore, portando il lettore a dire “finalmente qualcuno che lo dice” e facendolo conseguentemente rimanere incollato al libro. Inoltre è apprezzabile il voler incalzare sull’essere acculturati, principio che permette di sostenere un discorso con “possibili esperti”, ma soprattutto di non essere portati fuori strada da informazioni errate pronunciate da “persone non competenti”.

Le tesi sollevate vengono sostenute ampiamente, non solo da ragionamenti concettuali legati ad esperienze personali, ma anche da esempi che rappresentano metaforicamente il concetto che Nichols vuole esprimere. Ad esempio, nel primo capitolo, per spiegare la differenza tra un esperto e uno che non lo è, si rifà ad una sua esperienza diretta ai tempi dell’università:

Come tutti i sovietologi, Shulman studiava con grande attenzione la stampa sovietica in cerca di indicazioni sulle posizioni politiche all’interno del Cremlino. Questo processo era un esercizio di analisi testuale quasi talmudico ed era un mistero per quelli di noi che non l’avevano mai eseguito. Come riusciva, gli chiedemmo, a trovare un senso nella prosa ampollosa dei giornali sovietici, o a intuire un qualsivoglia significato in quei passaggi tanto enfatici? Come potevano migliaia di storie formulaiche sulle lotte eroiche delle fattorie collettive illuminare i segreti di uno dei sistemi più chiusi sulla terra? Shulman scrollò le spalle e disse: “Non so davvero spiegarlo. Leggo la Pravda finché non comincia a prudermi il naso”. All’epoca pensavo che fosse una delle cose più stupide che avessi mai sentito (p. 49).

Mentre invece, nel capitolo quattro, per sostenere il suo concetto, riprende la “legge di Strugeon” per sostenere come l’internet sia nocivo in un contesto informativo:

La buona notizia è che, anche se la legge di Sturgeon vale, ci sono comunque cento milioni di buoni siti web. Tra questi figurano tutte le principali testate di informazione del mondo (molte delle quali vengono lette ormai più in pixel che su carta), oltre alle home page di think tank, università, organismi di ricerca e numerose figure scientifiche, culturali e politiche importanti. La cattiva notizia, ovviamente, è che trovare tutte queste informazioni significa avanzare a fatica attraverso una tempesta di informazioni inutili o fuorvianti postate da chiunque, da nonne animate dalle migliori intenzioni a killer dello Stato islamico. Alcune delle persone più intelligenti della terra vantano una presenza rilevante su internet; alcune delle persone più stupide del pianeta, però, si trovano a distanza di un clic sulla pagina o sul link successivi (pp. 117-118).

Si può quindi notare come Nichols abbia un approccio dualistico nell’affrontare i temi che accompagnano i capitoli del libro. Si possono constatare analogie anche con alcuni libri nel modo in cui l’autore parla dei vari temi all’interno del libro tra cui L’arte della guerra di Sun Tzu, I dialoghi di Confucio ed infine Expert political judgment di Philipp E. Tetlock. Per quanto riguarda il primo, si riscontrano similitudini nella preparazione che un uomo deve avere al fine di riuscire a superare ogni imprevisto. Sun Tzu, infatti, all’interno del suo manuale dice che: «Non bisogna organizzare i propri piani in base a ciò che il nemico potrebbe fare, ma alla propria preparazione».

Nichols riprendendo questa frase, si serve dell’esempio dell’ammaraggio sul fiume Hudson, all’interno del capitolo uno per spiegare la vera preparazione che un esperto deve avere per essere tale:

Nel 2009, quando a New York un volo Usair è rimasto danneggiato durante il decollo per lo scontro con uno stormo di uccelli, nella cabina di pilotaggio erano presenti due piloti, ma il capitano, più esperto e con molte più ore di volo alle spalle, ha detto “a me i comandi” e ha guidato il jet in un ammaraggio sul fiume Hudson. Tutti i passeggeri sono sopravvissuti (p. 45).

Per quanto riguarda invece il paragone tra i Dialoghi di Confucio e il saggio di Nichols si riscontra nel capitolo due. Nel secondo capitolo, quando viene citato l’esperimento Dunning-Kruger (p. 58), Nichols riprende il concetto cardine della filosofia confuciana secondo cui «Chi sa di sapere e chi sa di non sapere: ecco la vera conoscenza».

Tom Nichols, rifacendosi all’esperimento, cita la “metacognizione”, ovvero «la capacità di riconoscere quando non si è bravi in qualcosa»:

A quanto pare, però, la ragione più specifica per cui individui non qualificati o incompetenti sopravvalutano le proprie abilità molto più degli altri è che non possiedono una competenza chiave chiamata “metacognizione”. Si tratta della capacità di sapere quando non si è bravi in qualcosa, di arretrare di un passo, osservare ciò che si sta facendo e così rendersi conto che lo si sta facendo male. I bravi cantanti si accorgono quando stonano; i bravi registi sanno quando una scena in una rappresentazione teatrale non funziona; i buoni addetti marketing sanno quando una campagna pubblicitaria sarà un flop. Le loro controparti meno competenti, di contro, non possiedono questa capacità. Pensano di star facendo un ottimo lavoro (p. 59).

L’ultima similitudine, tra Tetlock e Nichols, avviene quando viene trattato il tema dell’informazione all’interno della società. Nel sesto capitolo il saggista, si rifà proprio all’opera di Tetlock dicendo:

Ma se la distanza tra cittadini ed esperti si allarga troppo gli esperti finiscono per parlare soltanto tra loro e i cittadini per essere esclusi da decisioni che poi influiranno sulle loro vite. In questa situazione, però, sono i cittadini a rivestire il ruolo più importante. Devono informarsi non soltanto sulle questioni per loro rilevanti ma anche sulle persone che ascoltano (pp. 205-206).

Mentre Tetlock nel suo volume afferma che: «Experts are clueless: their forecasts, no better than those of dart-tossing chimpanzees» (p. 8). Tutti e due, quindi, sottolineano la necessità per i cittadini di non delegare ciecamente il pensiero critico a chi è considerato esperto, bensì sottolineano l’importanza di informarsi, al fine di sapere chi si sta ascoltando.

Il discorso quindi, risulta essere solido, fornendo al lettore molteplici spunti di riflessione dati dalla vastità di argomenti trattati. Nichols in questo risulta essere veramente camaleontico all’interno della narrazione, adattandosi, nel corso dei capitoli, al dibattito che sta intavolando con il lettore. Molto spesso, però, fa uso di troppi esempi per spiegare un fenomeno, facendo forse calare l’attenzione complessiva e deviando dal discorso originario che aveva intrapreso (il sesto capitolo ne è un chiaro esempio). Il saggio si profila come un vero e proprio viaggio, ricco di citazioni e di studi approfonditi che, per un pubblico alle prime armi, potrebbe essere ostico ai fini della comprensione. In conclusione, il testo di Tom Nichols, riesce pienamente a raggiungere il suo scopo iniziale, ossia mettere in guardia il lettore sulla mediocrità di pensiero odierna, svelando al lettore, capitolo dopo capitolo, dove questa “assenza di conoscenza” si è più radicata.

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